Disturbo Ossessivo Compulsivo

Disturbo Ossessivo Compulsivo2018-07-01T01:25:49+00:00

Disturbo Ossessivo Compulsivo: che cos’è.

Il disturbo ossessivo compulsivo, spesso indicato con l’acronimo DOC, si contraddistingue dalla presenza di pensieri intrusivi, le ossessioni, e da azioni riparatorie quali le compulsioni.

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo determina un elevato stato di sofferenza psichica, sia a livello familiare sia personale.

Lo stato emotivo che si associa in prevalenza può comprendere il senso di colpa, la paura e il disgusto. Questi stati d’animo possono essere alla base delle tipiche modalità comportamentali tese al controllo, alla perfezione, all’ordine o all’igiene.

Disturbo ossessivo compulsivo

Descrizione del Disturbo Ossessivo Compulsivo

“Ogni volta che Andrea entra in casa si lava accuratamente le mani e non vuole essere toccato da nessuno, perché – dice – così potrebbe essere contaminato. Anche la sua stanza, per nessuna ragione al mondo, deve essere “toccata”; non ci è consentito neanche entrare, come se, solo con il nostro ingresso, si sentisse invaso”

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo è un quadro clinico caratterizzato dalla presenza di pensieri ripetitivi spesso associati ad alti livelli d’ansia e seguiti da moduli di comportamento volti a vanificare il pensiero ossessivo.

In generale, i disturbi ossessivo-compulsivi differiscono dalle quotidiane preoccupazione e i normali rituali che si possono osservare poiché sono eccessivi limitando la vita quotidiana.

La differenza tra disturbo clinico e un quadro sotto soglia richiede una valutazione approfondita e l’osservazione di un certo numero di fattori, che includono il grado di disagio dell’individuo e di compromissione severa del funzionamento.

 

Le ossessioni

Nella fattispecie, le ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini, intrusivi, ricorrenti e persistenti, accompagnati da ansia e disagio marcati che s’inseriscono nella mente in modo involontario e al di fuori del controllo del soggetto. Per quanto siano fonte significativa di sofferenza, la persona non riesce ad allontanarli dalla mente. Il contenuto delle ossessioni viene vissuto come contrario alla personalità e al modo d’essere del paziente, che lo giudica estraneo e insensato, tentando di resistervi attraverso determinati atti. Le emozioni sottostanti alle ossessioni variano secondo le peculiarità del soggetto, alcuni temi ricorrenti riguardano impulsi aggressivi verso altre persone, il timore di essere contaminati o altri pensieri di natura sessuale o soprannaturale. Sovente elicitano stati affettivi di paura, disgusto o senso di colpa.

 

Le compulsioni

Le compulsioni, invece, rappresentano agiti comportamentali ripetitivi e programmati, messi in atto per prevenire un evento temuto o per ridurre lo stato psicologico di concitazione dell’ossessione. Possono essere anche dei veri e propri rituali che devono essere eseguiti secondo regole rigide e sempre con la stessa sequenza. Le compulsioni possono essere osservabili come il lavarsi le mani, il riordinare, e il controllare, ma anche non così evidenti, come nel caso di azioni compiute mentalmente (pregare, il contare o il ripetere parole mentalmente). La persona si sente, in ogni caso, obbligata a metterle in atto in risposta o per scongiurare un’ossessione.

Per mezzo delle compulsioni l’individuo riesce a ridurre la sgradevole sensazione che qualcosa non va o che potrebbe accadere qualcosa di catastrofico. Eppure, le compulsioni non rimuovono le ossessioni completamente, che possono aumentare o ripresentarsi nel tempo. Inoltre le compulsioni possono diventare molto debilitanti, impegnare molto tempo e costituire esse stesse un problema.

Un caso non raro è che la persona con disturbo ossessivo-compulsivo inizi a evitare tutte le situazioni associabili alle ossessioni e limitare notevolmente la propria vita sociale o lavorativa, chiudendosi in se stessa avvertendo sentimenti di vuoto e angoscia.

 

Le tante forme del Disturbo Ossessivo Compulsivo

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo si manifesta più frequentemente con compulsioni di lavaggio, di pulizia o di controllo.

Tuttavia nel complesso si distinguono 4 sottotipi di Disturbo Ossessivo Compulsivo:

  • lavaggio/pulizia: Le ossessioni sono di contaminazione, associate a rituali di pulizia e di evitamento. Le compulsioni di lavaggio e pulizia sono solitamente legate alla paura di un contagio con germi portatori di malattie o alla contaminazione con escrementi umani, sostanze pericolose o altro. Il timore di tali persone è che, venendo in contatto con queste sostanze, possano ammalarsi gravemente, morire o contagiare qualcun altro.
  • Controllo: Le ossessioni sono rappresentate dal dubbio di aver fatto o non fatto qualcosa che causi un grave danno alla propria reputazione. I rituali sono di controllo e di evitamento. Le compulsioni generalmente indicano comportamenti preventivi quali il controllo di elettrodomestici (ad esempio, cucina a gas, macchina da caffè elettrica, ferro  da stiro) per il timore che possano provocare danni all’abitazione. A volte i rituali di controllo avvengono esclusivamente a livello mentale (ad esempio, ripercorrere mentalmente la sequenza di un’azione, come l’aver guidato per un tratto di strada, per rassicurarsi di non aver causato incidenti).
  • Ordine: Queste compulsioni sono espressione della spinta a organizzare simmetricamente oggetti personali, vestiti o arredamento. Sovente accade che gli individui affetti non sanno riferire le paure ad esse connesse, tranne la sensazione di angoscia che qualcosa non sia al posto giusto.
  • Ripetizione: Possono riferirsi a una qualsiasi azione, oggetto o rappresentazione mentale (contare le mattonelle, i semafori rossi, pensare a serie di numeri o schemi). Spesso si accompagnano a una forma di pensiero magico (ad esempio, il timore che se non si mette in atto la compulsione, possa accadere una disgrazia a una persona cara).

Secondo le nuove categorie diagnostiche, sono correlati al disturbo ossessivo compulsivo il disturbo da accumulo e il disturbo da dismorfismo corporeo. In linea generale, si includono anche le condizioni di comportamenti ripetitivi legati ad una particolare focalizzazione nel corpo (oltre a strapparsi i capelli e all’escoriazione della pelle) come il mordersi le unghie, mordersi le labbra e le guance sempre accompagnati da ripetuti tentativi del soggetto di controllare o fermare il comportamento in questione. I casi di DOC che mostrano una sintomatologia esclusivamente ossessiva sono connotati da pensieri rigidi di gelosia o di preoccupazione circa l’infedeltà del partener.

 

Origine, sviluppo e diffusione del DOC

Incidenza del Disturbo Ossessivo Compulsivo

La prevalenza puntuale nella popolazione generale è circa di 1,5%.

L’età d’esordio in media è intorno ai 20 anni; circa nel 25 percento dei casi l’esacerbazione del disturbo avviene prima dei 14 anni.

 

Decorso del DOC

Il decorso non è sempre cronico, bensì composito e con varianti evolutive, forme sporadiche e forme biologiche. È un disturbo suscettibile ad eventi di vita, nello specifico eventi di vita gravi interessano l’esordio in bambini, adolescenti e adulti. Per il genere femminile, un ulteriore fattore di rischio sarebbe rappresentato dalla gravidanza.

L’esordio del Disturbo Ossessivo Compulsivo solitamente è graduale nel 70% dei casi prima dei 30 anni. Il decorso è cronico, con peggioramento della sintomatologia in seguito a eventi stressanti e il tasso di remissione spontanea è minimo. Circa il 15% dei casi presenta un progressivo deterioramento socio-lavorativo, il 5% ha un decorso episodico e circa il 60-80% migliora in seguito a un trattamento efficace.

Possono verificarsi delle conseguenze anche per la salute. Per esempio, individui con disturbo di contaminazione possono evitare gli ambulatori medici o gli ospedali; oppure possono sviluppare problemi dermatologici in seguito alle lesioni dovute ai lavaggi eccessivi.

Quando il disturbo ha inizio dell’infanzia o nell’adolescenza, gli individui possono incontrare difficoltà di sviluppo. In effetti, in adolescenza le persone possono evitare di socializzare con i coetanei. I giovani adulti possono avvertire difficoltà nel momento in cui lasciano la loro casa d’origine per vivere l’emancipazione. Non è insolito che soggetti con disturbo ossessivo-compulsivo tentino di imporre regole e divieti ai membri della famiglia a causa del loro disturbo.

 

Origine del Disturbo Ossessivo Compulsivo

I fattori alla base dell’origine del disturbo possono essere sia temperamentali, sia genetici, sia ambientali. Tuttavia, è piuttosto usuale che il temperamento di chi soffre di disturbo ossessivo-compulsivo sia connotato da timidezza e inibizione. Le emozioni sono sperimentate come inopportune e prevalentemente non considerate utili a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Dal punto di vista psicologico si assiste ad un prevalenza di meccanismi orientati al raziocinio, alla logica e al controllo. Alcune ricerche hanno illustrato come il perfezionismo sia una componente prevalente e spesso di primo ordine nello genesi del DOC. Pur essendo competenti nel campo affettivo, di fronte a sollecitazioni emotive questi pazienti non trovano altre modalità, al di fuori delle compulsioni, per modulare e tollerare l’angoscia che deriva dalle situazioni quotidiane.

 

Disturbi correlati al DOC

In molti casi al disturbo ossessivo-compulsivo si associano altre difficoltà di carattere emotivo e relazionale.

Soprattutto lungo l’infanzia, il disturbo ossessivo-compulsivo è accompagnato a un quadro clinico in cui si trovano sovente impulsività e disturbo da deficit di attenzione e iperattività.

Molti adulti possono sviluppare lungo il decorso del DOC un disturbo d’ansia o disturbo depressivo. Anche i tratti di personalità di perfezionismo e di controllo si accostano in un a percentuale che varia tra il 22 e il 31 percento al disturbo ossessivo-compulsivo.

La letteratura scientifica ha identificato un’associazione significativa tra DOC e disturbo da Tic. La correlazione tra i due disturbi può arrivare fino al 30 percento.

 

Come si cura il Disturbo Ossessivo Compulsivo

Alla luce degli elevati stati di sofferenza che può raggiungere un disturbo ossessivo-compulsivo, tenuto conto dell’impatto sul fronte familiare, l’individuazione tempestiva e un intervento efficace – e adeguato alla caratteristiche di personalità – sono elementi importanti e non trascurabili.

Del resto nei casi in cui non venga adeguatamente trattato, il disturbo ossessivo-compulsivo può essere profondamente invalidante per la persona e può andare a intaccare significativamente la capacità di gestire gli aspetti più basilari della propria vita, come ad esempio svolgere il proprio lavoro e intrattenere relazioni sociali equilibrate.

La letteratura internazionale auspica che i trattamenti psicologi più appropriati vadano a valutare l’entità e la gravità del disturbo, con particolare riferimento all’impatto nel campo relazionale, sociale e familiare, e sappiano integrare diverse tecniche al fine di raggiungere un risultato efficace ma soprattutto duraturo.

Nei casi più estremi e patologici, il trattamento farmacologico in associazione alla psicoterapia ha buone percentuali di successo. Tuttavia, nei casi che si collocano a un livello moderato la psicoterapia dovrebbe integrare sia un aspetto comportamentale, come ad esempio utilizzando azioni volte alla desensibilizzazione, sia uno più improntato ad aumentare le strategie che l’individuo dispone per gestire gli impulsi che giudica intollerabili.

Una buona terapia, che prende spunto dai principi cognitivi di esposizione controllata e prevenzione dei rituali, migliora in termini di accettabilità e tollerabilità la sofferenza del soggetto.

Alcuni studi hanno mostrato come la pratica mindfulness, in associazione alla psicoterapia, offra una prospettiva ampia e globale intervenendo sia sulla sintomatologia, sia sugli aspetti più profondi della soggettività.

Del resto, raggiugere una buona capacità di essere consapevoli, momento per momento, con libertà e senza giudizio dei personali stati mentali e dell’esperienza che viviamo nel qui e ora è senza ombra di dubbio il nucleo centrale per riuscire a superare le difficoltà del disturbo ossessivo-compulsivo.

 

Il modello relazionale nella cura del DOC

Alle fondamenta del disturbo ossessivo-compulsivo vi è uno stato emotivo di colpa eccessiva, smisurata e oltre i limiti umani di tolleranza, a cui sovente si aggiunge un senso irrealistico di responsabilità o, più probabilmente, la tendenza a voler mantenere sotto il totale controllo gli eventi della vita. Il che sappiamo essere, in qualche misura, un evitare di accettare i limiti inerenti alla vita, al modo e alla natura.

Il processo terapeutico, secondo il modello relazionale, racchiude un approccio al disturbo – integrando una pratica orientata in prima battuta alla riduzione dello stato di sofferenza contingente – che si dirige al cuore dell’organizzazione psicologica soggiacente.

Secondo questa prospettiva, lo stato prevalente della mente, associato con facilità al DOC, potrebbe essere quello di tipo evitante/distanziante. In effetti, i pazienti di questo genere hanno forti difficoltà a dare la fiducia necessaria agli altri per poter essere con loro in un’intimità genuina. Le loro strategie disattivanti creano difficoltà relazionali che autoalimentano la sofferenza psichica.

Con più precisione, la perdita del controllo – che sembra essere la strategia preminente del paziente che soffre di disturbo ossessivo-compulsivo – potrebbe significativamente minacciare l’identità, l’autosufficienza e l’autonomia.

 

Come si sviluppa il processo terapeutico

All’interno della psicoterapia, paziente e terapeuta potranno sostare con libertà sui temi più significativi e pregnanti, secondo l’esperienza soggettiva del paziente, in un luogo in cui sicurezza, riconoscimento e soddisfacimento dei bisogni emotivi sono al primo posto. Così facendo, il paziente farà emergere modalità relazionali maggiormente autentiche e creerà, all’interno di una relazione d’attaccamento sana,  nuovi stati della mente capaci di dare vita a nuove strategie con cui affrontare il presente, avendo la possibilità di vivere pienamente gli eventi della vita quotidiana e, soprattutto, di progettare il futuro che desidera.

Alcuni autori di matrice relazionale (Wallin, 2007; Bromberg; 2011) suggeriscono che mettere in gioco l’emisero destro con i suoi processi creativi, potrebbe generare scenari trasformativi e innovativi. In questo modo si facilita il costituirsi di connessioni tra l’emisfero sinistro, più dedito alla logica e all’organizzazione – che funziona estremamente bene nei distanzianti – e l’emisfero destro, facilitando il riappropriarsi e il risentirsi protagonisti della propria vita.

 

Riprendere il controllo

All’interno di una cornice relazionale strumenti che si è visto essere utili per aiutare la persona a riprendere il controllo della propria vita sono quelli ipnotici. L’ipnositerapia o anche alcuni modelli da essa derivati come quello di Giorgio Nardone aiutano molto in questi casi. Da un lato utilizzando strategie finalizzate a riprendere il controllo del proprio mondo interno. Dall’altro permettendo di accedere ad uno spazio interiore di maggior profondità in cui la mente riesce sempre più a rilassarsi. Grazie all’ipnosi è possibile indurre una maggior sincronizzazione emisferica e facilitare la capacità della persona di riappropriarsi sempre più della propria vita interiore.