Meditazione e neuroscienze

Meditazione e neuroscienze sono due ambiti che per molti anni sono stati considerati molto lontani.

La meditazione viene dall’oriente, la scienza dall’occidente. Questi due mondi per lungo tempo sono stati separati da un grande gap culturale.

Meditazione e neuroscienze

Solo nell’ultimo secolo, grazie al crescere di scambi sempre più fitti è stato possibile assistere ad un avvicinamento di questi filoni del sapere inizialmente così lontani.

Gli occidentali si sono sempre più resi conto dei grandi benefici della meditazione e hanno iniziato a studiarla usando metodi di indagine che negli anni si sono sempre più evoluti.

Gli effetti della meditazione

Grazie a decenni di ricerche oggi sappiamo quanto la meditazione sia davvero una cura importante per molti dei mali del nostro secolo. La meditazione calma la mente, riduce l’ansia, lo stress, ci rende più resilienti, migliora il funzionamento del nostro sistema immunitario, riduce gli stati infiammatori, ci aiuta a tollerare sempre meglio il dolore cronico ma soprattutto ci aiuta a conoscere noi stessi, a diventare abili guidatori di mente e corpo.

La pratica meditativa è semplicemente una buona abitudine da acquisire nella vita. Come scrive Jon Kabat Zin, uno dei massimi divulgatori della Mindfulness a livello mondiale, la Mindfulness è un atto d’amore verso noi stessi.

Scegliere di meditare ogni giorno è scegliere di accrescere la nostra consapevolezza, la nostra capacità di osservare ciò che realmente accade nelle nostre vite, dentro e fuori di noi.

Per questo motivo la Mindfulness ha degli effetti benefici a cascata su qualsiasi ambito della nostra vita: relazioni, affetti, studio, professione, salute. Se sono più presente a me stesso e alle situazioni della mia vita sarò anche più in grado di gestirle con sempre maggiore padronanza e sicurezza.

Meditazione e neuroscienze, una buona motivazione

Tuttavia, pur conoscendo quanti benefici può portare la meditazione nella nostra vita non tutti riescono a motivarsi a sufficienza per iniziare a praticare e andare avanti nel tempo.

Spesso i più si arrendono dopo i primi tentativi, semplicemente dicendosi di non riuscire o addirittura di non essere portati, come se vi fossero delle motivazioni ataviche alla base dell’incapacità a meditare.

Di fronte a queste incertezze il binomio meditazione e neuroscienze può fare molto, aiutandoci a comprendere quali siano i passi necessari per riuscire a divenire dei bravi mediatatori.

Apprendendo come si sviluppa il nostro cervello in generale e come esso si trasforma sulla base delle esperienze che portiamo avanti, giorno per giorno, possiamo comprendere sempre meglio l’origine delle nostre difficoltà e sviluppare quella calma accettazione dell’inevitabile percorso che siamo chiamati a percorrere.

Lo sviluppo del nostro sistema nervoso

Ciò che le neuroscienze hanno contribuito a comprendere è primariamente come le esperienze che ripetiamo ogni giorno ci trasformano. Ciò che viviamo ci condiziona, intensità e ripetizione sono i meccanismi che maggiormente provocano in noi l’acquisizione di abitudini che hanno di fatto un corrispettivo neuronale specifico.

Più divento bravo a meditare grazie alla ripetizione e all’intensità della pratica quotidiana e più il mio cervello si adatta a questa pratica, più il mio cervello si adatta e più diventa naturale per me meditare.

La meditazione, come spiego in questo corso online gratuito di Mindfulness, non è finalizzata a stare con le gambe incrociate di fronte a una candela ma piuttosto a creare in noi quelle strutture e processi che ci permettono di essere presenti a noi stessi in tutti gli ambiti della nostra vita.

Il vero scopo della meditazione, nonché di una sincera crescita personale, è quello di divenire sempre più presenti a noi stessi, sempre più coscienti di ciò che accade instante per istante.

Meditazione e neuroscienze, Il cervello che cambia

Come riporta Sara Lazar, docente di Harvard, la meditazione mostra chiaramente i suoi segni nel cervello almeno in quattro aree principali accrescendone le funzioni e in una quinta riducendole:

Meditazione e neuroscienze: Ippocampo sinistro

Grazie all’ippocampo siamo in grado di apprendere. Questa regione, influenzata positivamente dal processo meditativo, ci permette di usare funzioni cognitive fondamentali come la memoria. Nell’ippocampo sono stati anche individuati regolatori emotivi associati ad autocoscienza ed empatia.

Meditando il volume dell’ippocampo cresce oltre ad aumentare in esso la densità neuronale.

Corteccia cingolata posteriore

La corteccia cingolata posteriore sembra ricoprire dei ruoli importanti nella capacità di controllare un pensiero errante. Alcuni studi hanno mostrato la sua importanza nella nostra capacità di prendere decisioni, inoltre sembra essere coinvolta nell’identificazione che solitamente abbiamo rispetto alle nostre funzioni cognitive. Più crescere la corteccia cingolata posteriore e più cresce la nostra capacità di osservare i nostri stati interni senza identificarci in essi. Questa competenza ha un ruolo fondamentale nella vita. Meditando anche questa zona cresce.

Ponte di Varolio

Situato nel mezzo del tronco encefalico, il suo nome, ponte di Varolio, deriva dal latino “ponte” e dal nome del suo scopritore. Il ponte è coinvolto in un gran numero di funzioni essenziali, tra cui sonno, espressioni facciali, elaborazione di input sensoriali e funzionamento fisico di base. La meditazione rafforza anche il ponte.


Giunzione temporoparietale

La giunzione temporoparietale o TPJ gioca un ruolo fondamentale nell’integrare le informazioni ricevute dall’interno e dall’esterno. I messaggi ricevuti da talamo, sistema limbico, sistema visivo, uditivo e somatosensoriale vengono elaborati insieme a quelli ricevuti dall’ambiente esterno aiutandoci ad avere una visone sempre più chiara di noi stessi nella realtà che ci circonda. Grazie a questa zona siamo in grado di definire noi stessi in relazione agli altri e alla realtà che ci circonda.

Quando questa zona viene lesa diminuisce il senso morale mentre la sua maggiore attivazione viene invece anche associata ad esperienze autoscopiche in cui si percepisce se stessi dall’esterno.

Il Tpj ci permette di provare compassione e di comprendere l’altro, di tenerlo nella nostra mente.

Meditando anche questa zona si attiva maggiormente incrementando queste nobili qualità.


Amigdala

L’amigdala è una zona importante del nostro cervello. Grazie ad essa siamo in grado di regolare la paura. Una lesione all’amigdala ci potrebbe portare a non riconoscere più gli stimoli paurosi, rischiando di metterci facilmente nei guai.

In generale tuttavia l’amigdala si attiva facilmente facendoci spesso provare paura nella vita anche quando non sarebbe necessario. Più si riesce a ridurre l’attività dell’amigdala e più si è in grado di non innescare reazioni di paura del tipo “attacca, fuga” o di paralisi causate dall’attivazione del nervo vago.

La meditazione riduce la massa dell’amigdala riducendo anche la nostra preoccupazione in generale. Anche solo un intensivo di otto giorni di Mindfulness porta ad una riscontrabile inferiore attività dell’amigdala.

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A presto!

Enrico Gamba