Ipocondria, come funziona e come superarla

Ipocondria, come funziona e come superarla2018-11-22T21:01:58+00:00

Ipocondria, che cos’è.

L’ipocondria è un disturbo che riguarda un’eccessiva, persistente e sproporzionata preoccupazione per la salute.

Chi ne soffre dedica molto tempo e molta energia a pensare alla propria salute attraverso controlli attenti e accurati del proprio corpo. L’ipocondria induce a cercare aiuto e rassicurazioni sui propri sintomi, rivolgendosi  a professionisti e a familiari e cercando in maniera spasmodica informazioni su internet.

L’ipocondria compromette e deteriora il funzionamento lavorativo, sociale e relazionale della persona inficiandone la qualità della vita. 

Ipocondria - Psicologo Milano

 

Alcuni sintomi dell’ipocondria

Le persone che soffrono di ipocondria sono così allarmate circa la loro salute da interpretare ogni segnale del corpo come conferma di una grave malattia. 

Sono convinte di essere malate, vivono costantemente in allerta controllando minuziosamente il proprio corpo e ricorrendo di frequente ad esami diagnostici o a terapie mediche.

 

Ansia e ipocondria

Tale disturbo d’ansia comporta la preoccupazione di avere o contrarre una grave malattia non diagnostica. I sintomi somatici sovente non sono presenti oppure sono di lievissima entità. Di solito, una valutazione completa non riesce a identificare una grave condizione medica tale da giustificare la preoccupazione dell’individuo.

La preoccupazione può nascere da un segno o da una sensazione fisica non patologica, il disagio dell’individuo non proviene principalmente dal sintomo in sé, quanto piuttosto dalla sua ansia per il senso, il significato o la causa del sintomo lamentato (la sospetta diagnosi medica).

Gli individui ipocondriaci si allarmano facilmente riguardo alla salute e alle malattie, anche solo sentendo che qualcun altro si è ammalato o leggendo una notizia.

Inoltre le loro preoccupazioni riguardo la salute o su una malattia non diagnostica non rispondono alle appropriate rassicurazioni mediche, agli esami diagnostici negativi o al decorso benigno. Anzi, in alcuni casi, le rassicurazioni mediche potrebbero aumentare le preoccupazioni circa la malattia. 

La malattia diviene un elemento fondante l’identità e centrale per l’immagine di sé. Questo incessante preoccuparsi diventa spesso frustrante per gli altri e può provocare forte tensione all’interno della famiglia.

In rari casi, l’ansia conduce a un evitamento disadattivo di situazioni – come ad esempio la visita di familiari malati – o di attività – l’esercizio fisico –, che “potrebbero” mettere a repentaglio la salute.

 

Come si sviluppa l’ipocondria e qual’è la sua diffusione

Sviluppo della malattia

L’esordio dell’ipocondria è poco definito. In generale si presenta la prima volta nei giovani adulti e permane fino alla mezza età. Potrebbe diventare una condizione pervasiva e aggravarsi nel caso non avvenga un intervento di cura efficace. 

Vi è un aumento dell’ansia collegato all’avanzare dell’età, mentre nell’infanzia il disturbo è molto raro se non secondario a quadri di malattia più complessi. 

 

Epidemiologia

La prevalenza dell’ipocondria comprende è tra l’1,3 % ed il 10% della popolazione, mentre considerando le persone ricoverate in ambulatori medici le percentuali aumentano tra il 3 e l’8 %. Non si riscontrano differenze tra maschi e femmine nella presenza del disturbo.

L’ipocondria può essere scatenata talvolta da un forte stress o da una minaccia per la vita dell’individuo. Una storia di abuso o di grave malattia durante l’infanzia può predisporre allo sviluppo del disturbo nell’età adulta. 

 

Difficoltà associate con l’ipocondria

Si rammenta che l’ipocondria è facilmente associata a disturbi d’ansia e disturbi depressivi. È appurato che circa i due terzi degli individui con disturbo ipocondriaco potrebbero sviluppare con facilità difficoltà psichiche aggiuntive, come ad esempio i disturbi somatici e i disturbi di personalità.

Per diagnosticare correttamente l’ipocondria è necessario differenziarla da altri disturbi affini. In molte condizioni mediche, per esempio, quando una persona è affetta da una malattia, è normale manifestare uno stato d’ansia. Tuttavia se quest’ansia è sproporzionata rispetto alla gravità della malattia e non si limita nel tempo potrebbe essere il caso dell’ipocondria.

Nel disturbo da sintomi somatici sussiste una sintomatologia fisica concreta e ben individuabile nel paziente, mentre nell’ipocondria i sintomi sono minimi ed è la preoccupazione del paziente ad essere rilevante e discordante.

In altri disturbi d’ansia, come ad esempio gli attacchi di panico, le preoccupazioni sono generali o legate strettamente a ciò che è scatenato dall’episodio.

Nel disturbo ossessivo-compulsivo i pensieri possono riguardare la salute, ma risultano intrusivi e riguardano il timore di contrarre una malattia futura, mentre l’ansia da malattia riguarda la situazione presente. Inoltre nell’ipocondria non si riscontrano ossessioni e compulsioni.

Anche nel disturbo depressivo possono essere presenti preoccupazioni circa il proprio stato di salute o l’insorgenza di malattie, tuttavia tali pensieri sono legati agli episodi depressivi e non hanno la continuità tipica del disturbo ipocondriaco. 

In linea generale, possiamo affermare come la persona sia consapevole che la malattia che sospetta non è presente, ma ne avverte comunque i sintomi non riuscendo a liberarsi dall’idea di essere malato.

 

Aspetti psicologici e caratteriali coinvolti 

L’ipocondria è uno tra i disturbi in maggior crescita da un paio di decenni a questa parte.

Con molto probabilità, questa crescita va di pari passo con la tendenza, o forse l’illusione,  ipermoderna di “mantenere il controllo”  tipica dell’epoca in cui viviamo. 

Nella fattispecie, dal momento che abbiamo a nostra disposizione maggiori conoscenze e strumenti diagnostici accurati e validi, si diffonde  la credenza di poter mettere sotto controllo l’esistenza e l’ineluttabilità della vita. 

(Interessante è ad esempio l’emergente fenomeno della Cybercondria in cui le persone passano sempre più tempo a visionare ogni genere di malattia ricercando su internet.)

 

La ricerca del controllo

In questa direzione l’ipocondria rappresenta un tentativo di controllare qualcosa che in buona sostanza appartiene alle leggi della vita. Il paradosso di chi soffre di ipocondria consiste proprio nel fatto che, anziché vivere la propria vita seguendo le passioni e le personali aspirazioni, affronta la vita quotidiana in preda alla paura di essere malato e nell’insicurezza della propria salute.

Come ampiamente trattato, l’ipocondria può costringere la persona che ne è affetta a continue visite mediche, anche molto approfondite, per verificare la fondatezza dei sintomi che percepisce. Un riscontro negativo da parte del medico non arresta il comportamento del paziente, che continua a chiedere attenzione sulle sue presunte malattie. Tali convinzioni possono far sì che la persona si limiti nella vita di tutti i giorni: come se fosse malato, pur non avendo nessun elemento che confermi tale ipotesi. Il che inficia significativamente le relazioni interpersonali, il lavoro e i rapporti familiari.

Secondo il modello relazionale, si può affermare che chi soffre di ipocondria vive la propria vita all’interno di una prospettiva esistenziale tesa ad allontanare gli stati affettivi ponendo il focus sul corpo e la salute fisica. Lo stile prevalentemente adottato è, in effetti, quello del controllo. 

In linea generale, i pazienti di questo genere hanno forti difficoltà a dare la fiducia necessaria agli altri per poter essere con loro in un’intimità profonda. Le loro strategie disattivanti creano delle difficoltà relazionali. In effetti queste persone tentano ad ogni costo di mantenere il controllo nella loro vita: dal loro corpo alla relazione, dalla famiglia agli affetti. Con più precisione, la perdita del controllo potrebbe significativamente minacciare l’identità, l’autosufficienza e l’autonomia, aspetti così importanti e imprescindibili. 

 

Incorporare gli affetti

Un altro meccanismo piuttosto tipico è la tendenza a incorporare gli affetti. I sentimenti, gli stati d’animo, le preoccupazione della vita quotidiana tendono ad essere assorbite dal corpo ed espresse attraverso i suoi segnali che, con particolare incidenza, nell’ipocondriaco sono interpretati come evidenza di una grave malattia.

Nella fattispecie, per l’ipocondriaco può essere importante riconoscere che, dietro le preoccupazioni eccessive per il corpo e la loro salute, possano esserci sentimenti di paura, sconforto e malinconia circa il senso della vita e la loro identità. È stupefacente come – nel lavorare con individui che manifestano ipocondria –, una volta presa coscienza del proprio corpo e del senso che tale preoccupazione ha nella vita di tutti i giorni, gli individui riacquisiscano un senso di sé stabile e un’energia vitale capace di far riemergere dalla spirale negativa in cui sono entrati.

 

Intervento efficace

Il soggetto affetto da ipocondria è intrappolato in una spirale viziosa che rende vani i tentativi di rassicurazione e le valutazioni critiche che esso rivolge alla propria condizione.

I tentativi di rassicurazione – ricerche di informazioni su internet, pareri continui chiesti ai familiari, visite mediche, esami specialistici – solitamente non funzionano o funzionano solo temporaneamente e soprattutto in molti casi acuiscono i timori ipocondriaci.

Nello specifico, la terapia per il Disturbo d’ansia da malattia potrebbe essere orientata su più livelli: farmacologico, psicoterapeutico o integrato (nei casi maggiormente complessi). 

L’approccio farmacologico è utile per alleviare i sintomi o per meglio controllarne alcune fasi più acute dal punto di vista della sintomatologia. È bene segnalare che, vista la natura del disturbo, una persona potrebbe rifiutarsi di assumere i farmaci per paura di ammalarsi o di avere danni alla salute.

 

La psicoterapia per l’ipocondria

La psicoterapia è ritenuta a oggi una forma di intervento che può dare buoni risultati e affrontare con successo l’ipocondria.

Chi soffre di ipocondria interpreta erroneamente le sue sensazioni corporee e ve ne attribuisce una pericolosità esagerata rispetto alla realtà. L’intervento di psicoterapia è volto a disputare l’idea che i sintomi sperimentati siano generati da una grave malattia, costruendo un’ipotesi alternativa, più adeguata e vicina alla realtà. 

Il paziente, intrapresa la psicoterapia, viene guidato attraverso un percorso atto a renderlo maggiormente consapevole dei personali stati affettivi, dei meccanismi che governano il suo comportamento e del modo in cui funziona la sua mente. Con l’aiuto del terapeuta vengono individuati i circoli di mantenimento del disturbo e le sue ripercussioni su aspetti comportamentali, con un graduale miglioramento della qualità della vita, fino a quel momento compromessa dal timore di avere una grave malattia.

 

La Mindfulness per gestire sempre meglio gli stati ansiosi

Una tipologia di intervento utile per poter imparare a gestire l’ansia è di certo la Mindfulness. La Mindfulness è considerata oggi uno degli interventi più efficaci per gestire ansia e stress. Anche nel caso dell’ipocondria la Mindfulness può rivelarsi uno strumento efficace, in grado di aiutare notevolmente nella gestione dei pensieri che si sviluppano durante la malattia.

Se vuoi imparare a conoscere meglio questo pratica di consapevolezza puoi seguire il corso gratuito di Mindfulness Online.

 

Ipnosi e ipocondria

Un altro strumento molto utile per lavorare sull’ipocondria è di certo l’ipnosi. L’ipnosi aiuta molto a gestire meglio il controllo, a lasciarsi andare, a rilassarsi. Grazie ad opportune induzioni ipnotiche è possibile facilitare uno stato di maggior benessere, aiutare a rientrare in contatto con il corpo, riequilibrare i nostri stati interni.

 

Riattivare l’emisfero destro

Per concludere – attraverso uno spunto di riflessione che riguarda la neurobiologia della mente – sarebbe bene, per queste persone che soffrono di ipocondria, apprendere a utilizzare l’emisero destro con i suoi processi creativi. Così facendo, si facilitano i processi di integrazione e connessione tra l’emisfero sinistro, più dedito alla logica e all’organizzazione – che funziona estremamente bene in queste persone – e l’emisfero destro. Il che sosterrà il riappropriarsi e il (ri)sentirsi protagonisti della propria vita. In questa direzione, l’arte, la musica, il teatro e le attività che riguardano il corpo, possono essere di grande aiuto a chi vuole superare l’ipocondria.