Essere se stessi, la via della felicità

Essere se stessi è un concetto tanto semplice quanto complesso. L’idea stessa di “essere se stessi” ci pone di fronte al grande dilemma del “chi sono io”. In che cosa mi identifico o voglio identificarmi? Spesso non ci sentiamo noi stessi percependo un senso di vuoto o di non appartenenza alla nostra stessa vita.

In questi casi tendiamo a deprimerci, a percepire la vita come un mero ripetersi di esperienze che non sentiamo di aver scelto davvero. Tendiamo a rimettere tutto in discussione: lavoro, amicizie, affetti; con l’unico risultato di sentirci sempre più in crisi e in difficoltà.

Essere se stessi

Essere se stessi è un processo tanto semplice quanto complesso a seconda di “dove ci troviamo”. Da bambini, ad esempio, essere se stessi è un processo per lo più naturale. Siamo e basta. Pur vivendo immersi in dinamiche complesse percepiamo la vita in modo più diretto, immediato, spesso intenso.

Percepiamo un senso di genuinità che ci viene rimandato dalle persone intorno a noi.

Crescendo iniziamo a porci delle domande, a comprendere la complessità e a cercare il nostro posto in essa. Inizia così un processo di differenziazione e individuazione che durerà tutta la vita.

Trovare se stessi, il lungo cammino dell’individuazione

Il primo a parlare di individuazione è stato lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung all’interno del suo modello di psicologia analitica. Secondo Jung la vita stessa è un percorso dall’io al Sé. Una serie di fasi che ciascuno di noi si trova ad affrontare per avvicinarsi sempre più ad una dimensione più profonda dell’essere.

Altri grandi terapeuti come Roberto Assagioli hanno approfondito questo tema definendo il percorso che ciascuno di noi è chiamato a seguire per arrivare a sviluppare il proprio pieno potenziale.

E’ come se ciascuno dentro se stesso sentisse di poter essere qualcosa, di avere come un seme che può crescere. Se il Sé si realizza e riusciamo a dare espressione a quella parte più profonda di noi stessi ecco che iniziamo a percepirci come sempre più veri, completi, realizzati.

Viceversa se anziché seguire quell’istanza interiore cediamo alla paura e alla convenienza, uniformandoci agli altri, rischiamo di rimanere incompiuti, di percepire la mancanza di qualcosa di indefinito che ci fa soffrire.

La paura, il grande ostacolo nel diventare se stessi

In questo processo di realizzazione del Sè la paura è il più grande ostacolo che possiamo incontrare.

Paura di fallire, di non essere adeguati, di starci semplicemente sbagliando. Nelle sue tante forme la paura ci accompagna fin da piccoli cercando di proteggerci dalla sofferenza, dal dolore. Eppure la paura tende a diventare così onnicomprensiva da bloccare le nostre vite, spingerci ad accontentarci, farci bastare quanto ottenuto, causando nel tempo ancora più dolore.

E’ la paura che ci paralizza portandoci a procrastinare, alla pigrizia, all’inerzia. La stessa paura di non farcela genera in noi sempre più ansia, preoccupazione per il futuro, una costante e profonda sensazione di inadeguatezza.

Se non affrontata e vinta la paura diventa così una dominatrice totalizzante, in grado di farci soffrire non poco. Il tempo passa, passano le stagioni, gli anni, iniziamo a perdere il conto dei treni passati e trovandoci sempre più lontani dall’ideale la sofferenza aumenta fino a portarci a stati di tristezza o depressivi.

La sofferenza, il segno del Sè

In fin dei conti se soffriamo è solo perché sentiamo di poter essere qualcosa di diverso. La sofferenza nasce proprio dalla discrepanza percepita fra il nostro sé ideale, ciò che identifichiamo come “l’essere se stessi”, e il nostro sé percepito.

Se non soffrissimo vorrebbe solo dire che ci siamo arrivati, che abbiamo già raggiunto quanto necessario nella specifica fase di vita che ci troviamo a vivere. Ma quando iniziamo a sentire che manca qualcosa e la sofferenza tende a tornare, dovremmo subito interrogarci e cercare di comprendere come fare.

Essere se stessi è un’alchimia, una trasformazione, un modellamento del nostro stesso sistema nervoso. E’ un processo che impegna tutta la vita, in cui dovremmo sempre più cercare di comprendere quali siano le nostre esigenze più profonde e impegnarci a realizzarle nella quotidianità.

Se sento il forte impulso a giocare la partita non posso rimanere sempre in panchina. Se dentro sento che posso essere o avere qualcosa di diverso e non farò i passi necessari per sviluppare il mio pieno potenziale proverò sempre un senso di frustrazione e insoddisfazione.

Viceversa se avrò il coraggio di credere in me stesso di alimentare la mia autostima giorno dopo giorno, cercando di migliorarmi, progressivamente riuscirò sempre più a superare la sofferenza e a sentirmi di essere ciò che sono destinato ad essere.

Essere se stessi e superare la sofferenza

È propio questo impegno costante a lavorare su noi stessi che ci permette di vincere e andare oltre alla sofferenza. Se imparo, giorno per giorno, ad ascoltarmi e a riconoscere i miei bisogni e le mie più profonde aspirazioni, oltre a mettere in atto azioni specifiche coerenti con quanto appreso, difficilmente continuerò a stare male.

Fin da bambini apprendiamo modi di fare e essere che spesso non sono coerenti con ciò che sentiamo più giusto nel profondo, ma se ci incamminiamo in un percorso di crescita e trasformazione personale lentamente possiamo cambiare quegli stessi schemi.

Uno degli aspetti più importanti in questo processo è la consapevolezza. La consapevolezza è insieme il mezzo e l’obiettivo della crescita personale. È la consapevolezza di ciò che siamo e di ciò che possiamo essere che ci permette di essere noi stessi. Grazie alla consapevolezza possiamo accorgerci sia dei nostri obiettivi e sia dei nostri limiti, mettere in atto azioni specifiche, trovare soluzioni per migliorare e accorgerci dei nostri stati d’avanzamento.

Meditare per imparare ad ascoltarsi

E di certo fra tutte le pratiche che possiamo introdurre nella nostra vita la meditazione è quella che maggiormente ci può aiutare a divenire consapevoli di noi stessi. Pratiche meditative come la Mindfulness hanno un grande potere nell’accrescere la nostra presenza consapevole.

La Mindfulness si basa sul ripetere ogni giorno una semplice azione: quella di accorgerci di ogni volta in cui perdiamo l’attenzione. Se ogni giorno, per diversi minuti, mi alleno ad accorgermi di aver perso l’attenzione, nel tempo svilupperò sempre più questa facoltà.

Questo accade semplicemente grazie al meccanismo della neuroplasticità. Meditando ogni giorno il nostro cervello cambia, sviluppando sempre più quelle aree deputate alla consapevolezza di noi stessi: pensieri, stati d’animo, emozioni, sensazioni e quant’altro.

Naturalmente, più siamo consapevoli di noi stessi, più ci accorgiamo delle diverse istanze dentro di noi e più impariamo a conoscerci. A riconoscere i nostri bisogni, aspettative, desideri ecc..

Questa consapevolezza e conoscenza, oltre che a portarci a un maggiore controllo ci permette di crescere e divenire sempre più la persona che sentiamo di poter diventare.

Sentirsi se stessi ed essere felici

Più ci sentiremo coerenti con quell’ideale che abbiamo scelto di seguire e più aumenterà in noi un senso di appagamento e di felicità. Essere felici è frutto di diversi elementi che devono funzionare insieme. Primo fra tutti le relazioni, il nostro stare in esse sentendoci autentici.

Se riesco a sentirmi me stesso nei tanti momenti della vita, naturalmente mi sentirò maggiormente appagato dai risultati ottenuti. Certo, le cose potrebbe alle volte anche andare male ma la sicurezza derivante dal sapere di essere stati integri e coerenti con ciò che sentivamo di voler essere avrà un grande effetto su di noi.

Se seguiamo ciò che nel profondo sentiamo e sappiamo essere vero e, coraggiosi, affrontiamo le difficoltà che la vita ci offre, in noi crescerà sempre più forza e resilienza.

Cercare proprio questa coerenza fra pensieri, parole e azioni diverrà un punto di forza in grado di generare sempre più felicità e soddisfazione nelle nostre vite. Alla fine, con serenità, potremo finalmente dire: “io sono io”.

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A presto!

Enrico Gamba