Senza speranza. È una patologia?

Chi è “senza speranza” si aspetta che accadano eventi negativi e che non possano accadere eventi positivi nel proprio futuro.  In più pensa di non poter fare niente per cambiare questo cupo scenario.

Questa attitudine negativa nei confronti del futuro si ritrova spesso in alcune condizioni psicopatologiche come la depressione, tuttavia sempre più di frequente è presente anche fra chi non presenta disturbi psicologici conclamati. Per questo motivo il concetto di “hopelessness” o senza speranza, merita una grande attenzione clinica.

Senza speranza - hopelessness

Essere senza speranza, le componenti di questo atteggiamento verso la vita

La hopelessness è caratterizzata da diverse componenti, tra le quali:

  • un pensiero sul futuro non obiettivo;
  • una ridotta capacità di immaginare eventi futuri positivi, “non riesco a vedere nessun futuro per me e per il resto dell’umanità”;
  • impotenza, un sentimento di incapacità rispetto al poter produrre alcun cambiamento significativo nella propria vita e a essere protagonisti di questo cambiamento, “vivo una sensazione di inutilità e inevitabilità di un risultato negativo che mi fa sentire di non poter mettere in atto dei cambiamenti”;
  • un blocco nel porsi degli obiettivi, il perseguimento dei propri obiettivi viene ostacolato da sentimenti di resa, “non otterrò mai ciò che voglio e di cui ho bisogno e questo è veramente orribile”;

A dispetto di questa complessità del concetto di “senza speranza”, sembra mancare un’accurata analisi della sua struttura interna. Manca anche la conoscenza di come queste componenti che caratterizzano l’essere senza speranza interagiscano fra loro, esercitando un’influenza l’una sull’altra.

Ad esempio, credere che il proprio comportamento non produrrà mai nessuna conseguenza positiva può portare una persona a credere che il suo futuro sarà triste e buio, cosa che di conseguenza porterà a vivere sentimenti di resa.

Nel tempo il ripetersi di questa sequenza di pensieri può causare lo sviluppo di una serie di fitte connessioni, dove ogni convinzione ne rinforza un’altra e può portare anche a una generalizzata mancanza di speranza.

In questo video spiego quanto sia importante il nostro sistema di credo nella vita.

Le maggiori difficoltà nel sentirsi senza speranza

Il blocco nel porsi degli obiettivi e le aspettative negative rispetto al futuro sono i nodi centrali della mancanza di speranza e probabilmente quelli sui quali è importante un intervento clinico. Uno scenario futuro positivo immaginato in modo vivido e ricco di dettagli è più credibile di uno vago. Ridurre la nebulosità e l’incertezza sui pensieri futuri e aumentare i particolari dell’immaginazione rispetto a eventi futuri positivi può essere una strada percorribile per ridurre la mancanza di speranza e di conseguenza migliorare lo stato di salute mentale.

In questo tecniche come l’ipnosi Ericksoniana possono rivelarsi estremamente utili, aiutando a sviluppare diversi pensieri e immagini rispetto al futuro che portino ad esiti più piacevoli e positivi.

Un altro utile strumento per intervenire sui nostri pensieri è la Mindfulness. Grazie alla pratica di consapevolezza possiamo divenire ogni giorno sempre più in grado di modificare le nostre aspettative e percezioni della realtà.

Certamente gli eventi della vita di una persona e la loro connotazione positiva o negativa influenzano lo sviluppo della mancanza di speranza, sulla quale incide in particolare la diminuzione dell’autostima in seguito all’occorrere di eventi negativi.

Hopelessness e obiettivi personali

Fissare e perseguire degli obiettivi personali è un importante aspetto del funzionamento di una persona e del suo benessere.

Come si correla l’hopelessness al sistema di obiettivi di una persona? Una possibilità è che sia correlata all’assenza di obiettivi. Un’altra è che questi obiettivi siano presenti anche per coloro che sono in una condizione di mancanza di speranza ma siano percepiti in maniera differente.

Per queste persone la difficoltà sta nel vedere questi obiettivi come un qualcosa che può divenire realtà e, soprattutto, nel non percepirsi in grado di pensare a dei piani per far sì che questi obiettivi si realizzino.

Sembra quindi che queste persone piuttosto che essere disinteressate del futuro, tramite una mancanza di obiettivi personali, siano interessate ma in un modo che causa loro dolore e stress. Non mancano gli obiettivi, ma manca la motivazione, l’incentivo a perseguirli ed è questa mancanza di motivazione che rende l’obiettivo inutile o addirittura dannoso.

Obiettivi ragionevoli per superare la sensazione di essere senza speranza

Può accadere che le persone non riescano a vedere i loro piani di azione come sufficienti per raggiungere i propri obiettivi ma non riescano comunque a distaccarsi da questi stessi obiettivi. Forse a volte siamo noi stessi a causare questo senso di impotenza, di inutilità, di incapacità perché ci poniamo obiettivi irraggiungibili, troppo alti per quella che è la nostra condizione attuale.

È importante fermarsi a riflettere e prendere consapevolezza di quello che realmente possiamo fare nel momento presente e che potrebbe aiutarci a mettere le basi per raggiungere un obiettivo più importante domani. È stato mostrato che la capacità di sganciarsi da un obiettivo che non si riesce a raggiungere e perseguirne uno nuovo e differente è associata ad uno stato di benessere.

Dobbiamo pensare ai nostri obiettivi in termini di processi piuttosto che di risultati, cercando molteplici percorsi che possano portarci al risultato desiderato, facendo attenzione anche ai piccoli progressi ed essendo flessibili rispetto al modificare obiettivi e percorsi. Non basta immaginare un futuro migliore, è necessario immaginare la rotta che ci condurrà a questo futuro, focalizzandoci su comportamenti, pensieri e sentimenti.

In questo post spiego come sia possibile realizzare i propri sogni.

Qui invece trovi un video della serie “Pratica la mente” in cui condivido diversi esercizi utili per raggiungere i propri obiettivi.

Fiducia in se stessi e percezione di autoefficacia

Probabilmente sarà più difficile per noi avere speranza nel futuro se non ci riteniamo agenti attivi nelle nostre vite, cioè persone in grado di mettere in atto dei cambiamenti e costruire una narrazione coerente collegata al futuro.

Credere nell’efficacia dei nostri piani di azione ci fa percepire un senso di competenza, la capacità di far sì che un evento possa accadere, aspetto che contribuisce anche alla costruzione della nostra autostima e della nostra fiducia in noi stessi. Se tendiamo a credere di non avere un ruolo nel far sì che i nostri obiettivi si realizzino e che tutto sia dovuto al caso o alla fortuna sarà meno probabile il nostro impegno in dei comportamenti volti alla realizzazione dell’obiettivo.

È il nostro stile di pensiero che influenza la sensazione di mancanza di speranza di fronte a eventi negativi della vita. Se di fronte alla perdita di un’amicizia, i nostri pensieri sono: “sono una persona che piace difficilmente, continuerò a non piacere e tutte le mie relazioni saranno influenzate da questo fatto”, certamente ne deriveranno delle emozioni e dei pensieri negativi, che rischieremo di usare sempre come schema di interpretazione di quello che ci accade.

Il potere della mente nel definire la nostra vita

I processi mentali di una persona sono profondamente influenzati dal modo in cui questa anticipa gli eventi. Di fronte alla perdita di un’amicizia potrebbe aiutarci pensare: “oggi sono una persona che piace difficilmente, ma questo può cambiare in meglio”, è importante credere di avere il potere di cambiare le cose. Certo non sempre le cose vanno nel modo in cui desideriamo e può non essere sufficiente immaginare cose positive perché queste accadano, la vita è fatta anche di molti eventi negativi ed è importante sviluppare e adottare le giuste strategie per affrontarli.

Prestare attenzione ad uno stato d’animo in cui ci sentiamo senza speranza ci aiuterà a prendere consapevolezza del malessere che potrebbe trascinarci in una spirale negativa, limitando le nostre interazioni sociali, usando delle strategie di soluzione dei problemi di evitamento e portandoci così a vivere ben poche esperienze positive e ad avere scarso materiale per immaginare e costruire degli scenari futuri positivi. Inoltre uno stato d’animo triste ci farà ricordare con più probabilità aspetti negativi del passato e di conseguenza ci farà pensare a un futuro negativo.

Marchetti, I. Hopelessness: A network analysis. Cognitive Therapy and research (2018)

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Enrico Gamba