Quello della spiritualità è un concetto ampio. Uno “spazio” nel quale vengono inseriti molti contenuti di vario genere. Spesso parlando di spiritualità ci si riferisce all’anima, allo spirito, a quella parte sottile, “invisibile agli occhi“, che tanto incide nelle nostre vite. Altre volte ci si riferisce ad una dimensione più sconosciuta, esoterica, dal greco eso (dentro) terico (opposto), ciò che non viene divulgato ai più (sempre dal greco, essoterico significa invece ciò che viene divulgato ai tanti).

Spiritualità - dr. Enrico Gamba

Più comunemente la spiritualità è sempre stata delegata alla dimensione religiosa, al culto, al rituale. Assumendo diversi significati a seconda dei diversi contesti culturali.

Di recente parlare di spiritualità è divenuto sempre più comune anche in ambienti “laici”. Questo grazie alla diffusione in occidente di antiche pratiche quai la meditazione o lo yoga, lo shiatsu, il Tai Chi e tante altre ancora. In ambiente accademico, in particolare la meditazione, nella sua forma oggi più diffusa e conosciuta di Mindfulness, è stata ed è oggetto di continue ricerche e approfondimenti.

 

Spiritualità e Mindfulness in occidente

Benché la Mindfulness sia stata ideata nella sua forma più basilare migliaia di anni fa, solo oggi, grazie alla ricerca scientifica, è stato possibile diffondere quest’antica pratica di consapevolezza ai più. Questo merito va di certo prima di tutto a Jon Kabat Zin, l’ideatore della versione più moderna di meditazione denominata appunto Mindfulness. Kabat Zin è stato il primo a portare avanti ricerche strutturate per comprendere come la pratica di consapevolezza influenzi il nostro funzionamento globale. Una delle grandi conferme avute dai suoi studi fu relativa all’impatto fondamentale della Mindfulness sullo stress.  Ma questo fu solo l’inizio.

Oggi la Mindfulness è riconosciuta a livello internazionale come uno dei trattamenti più efficaci contro ansia, depressione e patologie di diverso genere, attestandosi come una pratica di consapevolezza fondamentale per migliorare la propria vita.

La Mindfulness ha effetti sul nostro cervello, sulle nostre funzioni cognitive e in generale sulla nostra vita.

 

Come possiamo intendere la spiritualità

Ma chiaramente non possiamo ridurre il concetto di spiritualità alla sola e semplice pratica di consapevolezza. La Mindfulness stessa nasce in un contesto antico. In esso altre visioni dell’uomo e della natura da sempre hanno alimentato la crescita di diverse tipologie di “pratiche spirituali”.

La sorgente più antica di conoscenze rispetto a queste pratiche è quella dei testi vedici. I veda sono considerati i più antichi testi in realtà in nostro possesso che trattano la dimensione spirituale dell’uomo.

Da questo grande bacino di conoscenza la visione che emerge dell’uomo e della creazione, di cui esso è parte, è una visione olistica, totale, unitaria.

Secondo i Veda tutto è Uno e quell’uno è Dio, inteso come coscienza universale che tutto comprende e tutto è. Secondo quest’antica visione la spiritualità è quindi quel cammino che riconduce l’uomo all’unità. A ricongiungersi a quella coscienza di Sè più profonda che lo connette a tutto il creato.

Tale visione, da millenni sostiene il proliferare di pratiche di consapevolezza come la Mindfulness o lo yoga stesso, pratiche che essenzialmente ci aiutano sempre più a controllare la mente e a ricondurre l’attenzione alla realtà, a ciò che è.

Da questa connessione ritrovata ciò che accade è di sperimentare nuovamente quel senso di unità originario che nel profondo percepiamo come autentico. Oggi più che mai conosciamo questo processo e riusciamo ad osservarlo anche con i nostri strumenti di indagine.

 

Che cosa accade nel cervello durante le esperienze spirituali

Diversi neuroscienziati si sono infatti a lungo interrogati su quali siano gli effetti di tali esperienze sul nostro cervello e, più in generale, nella nostra vita. Alcuni di essi, come ad esempio Andrew Newberg, hanno dimostrato, grazie ad anni di ricerche utilizzando risonanze magnetiche funzionali, Pet e strumenti di neuroimaging sempre più complessi, come in effetti il nostro cervello reagisca in un modo specifico a tali esperienze.

Il dr. Newberg è un neuroscienziato statunitense. Direttore di Ricerca presso il Myrna Brind Center for Integrative Medicine al Thomas Jefferson University Hospital di Philadelphia, Professore Aggiunto di Studi Religiosi e Professore Associato di Radiologia all’University of Pennsylvania School of Medicine.

 

Gli studi con suore francescane e monaci buddisti

Durante gli anni Novanta Newberg sviluppò diversi studi con suore francescane (durante intense preghiere) e buddisti tibetani (durante la meditazione) usando la tomografia ad emissione di fotoni singoli (SPECT). Entrambi i gruppi riferirono intensi sentimenti di amore, compassione e un profondo senso di unità con il mondo circostante.

La tecnologia SPECT offre un’istantanea del cervello durante un particolare momento nel tempo, in questo caso durante esperienze mistiche. Quando questi due gruppi erano sotto scanner SPECT, Newberg trovò un significativo aumento dell’attività nella corteccia prefrontale, un’area del cervello associata a concentrazione e attenzione.

Questi risultati sono del tutto in linea con quelli di diversi altri ricercatori in tutto il mondo.  Sappiamo oggi ad esempio come, la Mindfulness in particolare, sia in grado di far aumentare significativamente nel tempo attenzione e concentrazione.

Il correlato biologico dell’esperienza spirituale

Ma un’altra importante intuizione dagli studi di Newberg è derivata dal fatto che sia le suore francescane e sia i buddisti tibetani hanno mostrato una diminuzione significativa dell’attività nel lobo parietale destro. Quest’area del cervello è vista come il sistema di navigazione del cervello. Responsabile della creazione di un chiaro confine tra noi e il mondo, che ci consente di operare attraverso il nostro ambiente. Disattivandosi perdiamo quel senso di separazione dell’io, percependoci uniti al resto.

In buona sostanza Newberg ha identificato parte del correlato biologico della spiritualità. Di quella profonda percezione di unità che sperimentiamo quando meditiamo o ci dedichiamo ad una dimensione più spirituale nella vita. Lo stesso senso di unità e conseguenze serenità viene infatti sperimentato da chi si dedica a servire e aiutare gli altri soprattuto con attività di volontariato, non finalizzate ad un ritorno personale.

 

Spiritualità e scienza moderna

Questa visone così importante di unità più profonda da cui deriva tutta la diversità è oggi curiosamente sempre più supportata dalle nostre ricerche scientifiche in diversi ambiti. Oltre alle neuroscienze infatti anche altre discipline come la biologia, la cosmologia o la fisica quantistica hanno mostrato come questa visione di Unità sia oggetto di diverse indagini, spinta a ricercare una visione sempre più globale delle cose. Una teoria del tutto.

Spiritualità e biologia

In biologia ad esempio è da sempre intento dei ricercatori quello di trovare l’essere primo, l’ultimo antenato comune universale, il last universal common ancestor (LUCA) o anche last universal ancestor (LUA). La sua esistenza si basa su una teoria riguardante l’ultimo ipotetico organismo vivente dal quale tutti gli organismi attuali discenderebbero. In quanto tale, l’organismo in questione rappresenterebbe l’antenato comune più recente (MRCA) di tutto l’insieme degli attuali organismi viventi. Si stima che tale organismo sia vissuto tra 3,6-4,1 miliardi di anni fa.

Cosmologia

Più in là, in termini cronologici di oggetto di studio, troviamo la visione dell’attuale cosmologia. Essa vede il big bang come il principio del tutto da noi conosciuto o ipotizzato. Un momento di origine da cui tutto il nostro Universo sarebbe stato originato.

Fisica

Ancora, la fisica di Einstein, con la scoperta che tutto ciò che consideriamo materia è in realtà energia e come tale strettamente connessa. Dal punto di vista fisico in effetti non vi è separazione fra quelli che noi consideriamo diversi oggetti.

Infine la fisica quantistica che ancora più ha mostrato quanto l’universo conosciuto sia un fenomeno tutto da esplorare, che riporta ad un senso di connessione sempre più profondo. Affasciante ad esempio il fenomeno dell’Entaglement per il quale due particelle (ad esempio fotoni) che entrano in contatto fra loro continueranno ad interagire anche se poste a distanze potenzialmente infinite. Secondo molti questo meccanismo sarebbe alla base della struttura stessa del cosmo.

 

Praticare la spiritualità nella vita quotidiana

Infine, volendo ritornare alla quotidianità e riassumere come effettivamente poter praticare una dimensione più spirituale della vita, potremmo forse dire che la spiritualità ha a che fare con la messa in pratica reale delle importanti verità che le tradizioni più antiche e le conoscenze più attuali ci aiutano a intravedere. La spiritualità dovrebbe essere l’impegno costante nella vita di tutti i giorni a vivere in relazioni sempre più aperte e connesse, a rispettare noi stessi e gli altri, a coltivare quei Valori Umani che rispecchiano il senso di quell’unità nascosta che soggiace all’apparente diversità.

Se vista in quest’ottica, la spiritualità può così diventare l’intento di migliorare la propria vita e quella altrui. Di sperimentare sempre più emozioni positive con noi stessi e con gli altri. Di seguire ideali sempre più alti, di vivere una vita produttiva e fruttuosa, in grado davvero di portare soddisfazione e serenità.

Grazie all’impiego di pratiche di consapevolezza, attività di servizio, o altre attività mirate, possiamo riuscire a controllare gli impulsi della mente che tendono costantemente a riportarci verso quel senso di separazione e lontananza. Superare l’identificazione con il nostro piccolo io che ci spinge inesorabilmente a vivere emozioni negative. Emozioni come rabbia, gelosia, invidia, acredine, che oggi sappiamo essere veleno per il nostro organismo.

 

Gli effetti di una vita più spirituale nella vita di tutti i giorni

Vivere una vita orientata a valori più alti si è dimostrato essere un buon modo per vivere meglio e in salute.

Una delle altre grandi acquisizioni scientifiche dell’ultimo secolo ha a che fare con la comprensione di quanto certe emozioni e stati d’animo ci danneggino, mentre altri ci aiutino. Emozioni negative continuano ad attivare in noi processi neuronali ed endocrini che a lungo andare ci fanno ammalare. Il circolo dello stress, in cui l’ormone del cortisolo fa da protagonista è solo un esempio. Vissuti di isolamento, solitudine o in generale di precarietà e paura ci portano a stati di tristezza, agitazione, in alcuni casi depressione.

Gli studi ormai consolidati, inaugurati da grandi autori come John BowlbyCarl Rogers o Erich Fromm o più recenti ad esempio di Martin Seligman, hanno ampiamente dimostrato quanto, nell’ambito della salute in generale e di quella mentale in particolare, sia fondamentale vivere ogni giorno quel senso di connessione e vicinanza, di condivisione e partecipazione.

Dai primi istanti della vita, fino all’età adulta e in vecchiaia, tutti abbiamo bisogno di sentirci accolti, amati, visti, riconosciuti nella nostra diversità ma pienamente accettati nel costante rispetto reciproco.