Conoscere se stessi, la via della liberazione

Conoscere se stessi è l’attività più intelligente che possiamo introdurre nella nostra vita. Conoscere noi stessi significa conoscere il mezzo che utilizziamo per vivere la vita.

Chi sono io? Da dove vengo? Dove sono? Dove vado? Queste sono le domande fondamentali che dobbiamo imparare a porci nella vita. Se non so dare risposta a queste domande significa che sono perso. Che non so dove mi trovo o in che direzione sto andando. Soprattutto, non sono “chi sono io”.

Conoscere se stessi

Cosa significa conoscere se stessi

Nella nostra società moderna il concetto di “conoscere se stessi” potrebbe sembrare fuori luogo o desueto. In realtà cercare di conoscere noi stessi è l’attività più sensata che possiamo intraprendere quotidianamente nella nostra vita. Ma cosa vuole dire conoscere se stessi?

Noi esseri umani siamo esseri complessi, caratterizzati da diversi livelli che interagiscono dinamicamente fra loro. Uno degli ambiti del sapere più interessanti, che cerca di approfondire la complessità dell’essere umano, è di certo la PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia), una scienza che studia come i diversi sistemi (psicologico, neuronale, ormonale, immunitario) siano in stretta relazione fra loro, comunicando continuamente e influenzandosi reciprocamente.

La PNEI ci fornisce molte informazioni utili per cercare di dare risposta alla fatidica domanda “chi sono io”. Di certo, però, ciò che potremo scoprire approfondimendo queste conoscenza potrà essere solo di aiuto per conoscere se stessi, ma non potrà darci tutte le risposte. Noi esseri umani siamo un sistema davvero molto complesso. Oltre alla dimensione fisica abbiamo una componente psichica e, ancora più profondamente, animica, che è difficile scrutare, a meno di una scelta consapevole di conoscere se stessi.

La scienza della conoscenza di sé

Conoscere se stessi dovrebbe essere l’attività privilegiata di ogni giorno, eppure ciò che accade è che, abituati a noi stessi, ci diamo per scontati, non cerchiamo di conoscerci. Anzi, spesso le congetture rispetto a noi stessi non fanno altro che limitarci nella conoscenza diretta di ciò che siamo.

Quando uno scienziato studia un fenomeno dovrebbe liberare la mente da tutte le conoscenze pregresse su quello stesso fenomeno. Dovrebbe iniziare osservando, senza giudizio, per poi passare a formulare delle ipotesi. Solo allora può iniziare a fare esperimenti e raccogliere dati per giungere così a delle conclusioni.

Ciò che più normalmente accade, parlando della conoscenza di se stessi, è che viviamo fin da piccoli delle situazioni in cui facciamo l’esperienza di noi stessi. Nascendo e crescendo in un sistema familiare apprendiamo modelli di pensiero, linguaggio e comportamento, che tendiamo in parte a replicare apportando la nostra unicità, frutto della nostra esperienza soggettiva. Crescendo facciamo esperienza di noi stessi, senza domandarci il perché del nostro agire in un modo o nell’altro. Semplicemente viviamo, cercando di trovare inconsapevolmente il modo migliore per ricercare piacere ed evitare dolore.

Lo strutturarsi dell’immagine di noi stessi

Passando gli anni l’idea di noi stessi si struttura sempre più, noi portandoci a consolidare un’idea di noi stessi. Spesso poi in adolescenza cerchiamo ancora più di definirci e individuarci, apprendendo anche dall’esterno della famiglia di origine modelli e consuetudini da seguire.

Crescendo ancora ci ritroviamo con una visione definita di noi stessi che, in molto casi, non abbiamo mai passato al vaglio della discriminazione. Semplicemente ci diciamo di essere così, ci identifichiamo in un’immagine che non rimettiamo facilmente in discussione, a meno che non accada qualcosa che ci scuote, mettendoci in difficoltà.

Questo succede quando la vita ci spinge al limite, facendoci sperimentare come inadeguati rispetto ad uno specifico contesto: in una relazione, a scuola, al lavoro, in famiglia. Incontrando difficoltà iniziamo a porci dubbi rispetto a noi stessi e a metterci in discussione. Da qui possono partire diversi esiti di sviluppo. Alcuni riescono a confrontarsi con spirito critico con se stessi, altri cedono allo sconforto, altri ancora vanno avanti, apparentemente come se nulla fosse, per poi crollare più in là.

Imparare a conoscere se stessi, un’attività per la vita

Noi esseri umani siamo molto complessi. In noi albergano infinite possibilità che solo raramente ci concediamo di esplorare fino in fondo. Esempio ne sono le vite di grandi donne e uomini che, credendo in se stesse o nelle proprie verità, sono state in grado di fare la differenza, guidando milioni di persone con il proprio esempio.

Di certo abbiamo un corpo, una mente, delle emozioni e una dimensione più profonda che potremmo definire spirituale. Tutte queste componenti sono in stretta interconnessione fra loro e ci portano ad essere ciò che siamo.

Il primo passo che dovremmo sceglie consapevolmente di percorrere è quello di imparare a conoscere le diverse parti di noi stessi. Come un giovane scienziato alle prime armi, dovremmo iniziare con l’osservare il fenomeno, liberando la mente da giudizi e pregiudizi.

La Mindfulness come strumento di autoconoscenza

La Mindfulness è una pratica di consapevolezza oggi sempre più conosciuta per i suoi incredibili effetti su corpo e mente. Derivante dall’antica vipassana Buddista è oggi una pratica sempre più studiata a livello scientifico, che ha mostrato come ciascuno di noi, con una pratica regolare, possa imparare a conoscere sempre meglio se stesso.

Come dicevamo lo scienziato inizia con l’osservazione. Normalmente questo è un lusso che raramente ci concediamo. Darci del tempo per fermarci e ascoltarci è qualcosa che culturalmente non ci permettiamo di fare. Nella nostra società moderna, dove i tempi sono sempre più ristretti e le richieste sempre più alte, non ci viene insegnato a soffermarci, a stare nel presente e ad ascoltarci.

Per questo motivo la Mindfulness è uno degli atti d’amore più importanti che possiamo fare verso noi stessi. In questo corso online di Mindfulness gratuito ho spiegato come iniziare a praticare e i rudimenti di questa grande via di consoceza di sé.

Fermarsi ad ascoltarsi per divenire esperti di se stessi

Ogni giorno ci alziamo dal letto, ci laviamo, facciamo colazione, ci prepariamo, andiamo al lavoro e iniziamo così la nostra giornata. In essa ripetiamo molte consuetudini che, ogni giorno, danno forma alla nostra vita. Ripetendo consolidiamo. Ogni anno per 365 volte ripetiamo le stesse pratiche. Queste abitudini hanno a che fare con i comportamenti, con le parole e con i pensieri. Ogni giorno ripetiamo, ogni anno ripetiamo.

Molte di queste abitudini non sono scelte, sono semplicemente acquisite e ripetute pedissequamente. Pensa anche solo alla postura del corpo. Molto spesso ci accorgiamo solo quando ci troviamo in difficoltà di star assumendo una postura sbagliata. Consolidata magari in decenni di vita.

Prova ora a immaginare che cosa accadrebbe se ogni giorno tu decidessi di dedicare del tempo alla conoscenza di te stesso. Tempo consapevole dedicato esclusivamente a questo. Per i canoni della nostra società potrebbe sembrare una perdita di tempo, ma quale sarebbe l’effetto? Cosa accadrebbe se ogni giorno ti fermassi in un posto tranquillo ad ascoltare consapevolmente ciò che accade dentro te?

Un giorno riusciresti di più, un altro di meno, così come accade per ciascuna attività della nostra esistenza. Di fatto accumuleresti esperienza su te stesso. Riusciresti sempre più a riconoscere perché un giorno fai più fatica a rimanere sul respiro e perché un altro giorno riesci con facilità. Inizieresti a sviluppare l’abitudine a monitorare i tuoi stati interni.

Conoscere se stessi, non più distratti da se stessi

Ogni giorno siamo distratti da noi stessi. Siamo convinti che la nostra felicità sia legata al raggiungimento di obiettivi sempre più complessi. Dalla realizzazione affettiva, dall’acquisto di beni e oggetti, dal raggiungimento di posizioni sociali di rilievo. Ma sarà veramente così?

Stiamo solo copiando all’esterno dei modelli che sembrano assicurarci un certo grado di felicità, ma che cos’è la felicità davvero? E che cosa potrebbe rendere felici noi? Diamo per scontato che le cose che hanno raggiunto gli altri ci darebbero ugualmente piacere, ma è davvero così?

Noi esseri umani siamo unici, siamo anomalie nell’Universo. Ciascuno di noi ha una storia che lo rende unico e irripetibile. Per essere felice, per stare bene, devo prima imparare a conoscere me stesso. Come posso essere felice se non sono nemmeno in grado di ascoltare i miei reali bisogni? Questa è la condizione che vivono spesso molte persone.

Nel mio lavoro di psicoterapeuta mi capita ogni giorno di incontrare persone che hanno raggiunto anche posizioni importanti, grandi realizzazioni esterne, ma che non hanno mai imparato a coltivare un buon rapporto con se stesse. Arrivate a grandi risultati non sono in grado di goderne i frutti e di sentirsi realmente soddisfatte.

Le domande per conoscere se stessi

Alcune domande per conoscere se stessi che potremmo iniziare a porci sono:

  • Come funziono?
  • Cosa mi rende felice?
  • Cosa mi rende triste?
  • Di cosa ha bisogno il mio corpo per stare in salute?
  • Cosa mi genera stress?
  • Quali sono le mie emozioni ricorrenti?
  • Quali i miei pensieri ricorrenti?
  • Quali sono le mie posture, nel corpo e nella mente?
  • Quali sono gli obiettivi che, se raggiunti, mi darebbero davvero un senso di pienezza e appagamento?
  • Di quali sicurezze ho bisogno?

L’elenco potrebbe andare avanti ancora a lungo e differenziarsi in base alla specificità di ciascuno di noi. Una buona traccia per imparare a conoscere se stessi potrebbe essere quella di considerare i diversi ambiti: copro, mente, emozioni, spirito.

Conoscere se stessi e il proprio corpo

Il corpo è lo strumento che utilizziamo per vivere la vita. Il corpo è necessario. Solo con un corpo in salute, che funziona bene, possiamo avere una mente forte e sentirci in grado di affrontare le prove della vita.

Di quanto e quale cibo ho bisogno? Quanto movimento mi serve per tenermi in forma? Quali sono le più corrette abitudini posturali? Quanto devo dormire? Com’è il mio sonno? Queste sono solo alcune delle domande che posso pormi rispetto al mio corpo per conoscere me stesso.

La questione è imparare a conoscere che cosa mi nutre e cosa mi intossica. Anche in questo caso la Mindfulness potrà aiutarci molto. Praticando con regolarità sviluppiamo l’abitudine ad ascoltarci, a prendere contatto con i nostri sensi. Possiamo però anche studiare, approfondire, seguire seminari, chiedere consulenze ad esperti e sviluppare così una conoscenza generale e particolare rispetto a come il nostro corpo funzioni, e cercare poi di seguire questa conoscenza per stare sempre meglio.

La difficoltà starà nel riuscire ad introdurre nella nostra vita abitudini che rispecchino questa conoscenza e far sì che la realtà rispecchi l’ideale.

La via della mente per conoscere se stessi

Mente e corpo sono profondamente connessi. Noi esseri umani siamo un tutt’uno indivisibile. Mente e corpo sono sistemi che interagiscono continuamente. I nostri pensieri esistono grazie al corpo e, a loro volta, modificano l’elettrochimica e la struttura del nostro corpo. Noi esseri umani siamo una biotecnologia complessa in continuo mutamento. Per riuscire tuttavia a chiarire ulteriormente la nostra visione possiamo imparare a considerare specifici aspetti della nostra mente.

Quali sono i miei pensieri ricorrenti? Quali sono i processi che si ripetono in me? Tendo all’ansia? Al rimuginio o alla ruminazione? Ho un forte giudice interiore? Mi sento sempre sicuro o insicuro? Com’è la mia autostima?

Ancora, questi sono solo esempi di domande che mi posso porre. La questione è quella di sviluppare una maggiore conoscenza dei miei processi interni. Questo è ciò che normalmente si fa in psicoterapia, ma nulla toglie che ciascuno di noi possa iniziare a intraprendere da sé questo percorso di conoscenza di se stessi.

Noi siamo la persona con cui passiamo più tempo nella vita, ma quella che, spesso, conosciamo meno. Abbiamo una mente razionale, una mente intuitiva, una mente creativa.

Conoscere gli aspetti e le tendenze della mia mente mi aiuterà a comprendere meglio anche il mio corpo, i miei sintomi, le mie problematiche. Se ad esempio soffro di infiammazioni croniche nel corpo, potrò accorgermi della mia tendenza allo stress e, lavorando su me stesso, iniziare a modificare tutto ciò. Riducendo lo stress, grazie a pratiche di consapevolezza e alla cura di me stesso, potrò ridurre il cortisolo e migliorare lo stato infiammatorio. Intervenendo sulla mente avrò evidenti effetti anche sul corpo.

Mente e corpo sono la stessa realtà.

Lavorare sulle mie emozioni

Un altro grande capitolo riguarda le emozioni. Volendo continuare ad usare questa categorizzazione per raggiungere una visione più articolata, potrò focalizzarmi anche sulle mie emozioni. Cercare di sviluppare una sempre più solida intelligenza emotiva.

Spesso manchiamo proprio di conoscenza delle nostre emozioni. Incapaci di ascoltarci, ci mancano anche i vocaboli per esprimere ciò che proviamo.

Grazie all’epigenetica, la scienza che studia come le esperienze della vita vadano a decidere della trascrizione dei nostri geni, sappiamo come le emozioni siano uno dei fattori decisivi per salute e malattia. Le emozioni che proviamo ogni giorno hanno un impatto decisivo sul nostro sistema ormonale e immunitario, condizionando profondamente la nostra vita.

Se ogni giorno provo rabbia, paura, vergogna, solitudine, tutto questo mi porterà, nel tempo, a stare sempre peggio e a problemi sempre maggiori a corpo e mente.

Imparare a riconoscere le mie emozioni, educandomi anche a provare ogni giorno sempre più emozioni positive, mi potrà aiutare ad arricchire profondamente la mia vita. Trasformando, letteralmente, il mio sistema.

Conoscere se stessi, la via dello spirito

La via dello spirito è forse quella che da sempre è stata più associata alla conoscenza di se stessi. Già Socrate affrontò questa questione più di duemila anni fa, arrivando alla conclusione che siamo anime immortali, ben oltre la limitatezza di questo piccolo corpo.

Quella di Socrate è stata un’avventura della conoscenza e dell’esperienza spirituale che gli permise di arrivare a lasciare il corpo consapevolmente, bevendo la cicuta. Sicuro di ciò che avrebbe incontrato.

La spiritualità può cambiare molto la nostra vita. Anche se questo termine è spesso frainteso, sono sempre più le ricerche scientifiche che cercano di spiegare fenomeni associati all’esperienza spirituale. Ne ho parlato in questo post su neuroscienze e spiritualità.

Dedicandoci all’ascolto di noi stessi possiamo accedere ad una dimensione più profonda dell’essere, a prendere contatto con le intuizioni e le immagini dell’anima. Accedere ad una conoscenza più fine e puntuale rispetto alla realtà e alla nostra vita in essa.

La vera liberazione

In fin dei conti essere liberi non significa semplicemente poter fare ciò che si vuole o andare dove si vuole.

La vera libertà ha più a che fare con il sapere perché vogliamo una certa cosa anziché un’altra. Con il sapere quali siano le motivazioni che ci spingono all’agire. La vera libertà nasce dalla comprensione più profonda di noi stessi e da essa si genera una comprensione più ampia e ricca della realtà.

Questa comprensione ci permette di sviluppare libertà. Libertà e consapevolezza sono strettamente legate. Senza consapevolezza come posso dirmi davvero libero? Difficilmente potremo sviluppare una conoscenza totale di noi stessi e della realtà intorno a noi. Di certo, però, quella di conoscere se stessi è l’unica via intelligente che possiamo iniziare a percorrere per andare in questa direzione.

In questo video della serie “Pratica la mente” ho spiegato nove attività da poter usare ogni giorno per riuscire a lavorare sempre più sulla conoscenza di noi stessi.