Anoressia Nervosa

Anoressia Nervosa2018-08-15T21:57:20+00:00

Che cos’è l’anoressia nervosa

L’anoressia nervosa è caratterizzata dall’eccessiva restrizione nell’assunzione di calorie, da un peso corporeo significativamente basso e dall’intensa paura di ingrassare.
L’indice di massa Corporea (IMC: calcolato come peso in chilogrammi/altezza in metri^2) è un utile parametro per valutare il peso del corpo in relazione all’altezza. Per gli adulti, un IMC = 18,5 è considerato dall’organizzazione mondiale della sanità come limite inferiore di un peso corporeo normale. Al di sotto di 18,5 si entra nella dimensione di un peso corporeo basso e, nei casi più gravi, un IMC < 17,00 indica sottopeso e magrezza eccessiva.

Gli individui che soffrono di anoressia nervosa mostrano un’intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi. Tale paura di natura fobica non è alleviata dal fatto di perdere peso. Spesso la preoccupazione per l’aumento di peso cresce anche se il peso diminuisce in maniera evidente.

Pur con IMC basso alcuni individui si sentono sovrappeso. Altri individui ammettono di essere magri ma individuano parti del loro corpo – come ad esempio: l’addome, i glutei e le cosce – che avvertono come grasse.

 
anoressia - Enrico Gamba - Psicologo Milano

 

Condotte di restrizione o abbuffate di cibo

Possono emergere due tipologie di disturbo: il primo tipo è connotato da condotte di restrizione; il secondo, invece, è caratterizzato da abbuffate di cibo e successive condotte di eliminazione.
Nel primo caso – “con restrizioni” –, durante gli ultimi mesi l’individuo non riporta episodi di abbuffate o condotte di eliminazione, come ad esempio l’uso improprio di lassativi; è dunque presente principalmente la sintomatologia restrittiva.
Nel caso del sottotipo caratterizzato da “abbuffate” invece, durante gli ultimi mesi l’individuo riferisce ricorrenti episodi di abbuffate e successive condotte di eliminazione come vomito autoindotto e uso di lassativi/diuretici.

 

“A Ogni Costo” Un caso di anoressia Nervosa

“Marta ha 19 anni, frequenta un istituto turistico di Milano e da diversi mesi non riesce a raggiungere i risultati che vorrebbe.

Da mesi ha difficoltà nel memorizzare, nel ricordarsi le cose, è sempre svogliata; ha inoltre bruciori di stomaco; lamenta anche stanchezza eccessiva e spossatezza.

Solo pochi mesi prima era una studentessa brillante ed efficiente ma tuttora fatica a concentrarsi e a studiare con profitto. Marta vuole a tutti i costi avere ottimi voti in tutte le materie, dedica circa 4/5 ore di studio giornaliero in biblioteca. Per questo non ha “tempo” per le amicizie.

Nel frattempo, ormai da un anno, non si piace; non si sente bella quanto le altre ragazze e ha così deciso di cambiare le sue abitudini alimentari. Al mattino salta la colazione e subito dopo il termine delle lezioni va in biblioteca evitando il pranzo. L’unico pasto in cui “deve” mangiare è la cena, perché i genitori, con una certa insistenza, le impongono – non sempre con successo – il pasto.

Marta è alta 160 cm per 43 kg e che ha perso all’incirca 12 kg da quando ha iniziato la dieta. Naturalmente va anche in palestra all’incirca due/tre volte a settimana.

Marta è preda delle norme rigide che si impone. Controlla il corpo e le performance scolastica. Tanto è vero che nel week-end non ha modo di svagarsi: preferisce stilare “liste di cose da fare” che abbiano al centro lo studio e il suo aspetto fisico.

Più volte afferma: “Non posso pensare di non essere all’altezza, di non fare le cose in modo perfetto, altrimenti non ho vie d’uscita. Riconosco che così non va ma mi è difficile smettere, non so farne a meno…”.

Il fatto di tenere sotto controllo l’alimentazione le ha permesso di trovare sollievo, per quanto il suo corpo non possa reggere un andamento di questo genere.

Sul piano relazionale, nondimeno, Marta è sola ed è molto spaventata dall’idea di incontrare un ragazzo o più semplicemente di fare qualcosa di diverso dallo studiare o andare in palestra”

 

Anoressia nervosa e autostima

L’anoressia prende piede solitamente con una dieta. Queste regole alimentari di limitazione hanno alla base il desiderio di migliorare la propria immagine così da aderire agli standard che la società pone.

Il principale scopo è di raggiungere un corpo perfetto attraverso la ricerca dell’ideale di magrezza. Ne consegue un progressivo o repentino dimagrimento fino ad arrivare, in alcuni casi, a un deperimento fisico molto grave. Anche di fronte a questi casi si osserva la paura di ingrassare, quasi venisse a mancare una piena consapevolezza nel percepire il proprio corpo.

È evidente come all’interno di chi manifesta attraverso il copro il proprio disagio possa rilevarsi difficoltà nell’accettare la propria identità e nel regolare la propria autostima prendendo consapevolezza del proprio valore interiore.

Al centro delle credenze di chi soffre di anoressia vi è l’intensa preoccupazione di ciò che può o non può essere mangiato, delle calorie assunte che devono poi essere bruciate attraverso una precisa metodologia.

A livello organico l’anoressia può provocare un logoramento fisico con danni e complicazioni anche gravi a carico di tutti gli organi. Può arrivare, in casi estremi, a provocare esiti gravi e complessi.

L’individuo è generalmente condotto all’attenzione clinica dai familiari quando si verifica una marcata perdita di peso o nel caso non vi siano gli aumenti di peso previsti. Se sono gli individui stessi a ricercare l’aiuto medico, di solito questo avviene per il disagio relativo alle conseguenze del prolungato digiuno (relazionali e psicologiche).

 

Le conseguenze mediche dell’anoressia nervosa

Il segni di digiuno dell’anoressia e le tipiche condotte di eliminazione talvolta associate possono portare a condizioni mediche potenzialmente pericolose. La compromissione nutrizionale cui chi soffre di anoressia si sottopone influenza la maggior parte dei principali sistemi organici e può causare una varietà di disturbi.

Sono comuni disturbi fisiologici l’amenorrea e anomalie dei parametri vitali. Buona parte dei disturbi fisiologici correlati al digiuno sembrano reversibili fatta eccezione per la densità minerale ossea.

Comportamenti come vomito autoindotto, uso improprio di lassativi e diuretici possono causare un certo numero di disturbi che portano ad anomale evidenze di laboratorio.

Quando il peso è gravemente compromesso molti individui presentano umore depresso, irritabilità, insonnia e diminuzione del desiderio sessuale.

 

Prevalenza, sviluppo e decorso

L’anoressia sembra essere maggiormente presente nel genere femminile, dove la prevalenza è dello 0,4%. Il sesso femminile risulta particolarmente colpito con una rapporto di circa 10:1 rispetto ai maschi.

Negli ultimi anni, tuttavia, l’incidenza dell’anoressia nervosa nel sesso maschile risulta in deciso aumento anche in relazione al definirsi di nuove forme di disagio come l’eccessiva attenzione alla muscolatura del corpo. Chi soffre di questo disturbo è ossessionato dalle forme del proprio corpo e sviluppa una dipendenza da esercizio fisico. Questi mutamenti sono in qualche modo influenzati da pressioni socio-culturali e dall’imporsi di modelli “virili di successo” fortemente incentrati sulla cura e forma del proprio corpo.

L’esordio dell’anoressia è a volte associato a un evento stressante nella fase adolescenziale (12-14 anni). Il decorso e la remissione sono altamente variabili e connessi spesso all’età in cui si accede a un intervento di psicoterapia.
Un aspetto spesso non preso sufficientemente in considerazione è legato alla gamma di limitazioni funzionali associate all’anoressia.
Buona parte degli individui che soffrono di anoressia dimostrano un importante isolamento sociale e/o un mancato raggiungimento del potenziale scolastico e del successo professionale.

 

Fattori di rischio

Si ritiene che non si possa riconoscere una causa univoca alla base della malattia. Essa infatti rappresenta il risultato dell’incontro, nel corso della crescita, di una serie di fattori genetici, intrapsichici e relazionali.
La presenza di questi elementi potrebbe esporre la persona ad un rischio maggiore di sviluppare la malattia.

 

L’ideale di magrezza

Nelle società occidentali infatti la magrezza costituisce un valore fondamentale da perseguire. L’interiorizzazione dell’ideale di magrezza, strettamente connesso ad alcune caratteristiche positive – bellezza, popolarità e felicità incondizionata – può causare una profonda insoddisfazione per il proprio corpo. L’insoddisfazione può rinforzare ulteriormente la spinta ad affidarsi ad una dieta sempre più povera, utilizzata anche per gestire stati emotivi negativi e rinforzata dagli standard della nostra società.

 

Il perfezionismo

Il perfezionismo clinico consiste nel bisogno di raggiungere obiettivi sempre più elevati, tanto da risultare irraggiungibili. Il perfezionismo è un elemento spesso associato a una modalità di pensiero ossessivo, a standard elevati e a una elevata tendenza a criticare i propri errori. Il che produce una ricerca costante di obiettivi irrealistici, oltre che l’incapacità di godere dei propri successi poiché la nostra mente è già diretta alla meta successiva.

 

Stati emotivi disforici

Uno stato emotivo disforico implica una valutazione negativa di sé e un’insoddisfazione per il proprio corpo. Chi soffre di anoressia nervosa tende però a mostrare croniche modalità distorte di pensiero, fatica a riconoscere gli aspetti positivi di sé e dell’ambiente circostante. Inoltre è incline a rimanere focalizzato sugli aspetti negativi della propria persona e del proprio corpo.

 

Insoddisfazione del proprio corpo

L’insoddisfazione per il proprio corpo è l’elemento di primo ordine che caratterizza l’anoressia. L’insoddisfazione corporea costituisce uno tra i più rilevanti predittori per lo sviluppo di disturbi alimentari e rappresenta anche uno dei principali fattori di mantenimento o di ricaduta dopo un percorso di cura.

In buona sostanza, sembra che alla base dell’anoressia nervosa vi sia una percezione negativa della della propria immagine corporea. Essa conduce a una vera e propria alterazione del modo con cui la persona valuta il proprio corpo. Le pazienti affette da questo disturbo, anche se particolarmente magre ed emaciate, si percepiscono e si vedono più grasse di quello che sono. Il corpo, o alcune parti specifiche, è percepito come deforme, abnorme, eccessivo e del tutto inaccettabile.

 

Come poter intervenire

Come ampiamento affermato, il tema del controllo sembra essere un aspetto di primo ordine nell’organizzazione psicologica dell’anoressia.
Pertanto, una volta valutata la sintomatologia iniziale – nei casi più gravi è opportuno, prima di lavorare sul piano psicologico, ristabilire un equilibrio fisiologico e nutrizionale –, tra gli obiettivi del trattamento psicoterapico è bene far emergere le modalità con cui l’individuo si relaziona nella quotidianità.

Possiamo presumere che per questi pazienti perdere il controllo – sul corpo, sul cibo, nelle relazioni, nel campo lavorativo, ecc. – potrebbe significativamente minacciare l’identità, l’autosufficienza e l’autonomia individuale.
Pertanto l’intervento avrà il compito di sviluppare consapevolezza circa i modi con cui il soggetto interagisce nel mondo, con gli altri e con il proprio corpo al fine di trasformarli.

Per tali ragioni l’approccio relazionale favorirà lo sviluppo di una base di sicurezza in crescita che permetterà, da un lato, di sperimentare livelli di fiducia maggiormente tollerabili e, dall’altro, di mantenere la propria autonomia sviluppando però nuovi modi di vivere e stare al mondo con maggior libertà e serenità.

Il fine ultimo, attraverso continui processi di connessione e sintonizzazione affettiva, sarà di prendere contatto e di riconnettere il proprio corpo con quelle parti di noi stessi più intime e meno conosciute, favorendo la nascita di nuove modalità con cui interagire nella vita, più autentiche, maggiormente profonde, che siano volte al benessere e che facciano esprimere la nostra energia vitale.

 

Mindfulness e anoressia nervosa

Considerando due elementi fondamentali, l’ansia e la dispercezione di sé, è chiaro quanto pratiche di consapevolezza come la Mindfulness possano aiutare nel caso dell’anoressia.

Molto spesso il controllo esercitato sul cibo racchiude il grande bisogno di controllare l’intensa ansia percepita, connessa ancora più in profondità con quel senso fondamentale di inadeguatezza che spesso inconsapevolmente continuamente si ripropone. Oltre a ciò chi soffre di anoressia come detto vive una profonda dissociazione con il proprio corpo.

Un semplice esercizio per rendere questo evidente è quello di provare a disegnare i contorni del proprio corpo in grandezza naturale bendati. L’anoressico tenderà a segnare confini molto più larghi del reale.

Su entrambi questi aspetti, ansia e dispercezione di sé,  la Mindfulness ha un notevole effetto terapeutico, aiutando le persone da un lato a sviluppare nuovi strumenti per gestire gli intensi stati emotivi sottostanti, dall’altro aiutandole a rientrare in contatto con quegli stessi stati e ancora più in la con il proprio corpo, banalmente con la percezione di fame.

 

Anoressia e ipnosi

Un altro strumento che può essere utilizzato efficacemente nei casi di anoressia è l’ipnosi. L’intervento è complesso e l’ipnosi ha qui diverse valenze e applicazioni. Basti qui citarne una che è quella di aiutare la persona grazie ad un’induzione ipnotica a lasciare andare in parte il controllo e a raggiungere uno stato di rilassamento spesso mai sperimentato.

L’ipnosi terapia ha davvero molte applicazioni nel caso più in generale dei disturbi alimentari e sarebbe riduttivo cercare di spigarne qui le diverse tipologie.

In definitiva l’anoressia si configura come un disturbo complesso in cui intervenenti come Mindfulness e ipnosi rappresentano un utile aiuto da usare all’interno di una psicoterapia più strutturata che aiuti nel profondo a ricostruire quei modelli interni che legano la persona ad una così silente e profonda sofferenza.