Meditazione. Origini e effetti su mente e corpo.

La meditazione è di certo una delle svolte più importanti in occidente dell’ultimo ventennio. Sempre più ricerche scientifiche dimostrano la sua strabiliante efficacia e gli effetti che nel tempo influenzano la nostra qualità di vita migliorandola.

In questo post vorrei elencarti alcuni degli effetti dimostrati che la meditazione porta al nostro corpo e alla nostra mente.

Meditazione-Enrico-Gamba

La vera storia della meditazione

Prima di iniziare vorrei però fossero chiare le origini della meditazione. Essa è in effetti una pratica molto antica con diverse migliaia di anni alle spalle e che, con forme e utilizzi diversi, ha valicato l’oceano dei secoli grazie alla sua grande efficacia.

La patria della meditazione è senza dubbio l’India, la terra di Bhārata, dal nome del grande condottiero indiano. In diverse opere risalenti fino al 5000 a.c. è possibile ritrovare figure di persone dedite alla meditazione a questa forma antica di ricongiungimento con se stessi.

Le prime testimonianze scritte si hanno nei Veda, i testi sacri più antichi del pianeta, risalenti nella loro forma scritta almeno a 1500 anni prima di Cristo. Il termine Veda significa “sapere”, “conoscenza”, “saggezza”.

Con Patañjali, autore dello Yoga Sūtra si hanno dei riferimenti sempre più accurati rispetto alla meditazione e al senso da sempre attribuito ad essa nel corso dei millenni.

Patañjali e il senso della pratica meditativa

Lo Yoga Sūtra è un testo che presenta un complesso sistema filosofico all’interno del quale l’uomo viene visto come un essere in grado di agire libero dall’ignoranza se solo segue dei passi fondamentali. Grazie ad essi ha la possibilità di educare corpo e mente per accedere a una dimensione spirituale più ampia, transpersonale. Per poter evolvere l’uomo deve così impegnarsi e esercitarsi in una serie di pratiche che lo coinvolgano sempre più, fino a poter sperimentare stati più elevati di coscienza.

Patañjali prevedeva otto passi fondamentali da compiere. I primi cinque – yama (regole di condotta sociale ispirata ai valori umani), niyama (una disciplina interiore come ad esempio coltivare la contentezza), asana (sono posture fisiche da praticare per predisporre il corpo alla meditazione), pranayama (sono pratiche di controllo del respiro) e pratyahara (è il controllo dei sensi e la capacità di non essere da essi distratti) – sono i preliminari dello yoga e costruiscono le basi per la vita spirituale. Si occupano del corpo e del cervello. Gli ultimi tre, che non sarebbero possibili senza i passaggi precedenti, riguardano il ricondizionamento della mente. Aiutano lo “yogi” a raggiungere l’illuminazione o la piena realizzazione dell’unità con lo Spirito.

Questo era secondo Patañjali e secondo il sistema dei Veda lo scopo ultimo della vita umana.

La meditazione nel sistema dello Yoga Sūtra

All’interno di questa visione dell’uomo si sviluppa così quella che comunemente conosciamo come meditazione.

In particolare Patañjali inseriva le prime fasi della meditazione, così come comunemente oggi la intendiamo nelle sue forme più conosciute, al quinto e sesto punto del suo percorso. Dobbiamo prima sviluppare il controllo dei sensi (pratyahara) per poi accedere a dharana, concentrazione. La concentrazione o dharana implica insegnare alla mente a concentrarsi su un punto o un’immagine. “La concentrazione è il pensiero vincolato in un unico luogo”, afferma Patañjali. L’obiettivo è di calmare la mente, allontanando delicatamente i pensieri superflui, fissandola su un oggetto come una fiamma di candela, un fiore, un mantra o più semplicemente il respiro. Si arriva a dharana quando la concentrazione è senza sforzo. Sai che la mente si sta concentrando quando il tempo vola via senza che tu te ne accorga.

Il passaggio successivo viene chiamato dhyana (la vera e propria meditazione) un concetto molto simile a quello che dà il nome alla Mindfulness o pienezza della consapevolezza mentale. Uno stato di solo essere, in cui l’attenzione non è rivolta ad un oggetto specifico ma ampia e aperta all’esperienza. L’obiettivo della meditazione non è chiaramente né l’incoscienza o il nulla. Essa aumenta la consapevolezza e l’unità con tutto ciò che ci circonda. Nella vera meditazione non c’è consapevolezza della distrazione. Si è semplicemente immersi nella coscienza.

La calma raggiunta nella meditazione si riversa su tutti gli aspetti della vita.

La meditazione oggi

Oggi la meditazione viene inserita all’interno di una visione dell’uomo diversa, meno complessa e integrata, mancante in buona sostanza della dimensione più spirituale.

Ciò nonostante la meditazione conserva i suoi effetti benefici su mente e corpo, portandoci di fatto a vivere gi stessi stati di coscienza se praticata con dedizione e passione.

Oggi dobbiamo molto a ricercatori come Jon Kabat Zin o autori come Daniel Goleman, grazie ai quali la meditazione è stata sempre più diffusa e integrata nel nostro sistema culturale. In particolare la forma di meditazione più diffusa è la Mindfulness e su di essa si sono susseguiti un numero notevole di studi pubblicati su riviste scientifiche di alto livello.

Nel mondo la maggior parte delle università sono costantemente impegnate a studiare gli effetti della pratica meditativa su mente e corpo, si stima che ogni hanno vengano pubblicati più di 1200 articoli che mostrano gli effetti della Mindfulness nei tanti ambiti della vita.

Ma vediamo alcuni degli effetti documentati della pratica di consapevolezza.

Gli effetti sul cervello

In una recente studio sugli effetti della meditazione si è cercato di comprendere le differenze effettive fra il cervello di un meditatore esperto e quello di una persona che non pratica la meditazione. Lo studio, intitolato “La meditazione è associata a una struttura cerebrale alterata? Una revisione sistematica e una meta-analisi del neuroimaging morfometrico nei professionisti della meditazione” è stato eseguito in collaborazione fra l’università di Stanford e l’Università British Columbia in Canada. I ricercatori hanno analizzato 21 studi precedenti di neuroimaging e raggruppato quindi le scansioni cerebrali di 300 mediatori esperti.

La meta-analisi della stima della verosimiglianza anatomica (ALE) ha rilevato che almeno otto regioni cerebrali sono modificate nei meditatori, comprese le aree chiave per la metaconsapevolezza (corteccia frontopolare), consapevolezza corporea esteriore e introcettiva (cortecce sensoriali e insula), consolidamento e riconsolidamento della memoria (ippocampo), autoregolazione emotiva (cingolo anteriore e medio; corteccia orbitofrontale) e comunicazione intra e interemisferica (fascicolo longitudinale superiore; corpo calloso).

Il cervello di meditatori esperti ha tessuti più spessi in quelle regioni responsabili della consapevolezza del corpo, della messa a fuoco potenziata, della gestione dello stress e del controllo dell’attenzione.

Meditazione e neuroplasticità

Come del resto già Patañjali aveva chiaramente descritto, la pratica meditativa modifica il nostro sistema. Oggi conosciamo questo meccanismo con il nome di neuroplasticità.

Tutto ciò che ripetiamo giorno dopo giorno va ad modificare il nostro sistema nervoso alterando i flussi sanguigni e nel tempo modificando la struttura stessa del nostro cervello.

Mentre meditiamo alcune regioni del cervello sono attivate mentre altre sono disattivate. Ad esempio, con la pratica regolare, l’amigdala (la regione del cervello legata all’elaborazione della tristezza, dell’ansia e di una miriade di emozioni negative) si riduce di dimensioni.

Divenendo più piccola chiaramente invia meno segnali alle regioni circostanti portandoci a sperimentare meno paura e tristezza.

Negli ultimi anni gli studi si sono concentrati su una gamma molto ampia di condizioni, dall’insonnia cronica alla sindrome dell’intestino irritabile, fino all’emicrania e al dolore cronico oltre che ovviamente ansia e depressione. Nella maggior parte dei casi i risultati indicano che anche quando la meditazione non altera in modo significativo i sintomi, fa una notevole differenza nel modo in cui i malati gestiscono e si relazionano con il loro disagio.

Gli effetti della meditazione sul corpo

Al pari del cervello, il corpo che lo contiene subisce, grazie alla meditazione, analoghi rilevanti cambiamenti che possono essere osservati in diverse parti.
Una di queste è sicuramente il sistema ormonale.

Gli ormoni hanno un ruolo centrale nella regolazione del nostro umore e di tutto il nostro funzionamento globale. Diverse ricerche hanno evidenziato come più ormoni siano direttamente influenzati da una pratica meditativa.

Il primo ad essere coinvolto dalla pratica a meditativa è di certo il cortisolo, meglio conosciuto come l’ormone dello stress. Oggi sappiamo che un eccesso prolungato di cortisolo ha effetti davvero deleteri sul nostro organismo, distruggendo muscoli e ossa sani, bloccando la creazione di ormoni più salutari, portandoci infine a ansia, depressione, aumento della pressione sanguigna, confusione, insonnia e infiammazioni croniche. La meditazione riduce significativamente i livelli di cortisolo nel sangue.

Un altro ormone fondamentale coinvolto dalla meditazione è il DHEA. Meglio conosciuta dai ricercatori come “molecola della longevità” il DHEA gioca un ruolo centrale nel processo di invecchiamento. Man mano che invecchiamo, i nostri livelli di DHEA diminuiscono anno dopo anno favorendo l’invecchiamento.

Diversi studi hanno mostrato come yoga e meditazione aiutino la produzione di DHEA.

Oltre a questi ormoni la meditazione favorisce la produzione di neurotrasmettitori molto benefici per il nostro umore come GABA, serotonina e dopamina, mentre riduce la presenza di norepinefrina, maggiormente presente nella condizione ansiosa.

Il grande ruolo della meditazione

In generale, benché le ricerche siano in uno stato relativamente embrionale, le evidenze mostrano come la meditazione sia uno strumento ottimale per il nostro benessere. Una buona prassi da introdurre nella nostra vita per modificare nel tempo corpo e cervello.

Non a caso la meditazione ha percorso i millenni, mostrandoci una via di benessere ma sopratutto di conoscenza e saggezza.

Diversi altri studi hanno mostrato come la meditazione, praticata con regolarità, vada a creare dei veri e propri “tratti stabili di personalità”. Chi pratica la meditazione è in generale più calmo e sereno, più compassionevole e aperto agli altri. Prova meno giudizio in generale nella vita e riporta dei livelli di benessere e soddisfazione maggiori.

Iniziare a praticare ogni giorno è una scelta saggia di chi davvero vuole iniziare a stare bene nella vita.

Se può esserti utile trovi un qui un corso online sulla Mindfulness.

In questo video spiego velocemente poter subito iniziare a praticare.

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A presto!

Enrico Gamba