Amigdala e regolazione delle emozioni

L’amigdala è una componente essenziale del nostro sistema nervoso. Grazie all’amigdala siamo in grado di fare valutazioni fondamentali per la nostra sopravvivenza.

L’amigdala è una piccola componente del nostro cervello a forma di mandorla, situata nella zona limbica, nella regione rostromediale del lobo temporale.

Il ruolo principale dell’amigdala, fino ad oggi riconosciutole, è quello di fare valutazioni circa la pericolosità di ciò che stiamo percependo.

amigdala

I centri di valutazione del nostro cervello

Nel sistema limbico si trovano i centri di valutazione del nostro cervello. Fra questi abbiamo la corteccia singolare anteriore, la corteccia orbito-frontale e di certo l’amigdala.

Quando accade qualcosa intorno a noi, riusciamo a percepirla grazie ai nostri organi di senso. Udito, olfatto, tatto, gusto e vista ci permettono di raccogliere informazioni dall’esterno. Queste informazioni, trasformate in segnali elettrici, vengono filtrate attraverso il talamo (anch’esso nel sistema limbico) e inoltrate all’amigdala.

L’amigdala svolge così la sua funzione fondamentale di prima valutazione. Ciò che l’amigdala valuta è se sia necessario o meno fare attenzione, se ciò che stiamo percependo “è buono o cattivo”. Questa prima valutazione è, in genere, del tutto inconsapevole.

Successivamente, queste valutazioni vengono inviate al giro del cingolo e alla corteccia orbitofrontale per una più accurata valutazione che comprende maggiormente le nostre facoltà cognitive consapevoli.

Ciò che viene valutato, con una velocità impressionante, è pressoché tutto ciò che accade, espressioni facciali, posture, odori. Il nostro sistema limbico registra anche il nostro stato interno, lo stato dei nostri organi e tessuti e, in un interscambio dinamico, continuamente influenza le nostre reazioni fisiologiche ed emotive.

Tutte queste informazioni vengono infine riorganizzate nell’ippocampo, una struttura a fianco dell’amigdala necessaria per imprimere nella memoria quanto accade nelle nostre vite.

Amigdala e memoria

L’amigdala gioca così un ruolo essenziale nei nostri processi di apprendimento. Ciò che accade viene pesato in termini di pericolosità, o, come oggi le più recenti ricerche suggeriscono, di positività, e questa valutazione decide anche l’intensità con cui l’evento verrà ricordato.

Se ad esempio camminiamo per strada e a un certo punto accade qualcosa di imprevisto, come un grande botto dietro le nostre spalle, l’amigdala subito reagirà, inviando segnali di pericolo e attivando il nostro sistema simpatico di attacco/fuga. Quest’esperienza genererà un ricordo che verrà rievocato in situazioni analoghe.

Chiaramente se al botto dovesse far seguito qualcosa di grave, il ricordo diverrebbe ancora più intenso. In situazioni di trauma il ricordo potrebbe diventare addirittura intrusivo e continuare a riproporsi alla nostra mente anche molto tempo dopo l’evento.

In alcuni casi si potrebbe parlare di disturbo post traumatico da stress.

L’amigdala svolge così una funzione protettiva importante, andando a imprimere nella memoria eventi valutati come pericolosi e riattivandosi in prossimità di situazioni analoghe, per proteggerci da eventuali pericoli.

Quando l’amigdala non c’è

Per capire ancora meglio la funzione dell’amigdala è stato molto interessante studiare quei casi di persone che, sfortunatamente, si sono trovate ad avere delle difficoltà organiche rispetto all’amigdala. A causa di lesioni o malattie, alcune persone non hanno più potuto utilizzare quest’importante struttura neuronale, manifestando dei sintomi molto particolari.

Per molti anni la ricerca scientifica sul cervello si è basata proprio su queste osservazioni. Chiaramente, avendo una lesione in una specifica area del cervello, è stato possibile comprendere quali fossero le funzioni che quell’area svolgeva.

Nel caso dell’amigdala, per comprendere ancora meglio la sua funzione, è stato molto interessante uno studio condotto da Antonio Damasio, che ha dimostrato come l’amigdala abbia come ruolo fondamentale: quello di regolare le nostre emozioni.

Come l’amigdala regola le nostre reazioni emotive

Nello studio erano coinvolti sia persone sane e sia pazienti con specifiche lesioni nella zona limbica: uno colpito da una rara malattia, di nome Urbach-Wiethe, che aveva causato una lesione circoscritta dell’amigdala; un altro con con una lesione dell’ippocampo, dovuta ad un arresto cardiaco che aveva causato una momentanea perdita di ossigeno; infine, un terzo che aveva riportato una lesione sia dell’amigdala e sia dell’ippocampo a causa di un’encefalite.

Raccolte le persone, Damasio e i suoi collaboratori hanno fatto vedere a tutti delle diapositive. Al passaggio di una diapositiva blu veniva fatto sentire un suono assordante di tromba.

Dopo aver visto più volte la diapositiva e aver udito il suono, i soggetti normali avevano sviluppato un semplice condizionamento emotivo, ben conosciuto in psicologia. Vedendo la diapositiva blu le persone avevano una reazione emotiva, anche senza nessun suono di tromba.

Rispetto ai tre pazienti le cose andarono diversamente.

I diversi condizionamenti emotivi

Il paziente con con difficoltà al solo ippocampo aveva una reazione di condizionamento emotivo vedendo la diapositiva blu, eppure non si ricordava che precedentemente questa fosse stata associata ad un suono forte.

L’ippocampo ci permette di registrare gli eventi e creare dei ricordi nella memoria esplicita e consapevole. Avendo un danno all’ippocampo la persona non ricordava quanto fosse successo pochi minuti prima, ma la sua amigdala aveva comunque registrato l’episodio, causando una reazione emotiva misurata con un indicatore fisiologico.

Il secondo paziente, con una lesione sia all’amigdala e sia all’ippocampo, non ricordava quanto successo e vedendo una diapositiva blu non aveva neanche alcuna reazione emotiva.

Il paziente infine con il danno alla sola amigdala ricordava perfettamente quanto fosse successo precedentemente, ma vedendo la diapositiva blu non ebbe alcuna reazione emotiva registrabile.

Il grande ruolo dell’amigdala

Il grande ruolo dell’amigdala è così chiaro. Senza di essa noi esseri umani non saremmo sopravvissuti a lungo. Grazie all’amigdala, non solo ci accorgiamo di una situazione di pericolo, ma sviluppiamo anche delle reazioni inconsce e immediate di protezione a eventuali pericoli futuri.

Se non avessimo l’amigdala non impareremmo dalla vita, ricordandoci quanto accaduto, ma senza allarmarci di fronte ad un pericolo.

L’amigdala gioca così un ruolo molto importante nella regolazione e nella memoria emotiva. L’amigdala, in una zona fondamentale del nostro cervello, raccoglie informazioni sia interne che esterne e reagisce velocemente per segnalarci se sta accadendo qualcosa di pericoloso e, nel caso, se affrontare la situazione o battere in ritirata.

Amigdala e paura

L’amigdala ci dice se dobbiamo avere paura. La paura è un’emozione molto importante. Grazie ad essa riusciamo a metterci in una condizione di protezione e evitare possibili rischi.

In questo post sulla paura ho descritto meglio quest’emozione e come possiamo imparare a gestirla sempre meglio.

Il problema della paura è quando questa diviene così intensa o pervasiva da non riuscire più a discriminare gli stimoli paurosi. Questa è la grande distinzione fra paura e fobia.

La fobia è una paura immotivata. Quando nella vita proviamo una paura intensa per qualcosa che non è di per sé pericoloso potremmo aver sviluppato una fobia. Spesso le fobie si rivolgono ad oggetti o situazioni specifiche, come la paura di volare.

In questi casi l’amigdala non svolge più una funzione utile ma porta ad un errore percettivo che, in alcuni casi, può sfociare in un vero e proprio disturbo. Se la mia paura di volare, immotivata vista la sicurezza dei voli aerei, diventa tale da impedirmi di svolgere la mia vita usuale, da limitare le mie funzioni, ci troviamo allora di fronte ad un disturbo.

Quando l’amigdala diventa un problema

Come ogni struttura del nostro cervello l’amigdala si modifica sulla base delle nostre esperienze precedenti. Questo processo è noto con il nome di neuroplasticità. Ogni volta che attiviamo un’area del cervello andiamo ad intensificare le connessione di quell’area, facilitando la riattivazione futura di quello stesso gruppo di neuroni.

Che cosa accade quindi quando l’amigdala viene sollecitata troppo a lungo?

Questa è una domanda molto importante, che è stata approfondita soprattutto dai ricercatori nell’ambito del trauma. Come accennato l’amigdala sembra essere coinvolta nella creazione di ricordi intrusivi che possono portare non poca sofferenza nella vita delle persone.

Uno stress prolungato o intenso rilascia una considerevole dose di ormoni, che hanno un impatto importante sul funzionamento dell’amigdala. Quando ci troviamo in situazioni estreme e, ancora peggio, prolungate nel tempo, la nostra amigdala “si abitua” a funzionare eccessivamente.

Vista la sua vicinanza all’ippocampo, l’amigdala, oltre ad attivarsi in risposta allo stimolo del momento, associa lo stato di allerta a quando accade, riattivando lo stesso stato di allerta anche quando riceve uno stimolo simile.

Fra i reduci di guerra, ad esempio, era stato riportato il caso di un ex militare che ebbe le stesse reazioni di ansia avute durante il contesto bellico, entrando nel bagno di casa sua. Per un attimo aveva confuso il lavandino con la torretta del carroarmato dal quale soleva sparare.

Per un attimo ebbe un ricordo intenso di quell’evento, suscitato dalla forma simile del lavandino, avendo poi tutta la reazione tipica del disturbo post traumatico.

In situazioni come queste il funzionamento anomalo dell’amigdala può diventare un limite importante nella vita, andando a inficiare la nostra quotidianità.

Imparare a modulare la risposta dell’amigdala

In questi casi estremi è di certo necessario un intervento di psicoterapia strutturato, che aiuti la persona a riprendere possesso del proprio sistema nervoso. Se pensieri ed emozioni sono così intrusivi da impedirmi di vivere la mia vita quotidiana è necessario iniziare a lavorare su me stesso per trasformare queste reazioni inconsce apprese.

In causi di traumi, come anche di violenze o abusi, è necessario intraprendere percorsi che, con l’ausilio di strumenti specifici, siano in grado di andare a rielaborare emotivamente gli eventi del passato, a “ricalibrare” il nostro sistema.

Alcuni strumenti oggi, sempre più usati, sono l’EMDR, la psicoterapia sensomotoria, alcune pratiche meditative come la Mindfulness e di certo l’ipnosi.

In particolare, alcune ricerche sulla Mindfulness, hanno dimostrato come una pratica costante aiuti a ridurre l’eccesso di attivazione dell’amigdala aiutando molto nella regolazione dei propri stati interni.

Solo ricordi negativi?

Recenti studi, infine, stanno dimostrando come l’amigdala sia impegnata anche nel consolidamento di emozioni positive. Pare infatti che il suo contributo al comportamento umano sia molto più complesso di quanto si ritenesse un tempo.

Si è visto, ad esempio, che diversi gruppi di neuroni all’interno dell’amigdala reagiscono, oltre che agli stimoli negativi, anche a quelli di rinforzo positivo. Suggerendo che la sua funzione di fissare maggiormente nella memoria i ricordi valga anche per gli eventi “classificati” come positivi.

Il danno all’amigdala sembra compromettere anche la capacità di formare ricordi positivi, proprio come può influire su quella di formare quelli negativi.

Come sempre accade con la scienza siamo ancora all’interno di un processo di apprendimento continuo dove, giorno per giorno, le nuove scoperte ci aiutano sempre più a comprendere il nostro funzionamento e quello di strutture del nostro cervello così importanti per la nostra vita quotidiana.

Daniel Schacter, Alla ricerca della memoria – Einaudi Editore.

Daniel J. Siegel, La mente relazionale – Raffaello Cortina Editore.

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Enrico Gamba