Il disturbo post traumatico da stress è un disturbo caratterizzato dall’insorgenza di immagini intrusive, ansia, paure immotivate, generate da eventi traumatici del passato non risolti.

Il disturbo, in quanto tale, si configura come una condizione patologica dove la persona non è più in grado di assolvere gli abituali compiti della vita a causa degli stati interni incontrollati che prendono il sopravvento.

 

Disturbo post traumatico da stress - PTSD

Origine degli studi sul disturbo post traumatico da stress

L’origine del disturbo post traumatico da stress viene collocato a seguito di eventi traumatici particolarmente intensi dove l’esperienza diviene talmente differente dagli schemi di riferimento dalla persona da causare un vero e proprio trauma.

In generale per trauma si intendono tutti quegli eventi che vanno ad interrompere bruscamente il consueto lavoro della mente. “Spezzando” il tessuto della mente stessa. Possiamo così andare da traumi apparentemente più gravi come una condizione di guerra o un disastro naturale a quelli spesso meno osservati ma di certo ugualmente insidiosi come un lutto difficile, maltrattamenti, abusi o aggressioni.

In questo video spiego meglio che cos’è il trauma.

 

La guerra come ambito privilegiato nello studio del trauma

In origine il disturbo post traumatico da stress o PTSD (post traumatic stress disorder) è stato identificato in America a seguito della guerra del Vietnam.

Solo allora, grazie alla pressione di diverse associazioni di veterani, è stato possibile riconoscere il disturbo inserendolo a pieno titolo all’interno del DSM, il manuale diagnostico dei disturbi mentali. Tale riconoscimento è stato particolarmente importante per permettere a chi aveva subito traumi durante i conflitti di poter accedere a indennizzi di vario genere.

In realtà gli stessi sintomi erano già da tempo stati riscontrati e documentati in seguito alla prima guerra mondiale e alla guerra di Corea.

I soldati, di ritorno dal campo di battaglia, presentavano tutta una serie di sintomi specifici che ancora oggi permettono di classificare il disturbo.

 

Gli elementi specifici del Disturbo post traumatico da stress

Il DSM5 definisce una serie di criteri necessari per fare diagnosi di PTSD, in particolare è necessario che si verifichino queste condizioni:

Esposizione a un evento traumatico

Con esposizione a un evento traumatico si intende una partecipazione diretta o indiretta. L’esposizione può essere perché la condizione traumatica è sperimentata in prima persona oppure perché si assiste all’evento traumatico mentre accade all’altro. L’esposizione al trauma può essere anche quando si viene a sapere di eventi traumatici accaduti a persone a noi care: familiari, amici, persone che conosciamo bene. Per una diagnosi di disturbo post traumatico da stress può essere considerata sufficiente anche un’esposizione ripetuta a dettagli cruenti dell’evento. In questo caso non si considerano “validi” dettagli ricevuti tramite i media o quando a riceverli sono stati professionisti del settore.

Continuare a rivivere quanto accaduto

Un altro criterio da considerare è la continua risperimentazione dell’evento traumatico. Caso comune è quello di rivivere costantemente flashback del passato. In taluni casi tali immagini e sensazioni sono così intense da far perdere il contatto con la realtà, conducendo la persona in stati confusionari. Queste immagini e vissuti divengono particolarmente difficili da gestire riattivando anche tutte le risposte fisiologiche al trauma come battito cardiaco accelerato, sudorazione, tensione muscolare e nausea.

Spesso la persona può sviluppare anche fobie riguardanti l’evento in questione, iniziando a temere che la mente riproponga continuamente immagini di quanto accaduto. In taluni casi accade che per gestire l’intensa ansia provata la mente si affolli di pensieri e immagini che solo indirettamente hanno a che fare con quanto effettivamente accaduto. Caso non raro, ad esempio, in seguito alla morte improvvisa di una persona cara, è di continuare ad avere immagini di morte delle persone a cui possiamo essere più legati. Tali immagini, con contenuti svariati, possono ripresentarsi anche nei sogni.

Cercare di evitare situazioni analoghe o che ricordino l’evento

Al pari delle fobie, spesso, in seguito al trauma, la persona inizia ad assumere condotte di evitamento. La sola idea di poter incorrere in situazioni analoghe rende difficile la vita quotidiana, spingendo la persona a rinunciare a luoghi o persone. La possibilità di avvicinarsi realmente o simbolicamente a quanto accaduto terrorizza riattivando il trauma.

Spesso in seguito a vissuti del genere la persona tende a chiudersi sempre più ricorrendo a volte ad un’intensa attività in altre aree della vita al fine di non pensare più a quanto accaduto. Tale approccio può rivelarsi utile in una prima fase del trattamento ma nel tempo divenire un ostacolo alla cura stessa. Il continuo evitante potrebbe portare a sviluppare vere e proprie fobie in grado di ridurre sempre più la funzionalità della vita.

Alterazione negativa di pensieri e emozioni

Come detto il trauma rappresenta una rottura della mente. Spesso chi ha subito un trauma vede quel momento come la fine di qualcosa, un passaggio definitivo, una perdita che non potrà essere colmata. A seconda che si tratti di un disastro naturale o di un abuso saranno diversi i pensieri e vissuti che potranno essere sviluppati. Di certo la persona sperimenterà un prima e un dopo percependo di aver perso una parte importante di sé stessa. Tale perdita si manifesta spesso anche in difficoltà di memoria, con salti di coscienza o perdita di attenzione e concentrazione.

Similmente a quanto accade nel disturbo evitante di personalità, la persona potrebbe sviluppare un distacco sempre più marcato dalle proprie emozioni. Per non provare emozioni come colpa, vergogna, rabbia, paura e umore depresso la persona potrebbe distaccarsi sempre più dalle proprie emozioni rinunciando così inconsapevolmente anche a quelle positive.

Sintomi di iperattivazione

Altro fattore riscontrato nel disturbo post traumatico da stress è l’iper attivazione interna. La persona è quasi sempre iper vigilante, in una condizione di stress permanente, dove qualsiasi piccolo evento può rappresentare un grosso impedimento o problema. Vi è una vera e propria ipersensibilità agli stimoli paurosi, con un’iperàttivàzione dell’amigdala,  una ghiandola del cervello fondamentale nel riconoscimento del pericolo. Spesso la persona è in allerta, irascibile, nervosa, costantemente in tensione. Si possono risocntrare difficoltà anche nel sonno.

 

Le diverse tipologie di disturbo post traumatico da stress

Sempre il DSM5 definisce le diverse tipologie di disturbo post traumatico da stress:

  • PTSD dissociativo. Come detto si ha una vera e propria lacerazione del tessuto della mente. In questi casi la persona può sperimentare sintomi dissociativi come: depersonalizzazione (sensazione di distacco dal proprio corpo e dai propri processi mentali, oppure di essere un osservatore esterno di se stesso), derealizzazione (sensazione di distacco dall’ambiente circostante, che appare irreale, distorto o come in un sogno). La dissociazione può avvenire durante l’evento traumatico ma anche successivamente ad esso per evitare i continui stati interni intrusivi.
  • PTSD a espressione ritardata: si presenta quando i sintomi del trauma compaiono dopo oltre 6 mesi dall’evento scatenante. Classico caso è quello degli adulti che sviluppano un disturbo post traumatico da stress molti anni dopo aver subito abusi infantili.
  • PTSD nei bambini: nei bambini la diagnosi di PTSD può presentare connotazioni diverse che vanno riferite al mondo del bambino. Capita che il bambino vittima di abusi o esposto a eventi traumatici riporti quanto vissuto attraverso il gioco, sogni o comportamenti apparentemente incongrui. Spesso si riscontrano problematiche più generiche come disturbi di attenzione o comportamentali.
  • PTSD complesso (C-PTSD): Il disturbo post traumatico da stress complesso si riferisce ad una particolare condizione in genere causata da traumi precoci di natura interpersonale (ad esempio, abuso fisico, sessuale o psicologico ad opera di una figura di accudimento) e di tipo cronico (come maltrattamenti ripetuti, violenze cumulative o grave trascuratezza).

 

Come curare il disturbo post traumatico da stress

Il disturbo post traumatico da stress genera diversi effetti nella nostra vita, interni ed esterni. Come detto, in una prima fase, ricercare altri ambiti di vita che ci “distraggano” da quanto accaduto può rivelarsi una strategia utile. Tuttavia, come sempre accade, è necessario affrontare le questioni irrisolte intraprendendo percorsi di psicoterapia che permettano di andare in profondità. Oltre a lavorare sul trauma, utilizzando tecniche innovative come l’EMDR o la Mindfulness è necessario aiutare la persona a “ricucire” il tessuto della mente.

Ogni persona è diversa, così com’è diverso ogni trauma che la persona possa aver incontrato nella vita. Il percorso per poter risolvere il trauma deve poter essere strutturato e pensato sulla base delle reale esigenze della persona.

Nel mio lavoro di psicoterapeuta a Milano mi capita di incontrare molte persone che necessitano di percorsi differenti.

La questione fondamentale è quella di aiutare la persona a rientrare in contatto con se stessa, a riprendere “spazio” in se stessa.  Il trauma ci allontana dalla realtà, riducendo la nostra capacità di stare nel presente, di essere presenti a quanto effettivamente accade. Il trauma ci lega al passato, facendoci percepire il presente come falsato da quanto effettivamente è. Il lavoro terapeutico avrà quindi a che fare con

  • L’aiutare la persona a riprendere sempre più possesso della propria vita e più in generale delle proprie usuali funzioni.
  • Imparare a gestire pensieri e stati interni intrusivi.
  • Gestione di paura e stress.
  • Collocamento dell’evento traumatico all’interno di un percorso di senso.
  • Sviluppo di funzioni di autoregolazione sempre più efficaci.