Il perfezionismo uccide?

Psicologo Milano - perfezionismoOggi in molti tendono a voler eccellere nel proprio campo o in generale nella vita, arrivando a volte a livelli estremi di perfezionismo. Quest’attitudine sempre più diffusa e alimentata anche dall’esempio di personaggi famosi come ad esempio Steve Jobs è sempre più oggetto di studio anche per la psicologia.

In una ricerca pubblicata su Review of General Psychology è risultato come in realtà il perfezionismo, inteso essenzialmente come il bisogno di essere perfetti o apparire tali, è associato a livelli sempre più alti di depressione e ansietà e, soprattutto, questa la notizia più allarmante, di suicidio.

Perfezionismo e insicurezza

In realtà il perfezionismo nasconde spesso dietro di sé una radicata insicurezza, la convinzione più profonda di essere tutto tranne che perfetti. Il perfezionista crede in definitiva che potrà essere accettato e non giudicato solo riuscendo a mantenere standard qualitativi sempre più alti.

Spesso alimenta un forte giudice interiore che lo costringe costantemente a stare all’erta, a non rilassarsi e lasciarsi andare. Accade così che semplicemente è sempre più in tensione, stressato, incapace di vivere semplicemente la vita per ciò che è.

Il rischio è così evidente. Il continuo e in realtà irraggiungibile bisogno di perfezionarsi lo porta a percepirsi in realtà sempre più indegno e inadeguato, di fatto sbagliato.

Come il perfezionismo viene percepito dall’esterno

In uno studio del 2007 i ricercatori hanno condotto interviste con amici e familiari di persone che si erano recentemente tolte la vita. Più della metà di loro sono state descritte come perfezioniste.

Il perfezionista è inoltre molto bravo a nascondere il proprio dolore. Condividerlo verrebbe vissuto come una forma di smascheramento in cui il lato fragile e sofferente verrebbe alla luce, un rischio troppo grosso da correre. In realtà il perfezionismo nasconde una forte ansia e un bisogno di controllo che possono essere superati solo riuscendo a sviluppare una diversa immagine di sé.

Spesso il perfezionismo porta anche alla solitudine facendoci coltivare rapporti più superficiali per via del timore profondo di non essere accettati per ciò che siamo. Il risultato è di essere percepiti come ultra performanti, irraggiungibili, difficili.

Una via sana del perfezionismo

In una società così performante e richiedente spesso il perfezionismo viene scambiato per una qualità, qualcosa da raggiungere, un obiettivo.

In realtà una certa attenzione al dettaglio e la spinta a fare sempre le cose al meglio è encomiabile e auspicabile. Il problema nasce quando quest’attenzione volta al continuo perfezionare inizia a incidere con lo stesso risultato e più in generale con gli altri ambiti della vita.

Posso avere una tendenza al perfezionismo e a mantenere alti standard qualitativi nei diversi ambiti della vita e questo non è per forza un male. Il punto e non permettere a questa tendenza della mente di prendere il sopravvento nella nostra vita spingendoci a perdere di interesse nella vita stessa, a ridurre la qualità delle nostre relazioni a sottintendere continuamente la nostra inadeguatezza.

Come vivere meglio il perfezionismo

La questione centrale è quella di ridurre il senso di inadeguatezza che spinge ad essere così performanti. Ben inteso, esso può essere anche utile in diversi contesti ma la radice da cui scaturisce va guarita al fine di poter godere del frutto dei propri sforzi.

Ridurre l’ansia

Uno dei temi centrali parlando di perfezionismo è quello dell’ansia. Il perfezionista tipicamente preserva una condizione ansiosa soggiacente costante.

L’ansia scaturisce in realtà proprio da quel senso di inadeguatezza che spinge il perfezionista ad essere tale.

Imparare così a ridurre l’ansia, anche con tecniche rinomate come la Mindfulness, può essere molto utile per ridurre quello stimolo costante a fare, migliorare, perfezionare, senza mai concedersi di rilassarsi e godersi il momento.

Imparare a festeggiare

Per riuscire invece a fare questo può essere utile introdurre nella propria vita delle buone prassi che vadano a modificare il nostro modo di percepirci.

Ad esempio potrei imparare a festeggiare con le persone care i successi della vita. Una volta raggiunto un obiettivo abituarmi a celebrare il momento.

Celebrare è molto importante, è dare valore, amore, gratitudine a quanto stiamo vivendo. Anche il solo imparare a essere grati con noi stessi più avere un impatto importante nelle nostre vite, aiutandoci a percepirci come sempre di maggior valore.

Coltivare relazioni più profonde

Anche coltivare relazioni più autentiche può essere molto importante. Frequentare una o due persone con cui poter essere pienamente me stesso è un punto di forza notevole. Specialmente se queste persone mi sono molto vicine. Essere se stessi significa potersi esporre raccontando serenamente anche i propri punti di fragilità senza paura di essere attaccati o giudicati.

Se viceversa mi sento di dover sempre e solo mostrare una parte di me rischio di perdere in autenticità e in valore e coltivare nel tempo sempre più quel senso di inadeguatezza e solitudine.

Dedicarsi ad attività che aumentino la propria autostima

L’autostima è di fatto stima di sé. Se faccio cose di valore essa crescerà.

Fra i tanti modi che ci possono così aiutare nel gestire il perfezionismo e l’insicurezza ad esso soggiacente vi è di certo il dedicare parte della propria vita agli altri, volgendo al servizio altruistico le proprie innegabili doti. Un atteggiamento altruista, volto a rispondere alle esigenze altrui impiegando i propri talenti, non tanto per essere perfetti ma per cercare di rendere migliore la vita delle persone a noi vicine, potrà portare ad una crescita molto più profonda e positiva della propria immagine di sè. Questo ci porterà a vivere con maggiore serenità il confronto con il mondo e con l’altro.

Controllare i propri pensieri

Spesso quel senso di inadeguatezza che ci porta ad essere eccessivamente performanti è alimentato da continui pensieri giudicanti che agiscono in background. Tali pensieri costantemente sottolineano quanto manca, quanto non è stato ancora fatto, in definitiva quanto sia il nostro scarso valore.

Imparare a controllare i pensieri usando pratiche di consapevolezza può essere molto importante, riuscendo così a riconoscere la realtà per ciò che è. Semplicemente riuscendo a vedere quanto sia già stato fatto e quanto assurdi siano alle volte certi pensieri.

Imparare a sbagliare

Un altro semplice esercizio che possiamo mettere in atto per superare il perfezionismo è quello di sbagliare deliberatamente. Arrivare apposta cinque minuti in ritardo a un meeting. Darsi un limite nel rileggere una mail prima di spedirla.

Una volta commesso “l’errore” ci si può fermare a ascoltarsi e a notare le tante reazioni dentro di noi.

Esse potranno essere di diversi tipi ma accorgercene e ridimensionarle sarà utile per gestire sempre meglio quel senso di inadeguatezza.

Rivaluta i tuoi standard

Infine potresti cercare di ridimensionare i tuoi standard, magari non in tutti gli ambiti della vita ma in alcuni si, trovando dei compromessi fra dovere e piacere. Troppo spesso ci chiediamo troppo, arrivando ad esaurisci e a provare alti livelli di stress. Ridimensionare le nostre aspettative verso noi stessi può essere una buona strategia per ottenere in realtà molto di più nel lungo tempo.

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Enrico Gamba