Ipnosi regressiva

Ipnosi regressiva2018-07-01T01:46:44+00:00

Che cos’è l’ipnosi regressiva

L’ipnosi regressiva è una particolare applicazione dell’ipnosi realizzata al fine di rievocare eventi del passato prossimo o remoto.

enrico gamba - ipnosi regressiva.

Grazie all’induzione ipnotica il nostro stato di coscienza si modifica permettendoci di aumentare attenzione e concentrazione. Diviene così estremamente più semplice ricordare eventi del passato. In alcuni casi, a seconda del soggetto e del livello di profondità raggiunto, è possibile rivivere gli eventi remoti provando nuovamente emozioni e sensazioni ad essi associati.

L’ipnosi regressiva permette quindi di andare a ricordare con facilità eventi significativi che è importante ricordare per vivere meglio il momento attuale.

Con regressione si intende semplicemente l’andare indietro, al passato. Se ricordassi cosa ho mangiato a colazione semplicemente starei facendo una regressione. La differenza sta nel fatto che in uno stato di ipnosi è possibile ricordare anche eventi molto remoti completamente dimenticati.

 

A cosa serve l’ipnosi regressiva

L’ipnosi regressiva è quindi una particolare forma di ipnosi in cui grazie all’induzione ipnotica è possibile rievocare più facilmente gli eventi passati. In realtà non si tratta solo di ricordare.

Come oggi le neuroscienze hanno ampiamente chiarito, il processo mnestico a livello neuronale corrisponde più ad un rivivere ciò che abbiamo sperimentato piuttosto che ad un semplice ricordare con distacco ciò che è stato.  Ogni volta che ricordiamo andiamo in parte a rivivere il passato pur con la consapevolezza che esso è ormai andato.

Durante l’induzione ipnotica ciò che si verifica è uno stato di concentrazione focalizzata in cui tutta la nostra attenzione è rivolta all’esperienza. Lo stato di ipnosi regressiva ha quindi il notevole vantaggio di farci rivivere con maggior intensità e vivacità gli eventi del passato, permettendoci di sperimentare nuovamente vissuti ed emozioni ad essi associati.

Proprio questo processo ha delle implicazioni cliniche notevoli, permettendo in uno spazio protetto come quello della psicoterapia di andare ad affrontare eventi del passato che ancora oggi possono influenzarci, in molti casi andando all’origine di sintomi o vissuti altrimenti difficilmente comprensibili.

 

Rievocare il passato per trasformalo

E’ proprio questo processo di “ricordo rivissuto” che permette di andare a lavorare in profondità su quegli eventi o periodi della vita che possono averci maggiormente condizionato.

Ricordare così il passato in una condizione di ipnosi regressiva permette diversi interventi. In primo luogo aiuta ad accrescere la consapevolezza dei propri vissuti e degli eventi o fasi della vita ad essi maggiormente associati, aiutandoci a rientrare in contatto con parti di noi stessi spesso dimenticate. In secondo luogo permette anche di intervenire su questi vissuti andando a vivere/rivivere scenari differenti, modificando parte di ciò che è stato, trasformando le emozioni provate.

Stati d’ansia ricorrenti, fobie, disturbi alimentari, sono solo alcuni fra i tanti sintomi che possono essere meglio compresi grazie all’ipnosi regressiva.

 

Quanto sono accurati i ricordi ?

Dipende. Se ti chiedessi che cosa hai fatto la notte di Natale del 1997 che cosa faresti? Semplicemente cercheresti di ricordare. Magari faresti associazioni, ricorderesti cosa facevi in quel periodo, ragionando andresti a ricostruire la storia, ricordando chi frequentavi, cosa facevi ecc.. Nel fare questo inizieresti a ricordare, alcune immagini potrebbero arrivare agli occhi della mente e  via via andresti a ricostruire con sempre maggiore accuratezza ciò che è stato. I ricordi potrebbero così essere in parte accurati, in parte ricostruiti e quindi meno precisi.

Lo stesso accade ogni volta che ricordiamo. A seconda di ciascuno di noi, della fase di vita che stiamo vivendo o più in generale del nostro contingente “stato della mente”, tendiamo a filtrare e ricostruire i ricordi selezionando parti di quelli maggiormente affini e coerenti con ciò che proviamo in quel dato momento o con ciò che per noi risulta contingentemente maggiormente rilevante.

Nello stato di ipnosi, a seconda del livello di profondità induttiva e della predisposizione di ciascuno di noi in generale e nei diversi momenti della nostra vita in particolare, tendiamo a rievocare con maggiore o minore accuratezza.

Nei diversi anni di pratica clinica mi sono capitati molti casi di persone in grado di ricordare con estrema accuratezza dettagli poi confermati con ricerche successive di periodi della loro vita anche molto remoti, come anche casi di persone che in taluni momenti hanno presentato molta difficoltà ad andare indietro a ricordare e più in generale a riaccedere a sé stessi.

 

L’ipnosi regressiva in ambito clinico

Alle volte mi è capitato di incontrare persone che mi chiedessero di poter usare l’ipnosi regressiva per ricordare eventi o dati specifici, come una password, un oggetto smarrito, una particolare situazione… tuttavia quasi sempre utilizzo l’ipnosi regressiva in ambito clinico.

E nella clinica ciò che maggiormente conta sono i vissuti delle persone, le loro sensazioni, il carico emotivo legato al passato. In questo senso l’accuratezza o meno dei ricordi passa decisamente in secondo piano.

Nella clinica ciò che conta è l’emergere di materiale inconscio che possa essere trattato ed utilizzato per aiutare a sviluppare una maggiore comprensione di sé e dei propri meccanismi interni, delle rappresentazioni che portiamo interiormente ogni giorno con noi e che costantemente condizionano la nostra percezione della realtà.

 

Quanto è possibile andare indietro nel ricordare?

Questo è un tema ampiamente discusso. Sono molti oggi gli studi e soprattutto l’esperienza di diversi clinici che hanno avuto modo di sperimentare quanto l’ipnosi regressiva possa portarci lontano.

Molte persone riferiscono in uno stato di ipnosi regressiva di ricordare i primi momenti di vita e ancora prima il periodo intrauterino.

Molto interessanti a riguardo sono alcuni casi osservati in cui le persone in stato di ipnosi profonda ripresentano lo stesso funzionamento del sistema nervoso al momento della nascita, con movimenti involontari tipici dei neonati.

A tal riguardo la comunità scientifica presenta diverse posizioni. Secondo alcuni non è possibile che le persone ricordino periodi così precoci come quello intrauterino, in particolare attribuendo questo al repentino cambiamento neuronale che si presenta nei primi anni di vita e all’assenza di una percezione di sé. D’altro canto oltre all’esperienza clinica di diversi terapeuti la ricerca ha studiato molti casi di bambini che, ad esempio, esposti ancora in grembo materno a certe musiche risultavano poi più attratti da esse dopo essere nati, mostrandone quindi pur non consapevolmente il ricordo.

Secondo altri, come il dr. Brian Weiss  sarebbe addirittura possibile ricordare eventi ancora precedenti, aprendo la prospettiva ad una dimensione spirituale o alle vite precedenti. Per altri ancora invece tale possibilità sarebbe solo frutto di suggestione. Diverse ricerche ad esempio hanno dimostrato quanto sia possibile suscitare falsi ricordi attraverso specifiche induzioni ipnotiche.

D’altro canto uno degli interventi che vengono usati da sempre in terapia consiste proprio nel suscitare ricordi positivi in sostituzione di quelli maggiormente negativi. Basti pensare al grande psicologo Pierre Janet che usava questa pratica con alcuni suoi pazienti o oggi alla più recente Schema Therapy.

A tal riguardo è utile a mio avviso una chiarificazione.
Come detto ciò che viene evocato durante uno stato di ipnosi come quella indotta durante l’ipnosi regressiva non sempre può essere ricondotto a ricordi verosimili. Spesso durante questo stato di rilassamento profondo possono emergere metafore, racconti, storie (alle volte anche non associate alla vita attuale), come anche falsi ricordi della vita attuale che tuttavia hanno sempre un altissimo contenuto clinico. Se ci si libera dall’intento di voler dimostrare che vi siano o meno altre vite o la veridicità dei ricordi e si raccoglie semplicemente il materiale emerso dall’inconscio del paziente per comprenderne il significato più profondo, questo ha di per sé un valore davvero notevole all’interno di un percorso di psicoterapia. In particolare all’interno di un paradigma transpersonale tali esperienze possono avere un notevole effetto terapeutico.

Anche se solo metaforico quanto evocato può avere un potente effetto catartico, andando a far rilasciare emozioni sopite strettamente legate alla sofferenza attuale. Il nostro cervello di fatto vive o rivive delle storie che parlano di noi, della nostra anima, dei nostri bisogni e vissuti più profondi. Questo già di per sé ha un notevole effetto nella nostra vita.

 

Finalità dell’ipnosi regressiva

Rivivere il passato serve quindi per curare il presente, per consentire all’inconscio di fare emergere quell’esperienze che, una volta comprese e rielaborate prima di tutto emotivamente, permettono al paziente di guarire.

L’obiettivo per una vita serena è di certo quello di vivere con intensità e presenza consapevole il momento attuale, tuttavia ciò che spesso accade è che alcune esperienze del passato ci impediscano di vivere al massimo il presente, relegandoci all’interno di paure o sofferenze antiche di cui a volte non riusciamo a trovare l’origine. Questo è ad esempio il caso delle fobie, ma anche di paure più quotidiane come quella di cambiare lavoro o di mettere su famiglia.

Nella maggior parte dei casi una buona psicoterapia è più che sufficiente in questi casi, tuttavia a volte è possibile che eventi del passato remoto siano responsabili a nostra insaputa di tali paure o difficoltà.

Rivivere questi eventi originari o i vissuti ad essi associati ha in genere il potere di togliere ad essi energia, facendo si che i loro effetti nella nostra psiche inizino ad attenuarsi.

 

Controindicazioni per l’utilizzo dell’ipnosi regressiva.

Le principali controindicazioni sono riferite alla condizione clinica del paziente. L’ipnosi regressiva va utilizzata con estrema attenzione nel caso di pazienti psichiatrici con disturbo borderline di personalità o schizofrenici o in generale nei casi in cui la fragilità dell’Io rischierebbe semplicemente di destabilizzare il paziente. Anche nei casi di depressione maggiore è preferibile utilizzare questo tipo di pratica solo dopo aver superato la fase più acuta. Altre controindicazioni riguardano per lo più la tecnica induttiva e nello specifico quella ultrarapida.

Si sconsiglia in genere l’uso dell’ipnosi regressiva con minori e donne in gravidanza.

In generale tuttavia non sono documentate altre particolari controindicazioni.

 

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