Chi sono io?

Chi sono io è una di quelle domande fondamentali che gli esseri umani si pongono da millenni. In base ai diversi assetti culturali, e alle diverse epoche, sono state date diverse risposte a questo quesito. Ancora oggi, riuscire a definire chi siamo, risulta un compito arduo da realizzare.

Noi esseri umani siamo tante cose: abbiamo un corpo, una mente, delle emozioni. Sperimentiamo a volte una dimensione più profonda, spirituale, difficile da definire, eppure per molti estremamente reale. Per millenni la conoscenza rispetto a chi siamo e a come funzioniamo si è sviluppata sempre più. Oggi la scienza approfondisce nel dettaglio come le singole componenti del nostro corpo agiscono e interagiscono con l’insieme.

Chi sono io

La risposta della scienza alla domanda “Chi sono io”

Per decenni la medicina si è occupata di suddividere, spezzettare, analizzare, fin dentro i geni, ogni singola componente del nostro corpo. Lo scopo della medicina è stato quello di studiare le singole parti, di smontare, al pari di un meccanico, la propria auto, per catalogare, comprendere, e alle volte addirittura riprodurre, ogni singolo dado o bullone. Più recentemente, superato il dualismo cartesiano che vedeva separati mente e corpo, stiamo assistendo ad un nuovo processo di riunificazione. Lo scopo oggi è comprendere come tutti questi singoli pezzi possano funzionare insieme, andando a interagire l’uno con l’altro.

La branca della scienza, che più di tutte si sta occupando di questo tema, è la Psiconeuroendocrinoimmunologia. La PNEI cerca di comprendere come i diversi sistemi neuronali, psicologico, ormonale e immunitario, agiscano all’unisono, interferendo costantemente l’uno con l’altro. Questo è già stato un significativo passo in avanti, per cercare di comprendere chi siamo e come funzioniamo. Per rispondere all’antica domanda del “chi sono io”.

Altri campi di ricerca scientifica, estremamente importanti, che cercano di approfondire il senso della nostra esistenza, sono quelli relativi alla coscienza. Interi dipartimenti di psicologia e neurologia, in tutto il mondo, dedicano sforzi e risorse per cercare di comprendere l’origine della coscienza. Come essa funzioni, come si sviluppi e da che cosa dipenda. Anche in questo settore la ricerca scientifica si trova in una fase relativamente iniziale. Abbiamo compreso molto della mente e di come essa tenda ad identificarsi con gli strumenti che utilizza, come gli arti e il corpo in generale. Abbiamo anche identificato aree del cervello deputate all’identificazione dell’io. A delineare i nostri confini e percepirci come qualcosa di diverso rispetto a tutto ciò che ci circonda. Tuttavia, la risposta definitiva alla domanda socratica “chi sono io” non è ancora arrivata.

Socrate e l’oracolo di Delfi

Socrate, il famoso filosofo, raccontatoci da Platone, soleva dedicare la propria vita alla ricerca di questa risposta. Lo faceva con la scienza dell’epoca, col pensiero, con l’analisi attenta, l’introspezione, con la bellissima capacità dell’essere umano di riflettere su se stesso. Sul pronao dell’oracolo di Delfi, dedicato al Dio Apollo, era incisa una scritta: “Gnōthi seautón”. Il significato di essa è appunto: “oh uomo conosci te stesso“.

Ma l’esortazione del dio Apollo non era semplicemente rivolta allo sviluppo della conoscenza dell’uomo rispetto a se stesso. Era piuttosto un ammonimento. L’uomo deve conoscere i propri limiti. Deve rendersi conto di ciò che può o non può fare.

E forse il processo di conoscenza di se stessi passa proprio attraverso questa conoscenza del limite. Di dove possiamo o non possiamo arrivare. Ciò che va compreso è che tale limite non è conosciuto, non automaticamente almeno. Per riuscire ad accedere ad una così importante conoscenza è necessario uno sforzo, un cammino. Ciascuno, proprio grazie a quel percorso di riflessione e introspezione socratico, può imparare a riconoscere il proprio limite, e a comprendere se esso sia valicabile o meno.

Capire chi sono io

Per capire “chi sono io” è necessario entrare in un processo trasformativo, che ci aiuti a portare a compimento ciò che solamente il nuce percepiamo poter essere possibile. Forse è proprio in questa ricerca del limite che possiamo scontrarci con noi stessi, con le nostre paure e ansietà, con le nostre nevrosi. Forse proprio questo “incontrare” noi stessi ci permette di conoscerci, definirci, scegliere chi effettivamente vogliamo essere.

Potrei ad esempio provare un grande desiderio di stare meglio fisicamente, di sentirmi più a mio aggio con il mio corpo, di sentire, nel profondo, di poter stare meglio. Eppure potrei trovarmi nel contempo, ogni giorno, a scontrarmi con le mie abitudini, con le mie posture mentali, con la mia difficoltà a intraprendere percorsi più sani volti al benessere: praticare sport quotidianamente, una dieta equilibrata, diversi stili di vita. Potrei quindi trovarmi ad incontrare un mio limite.

Da questo incontro potrebbe nascere una domanda, un percorso di analisi e di introspezione. Incontrato il mio limite attuale, potrei domandarmi se esso sia invalicabile, oppure semplicemente eco di qualcosa del passato. Da questo processo introspettivo potrebbe nascere una scelta. Quella di accettare il limite e permettergli di definirmi o superarlo, laddove possibile, alla ricerca di qualcosa che sento come “possibile” dentro di me.

Superare il limite e definire se stessi

Grazie a questo superamento del limite potrei così intraprendere un cammino di esplorazione, potrei uscire dalla mia comfort zone, riuscendo così ad incontrare un nuovo me stesso. Chi decide il limite? Quali sono le regole che vanno rispettate? Incontrando questi limiti, questi confini, noi abbiamo la possibilità di fare delle scelte. Queste scelte possono condurci verso nuove direzioni, permettendoci di sviluppare ciò che, più nel profondo, sentiamo possibile. Ecco, secondo questa visione la conoscenza di se stessi è più una ricerca, un cammino, un sentiero da percorrere.

Potrei, fin da bambino, sentire una grande passione in qualche ambito della vita: auto, sport, viaggi, ma non riuscire mai a seguire pienamente questa spinta interiore. Anzi, potrei talvolta trovarmi a reprimerla completamente, a dimenticarmene. Eppure, se dovessi decidere di seguire questa più profonda motivazione, di ascoltarla e viverla appieno, potrei forse iniziare a percorrere una strada che, giorno per giorno, mi riconduce a me stesso, alla conoscenza dei miei limiti interiori. Proprio il superamento di questi limiti, imparando a distinguere fra quelli reali, invalicabili, e quelli interiori, costruiti dalla mia mente, come la paura o l’insicurezza, mi potrà aiutare a definire sempre più me stesso, e raggiungere uno stato di completamento, capace di donarmi grande soddisfazione e felicità. Arrivare a essere se stessi.

Chi sono io e pratica di consapevolezza

Questa è una possibilità. Di certo, per chiunque desideri davvero conoscere se stesso, la via più semplice potrà essere, sempre e comunque, quella dell’osservazione. Come uno scienziato deve osservare un fenomeno per raccogliere dati e formulare ipotesi, allo stesso modo, chiunque desideri davvero conoscere se stesso, dovrà per forza passare dall’osservazione di se stesso. Dallo sviluppo di una maggiore consapevolezza rispetto ai propri processi interni, pensieri, azioni, posture quotidiane. Per questo motivo, una delle pratiche il mio viso più efficaci, e utili, per procedere lungo il percorso della conoscenza di sé, è proprio quello della meditazione. Intesa come scelta consapevole di stare nel presente, di stare nella realtà, di disattivare quel pilota automatico che, costantemente, ci porta lontano da noi stessi, e dalla realtà intorno a noi. Sviluppando questa capacità di ascolto e di presenza non giudicante diventeremo progressivamente in grado di osservare il fenomeno “noi stessi” per ciò che è.

Se riesco ogni giorno a dedicare del tempo alla presenza consapevole, ad ascoltarmi, ad osservare i processi che guidano la mia mente, diventerò sempre più esperto di me stesso. Sempre più in grado di rispondere con cognizione di causa alla domanda “Chi sono io”.