L’autoregolazione può essere definita come la capacità di controllare i propri impulsi, regolare le proprie emozioni e rimandare la gratificazione. Essa è essenziale per gestire in modo efficace le richieste quotidiane, sia durante l’infanzia che in età adulta. 

Autoregolazione

Le prime differenze individuali nell’abilità dei bambini di autoregolarsi si sono rivelate predittive di una serie di comportamenti clinicamente e socialmente rilevanti più tardi nel corso della vita come le capacità relazionali, la qualità dei rapporti con i pari età e i successi scolastici. Uno sviluppo positivo della capacità di autoregolazione durante l’infanzia diventerà una risorsa nel corso di tutta la propria vita. L’autoregolazione serve a tenere sotto controllo gli stati emotivi e mentali durante situazioni fonte di stress e coinvolge diversi processi come la gestione della propria parte affettiva ed emotiva e la capacità di mettere a fuoco l’attenzione. 

Uno degli studi più interessanti che permette di comprendere la portata di questa funzione della mente è quello dei Marsmallow di Stanford.

 

Come si sviluppa l’autoregolazione

La capacità di autoregolazione inizia a svilupparsi nel primo anno di vita e questo sviluppo dipende sia da fattori intrinseci, interni alla persona (ad esempio l’attenzione e il temperamento) sia da fattori ambientali (ad esempio la relazione con i genitori e in particolare, si è visto, la sensibilità materna).

 

Componenti cognitive e affettive dell’autoregolazione

L’autoregolazione si riferisce a dei processi che sostengono comportamenti diretti a un obiettivo e comprende aspetti sia cognitivi che affettivi. 

 

Autoregolazione cognitiva

L’autoregolazione cognitiva, quindi un processo di controllo dall’alto verso il basso, comprende le funzioni esecutive, una serie di abilità (come l’inibizione, il controllo degli impulsi; la memoria di lavoro, quella che ci consente di trattenere delle informazioni per un periodo di tempo limitato; la flessibilità delle funzioni mentali, come lo spostamento dell’attenzione) che permettono alle persone di regolare pensieri e comportamenti in base alla finalità di raggiungere un obiettivo e di regolare le risposte di fronte a situazioni nuove o ambigue. Le funzioni esecutive giocano un ruolo centrale nel controllo intenzionale di pensiero e azione, ed entrano in gioco quando ad esempio chiediamo ai bambini di aspettare per mangiare, di smettere di fare una determinata attività o di trattenersi dal toccare un oggetto per loro fonte di grande interesse.

 

Autoregolazione affettiva

L’autoregolazione affettiva, si riferisce alla regolazione delle emozioni e comprende comportamenti, abilità e strategie che hanno lo scopo di regolare le esperienze emotive e l’espressione delle emozioni.

La reattività emotiva e la regolazione emotiva sono strettamente correlate al temperamento. Si ritiene che le funzioni esecutive e la regolazione emotiva si sviluppino insieme nel primo anno di vita. In questo giocano un ruolo importante l’attenzione e l’inibizione, quindi quanto le richieste dell’ambiente sono in conflitto o in competizione con i pensieri e i desideri del bambino.

 

Un ruolo importante nelle funzioni esecutive è giocato dall’attenzione e dal temperamento

 

Attenzione e autoregolazione

L’attenzione inizia a svilupparsi nel primo mese di vita e pone le basi per lo sviluppo di abilità più complesse, tra queste abilità vi sono il mantenere delle informazioni nella mente e essere in grado di posticipare le risposte. L’attenzione sostenuta è la capacità di prestare attenzione a uno stimolo per un determinato periodo di tempo senza essere distratti da altro. Questa capacità promuove lo sviluppo di comportamenti orientati a un obiettivo e all’autoregolazione, consentendo al bambino di avere il controllo sulla scelta delle informazioni che vengono elaborate. La capacità di mantenere l’attenzione nei primi anni di vita è stata identificata come un importante fattore di collegamento tra le prime esperienze e i successivi risultati scolastici.

 

Temperamento e autoregolazione

Il temperamento è stato definito come la reattività del bambino all’ambiente e la regolazione di questa reattività. La reattività comprende la risposta di una persona a uno stimolo che rappresenta un cambiamento o un’alterazione dell’ambiente che si manifesta in un cambiamento a livello comportamentale o fisiologico. Inizialmente queste risposte affettive sono caratterizzate nel bambino da indici vocali e facciali, che possono essere il riflesso di esperienze negative o fonte di stress e sembrano una forma rudimentale di quelle emozioni più sofisticate e differenziate che saranno poi chiamate paura, rabbia e tristezza.

La differenziazione delle emozioni si evolve poi con lo sviluppo cognitivo e l’emergere della consapevolezza nella prima infanzia. Pur non essendo delle espressioni emotive complesse, ma dei segnali viscerali, queste risposte provocano una reazione di adattamento al bambino da parte dell’ambiente circostante.

Il temperamento è un concetto che sembra sovrapporsi alla regolazione delle emozioni, ma oltre al dominio emotivo include anche quello motorio e dell’attenzione. 

 

Lo sviluppo  come il risultato di molteplici fattori

È condiviso che lo sviluppo sia il risultato dell’interazione tra molteplici fattori, intrinseci così come ambientali. Un bambino con un temperamento difficile può essere sensibile sia agli aspetti positivi che a quelli negativi della genitorialità, quanto lo stile del genitore influenza il bambino può dipendere dal temperamento del bambino e da altri fattori individuali.

 

Autoregolazione e neuroscienze

Vi sono studi che hanno mostrato un contributo genetico importante nello sviluppo delle funzioni esecutive, la parte del cervello che governa le funzioni esecutive è la corteccia prefrontale, che continua a svilupparsi anche dopo la nascita, raggiungendo un pieno sviluppo solo nella prima età adulta. Questo sviluppo lento della corteccia prefrontale rende lo sviluppo dell’autoregolazione sensibile a fattori ambientali. Inoltre le differenze individuali nell’autoregolazione sono state messe in relazione da alcuni studi allo status socio economico, alla sensibilità materna ed anche alla sicurezza dell’attaccamento. La qualità della relazione tra madre e bambino è uno dei primissimi e più affidabili predittori dei percorsi di sviluppo del bambino.

I caregiver sono visti come dei regolatori esterni durante l’infanzia, aiutano il bambino nella regolazione dell’attenzione e delle emozioni rispondendo ai suoi segnali. Questa regolazione esterna supporta le capacità emergenti del bambino di autoregolarsi.

Uno di questi aspetti di regolazione esterna è dato dalla sensibilità materna, intesa come accessibilità, accettazione e cooperazione con i segnali del bambino. Molto importante è anche l’atteggiamento di supporto all’autonomia del bambino, che consiste nel rispetto da parte del genitore dei ritmi del bambino e nel garantirgli un ruolo attivo nella soluzione di un compito o di un problema, al fine di far percepire al bambino il suo successo e la sua efficacia.

Alcuni studi hanno mostrato che i bambini migliorano la loro abilità di risolvere in autonomia dei compiti complessi quando le madri offrono il loro aiuto solo dopo che il bambino ha provato da solo a risolvere il compito, ha fallito e sta chiedendo aiuto, quando riescono a calibrare il loro aiuto in base a come il bambino sta risolvendo il compito e quando evitano di essere invadenti e danno dei feedback positivi e di incoraggiamento.

 

Autoregolazione e stili di attaccamento

Secondo la teoria dell’attaccamento il bambino è dotato di due sistemi comportamentali complementari fra loro, quello di attaccamento e quello di esplorazione. Un tratto caratteristico dell’attaccamento sicuro è un equilibrio tra questi due sistemi. La sicurezza della disponibilità del caregiver permette al bambino di investire le sue risorse nell’esplorazione, cosa che gli offre maggiori opportunità di sviluppare l’autoregolazione che sta alla base delle funzioni esecutive. Sembra che i bambini con attaccamento sicuro si approccino ai problemi con maggior entusiasmo, più appassionati e tenaci e mostrino migliori capacità di regolare in modo flessibile l’espressione dei propri impulsi per adattarsi a una determinata situazione. I bambini di madri più sensibili sembrano maggiormente in grado di gestire lo stress di fronte alla frustrazione e di autoregolarsi.

Nel corso delle interazioni quotidiane i genitori possono creare o meno un ambiente caldo, coerente e prevedibile che facilità l’adattamento del bambino alle sfide e alle novità.

In questo video descrivo seguendo il modello degli stili di attaccamento di Bowlby il ruolo fondamentale della relazione madre bambino.

 

Come aumentare le nostre capacità di autoregolazione

Uno degli aspetti più interessanti da sottolineare è quanto ciascuno di noi possa aumentare la propria capacità di autoregolazione. Oggi, grazie a decenni di studi sappiamo che pratiche di consapevolezza come la Mindfulness hanno proprio la capacità di allenare in noi quelle funzioni fondamentali per riuscire a regolare le nostre emozioni, ridurre la reattività, aumentare l’attenzione.

Grazie alla pratica quotidiana la Mindfulness permette di prendere sempre più le distanze da quanto accade, riuscendo a rimanere testimoni attenti della realtà. Partecipi in essa ma non avvinti da essa.

In questa pagina trovi diversi video sulla Mindfulness e un corso gratuito Online che potrà aiutarti ad apprendere quest’antica pratica di consapevolezza.

 

  • Frick, M. A., Forslund, T., Fransson, M., Johansson, M., Bohlin, G., Brocki, K. C., (2018) The role of sustained attention, maternal sensitivity, and infant temperament in the development of early self-regulation. British Journal of Psychology, 109, 277–298.