La sindrome di Calimero, cos’è e come uscirne

La sindrome di Calimero, e come uscirne 

Chi non si è mai sentito come il piccolo Calimero: diverso, sbagliato, in difficoltà, vittima delle circostanze? Proprio per la sua somiglianza a tanti, Calimero è un personaggio che è stato capace di rapire molti cuori, arrivando addirittura a dare il nome alla cosiddetta “sindrome di Calimero”.

La sindrome di Calimero

La “Sindrome di Calimero” è un’espressione metaforica che si ispira al personaggio di Calimero, protagonista di una serie di cartoni animati. Originariamente creato da Nino Pagot, Toni Pagot e Ignazio Colnaghi nel 1963 in Italia, la figura di Calimero è quella di un piccolo pulcino nero, l’unico nero in una famiglia di pulcini gialli.

Una storia che ricorda la fiaba del “brutto anatroccolo” dello scrittore danese Hans Christian Andersen, pubblicata nel 1843.

Calimero era stato inizialmente introdotto in Italia come parte di un segmento di una serie televisiva per bambini chiamata “Carosello”, usata per promuovere il detergente AVA. Poi è diventato rapidamente popolare, guadagnandosi il proprio spazio nel mondo dei cartoni animati.

Caratterizzato da un guscio d’uovo spezzato sulla testa che non viene mai tolto, Calimero è noto per la sua frase emblematica: “ma è un’ingiustizia però!”. Questa frase rifletteva la sua tendenza a vedersi come una vittima delle circostanze o a sentirsi trattato ingiustamente.

Nel primo carosello, appena nato, Calimero non viene riconosciuto da sua madre perché diverso, inizia così a vagabondare alla ricerca di qualcuno che lo ami. Questo finché non incontra una massaia che fa il bucato che semplicemente gli dice: “non sei nero, sei solo sporco”. Lo sbianca con il detersivo, ed ecco “risolto” il problema. 

Termine psicologico o linguaggio comune? 

Nel linguaggio comune la Sindrome di Calimero descrive un atteggiamento in cui una persona si percepisce frequentemente come vittima, sentendosi ingiustamente trattata o svantaggiata rispetto agli altri. Chi manifesta questa sindrome tende a incolpare gli altri o le circostanze esterne per le proprie sfortune o fallimenti, piuttosto che assumersi la responsabilità delle proprie azioni o decisioni.

Questo termine è usato in modo colloquiale e non rappresenta una condizione psicologica diagnosticabile. La sindrome di Calimero da un punto di vista medico o psicologico non esiste, tuttavia, un atteggiamento vittimistico costante può essere indicativo di problemi di autostima o di altri elementi psicologici che vale la pena approfondire. 

In ambito psicologico, il concetto espresso dalla “Sindrome di Calimero” può essere associato a diversi aspetti come:

  • Vittimismo Cronico 
  • Attribuzione causale negativa all’esterno
  • Bassa autostima e insicurezza 
  • Persecutorietà
  • Dinamiche interpersonali difficili
  • Coping negativo 

Vediamone alcuni.

Il vittimismo cronico della sindrome di Calimero

Calimero viveva sempre un senso di ingiustizia, la stessa di chi continua a sentirsi una vittima degli eventi. Calimero in effetti lo era, la sua unica colpa era di essere nato diverso. Tuttavia l’atteggiamento che presentava inizialmente non era molto costruttivo. 

Anche chi continua a sentirsi vittima degli eventi o degli altri mostra un atteggiamento simile. Il vittimismo presenta diverse controindicazioni da un punto di vista psicologico. In un’ottica di empowerment l’atteggiamento vittimistico svolge una funzione esattamente opposta, portandoci a perdere la nostra possibilità di avere un impatto decisivo sulla nostra vita.

Il vittimista tipicamente continua lamentarsi, a parlar male degli altri, delle situazioni in cui si è venuto a trovare. Così facendo non fa altro che focalizzare sempre più l’attenzione su ciò che non va e, peggio, sul danno subito. L’atteggiamento vittimistico non ci permette di focalizzarci su quelle che possono essere le soluzioni, le risorse, le possibilità. 

Il vittimismo in generale comporta poi una serie di effetti negativi dal punto di vista relazionale. Naturalmente le persone intorno a noi, percependo il nostro atteggiamento vittimistico, possono nel tempo stufarsi del nostro atteggiamento e iniziare così a distanziarci. 

Un’altra tendenza che potremmo avere e quella di ritrovarci in situazioni analoghe a quelle che hanno fatto crescere in noi questo senso di vittimismo, continuando a reiterare degli schemi relazionali che alimentano questa sensazione di star subendo l’ingiustizia. La tendenza al vittimismo è poi associata a una serie di altri fattori che è importante comprendere.

L’attribuzione esterna

Come detto il vittimismo cronico è spesso associato con l’attribuzione esterna, ovvero la tendenza a incolpare fattori esterni (persone, eventi, società) per le proprie difficoltà o fallimenti, piuttosto che esaminare il proprio ruolo o le proprie responsabilità. L’attribuzione causale esterna significa essenzialmente portare all’esterno quello che a noi psicologi chiama piace chiamare il “locus of control” o luogo del controllo. Quando il nostro luogo del controllo è esterno, di fatto ci deresponsabilizziamo rispetto a quanto accade nella nostra vita. 

Sebbene questo atteggiamento possa produrre dei vantaggi, come un senso di minor pesantezza, ci induce nel contempo a sottostimare sempre di più la nostra possibilità di avere un impatto decisivo nella nostra vita. Se do la colpa agli altri non mi assumo la mia responsabilità, ma non assumermi la mia responsabilità mi impedisce di avere il potere di cambiare.

Viceversa, assumersi pienamente il ruolo di chi deve decidere per se stesso che vita vivere, ci permette di riappropriarci del nostro potere. Una persona può avermi fatto un torto, e io posso averlo subito, ma continuare semplicemente a ruminare su quanto accaduto, focalizzandomi su ciò che ho perso, non mi servirà nulla. Iniziare invece a considerare quella che può essere la mia parte di responsabilità nel non aver analizzato quanto stava accadendo, o compreso chi avevo di fronte, nel non aver dato abbastanza importanza magari a segnali che potevo aver colto, mi permette di riacquistare potere. Il potere di prevenire o fronteggiare situazioni future ed evitare così di perpetuare il ruolo di vittima. Per far questo è necessario passare da una attribuzione causale esterna a un’attribuzione interna.

Chiaramente effettuare questo passaggio richiede uno sforzo e un dispendio di energie non scontato, che tuttavia nel lungo periodo può portare a rendere davvero molto più semplice la vita.

La bassa autostima nella sindrome di Calimero

Un altro aspetto interessante che può essere associato alla cosiddetta “sindrome di Calimero” riguarda la bassa autostima. Calimero era un pulcino nato diverso dagli altri, che cercava la sua mamma, la sua famiglia, la sua identità, il suo ruolo nel mondo. Chi non riesce a trovare questo, facilmente può vivere una condizione di bassa autostima, percependosi inferiore agli altri.

Sentirsi diversi, esclusi, attaccabili, ci porta inevitabilmente a una condizione di maggiore solitudine, insicurezza, paura. Tutto ciò porta a una diminuzione consistente della nostra autostima, della nostra percezione di auto efficacia nel mondo.

Uscire dalla Sindrome di Calimero

Nonostante la sua predisposizione al lamento Calimero è stato anche rappresentato come un personaggio che affronta le difficoltà con determinazione e coraggio. Il successo di Calimero è andato oltre i confini italiani, guadagnando popolarità in molte altre nazioni, inclusa la Francia e il Giappone. La sua immagine e le sue storie hanno attraversato generazioni, facendo di Calimero un personaggio amato nel mondo dei cartoni animati.

Nonostante la sua tendenza a vedersi come vittima e la sua famosa frase “È un’ingiustizia però!”, Calimero dimostra spesso molta forza nelle sue avventure. 

In un episodio classico, Calimero si trova di fronte a una situazione ingiusta o a un problema che riguarda lui o i suoi amici. Inizialmente potrebbe lamentarsi della situazione, sentendosi sfortunato o maltrattato. Tuttavia, man mano che l’episodio procede, Calimero inizia a mostrare determinazione nel voler risolvere il problema.

Nonostante la sua percezione iniziale di essere una vittima, Calimero possiede la forza interiore e la capacità di affrontare le sfide. Questo aspetto del personaggio è servito come importante messaggio educativo: anche se a volte ci si può sentire piccoli e impotenti di fronte alle difficoltà, con coraggio e determinazione si possono superare le sfide e raggiungere risultati positivi.

Usare le difficoltà per migliorare noi stessi 

Ho già parlato della serendipità in questo articolo. L’idea è quella di imparare a gestire differentemente le difficoltà che possiamo incontrare. Avere un atteggiamento positivo verso la vita. Percependo le prove come occasioni per crescere e migliorarci.

Lo sforzo che dovremmo compiere è quello di impegnarci quotidianamente per migliorare il nostro atteggiamento, per focalizzarci maggiormente sulle soluzioni piuttosto che sulle problematiche o difficoltà.

Ciascuno di noi si trova a dover affrontare prove difficili nel corso della vita. Tuttavia se il nostro atteggiamento presenta degli aspetti simili a quelli della “sindrome di Calimero”, dovremmo impegnarci seriamente come il piccolo pulcino nero ad affrontarle con uno spirito differente. 

I passi del cambiamento

Cambiare non è semplice ma di certo è possibile. Ecco 10 passi che dovremmo seguire per uscire dalla sindrome di Calimero.

  1. Riconoscimento: Il primo passo è riconoscere e ammettere di avere questo atteggiamento. Questo può richiedere introspezione e, a volte, feedback da parte di amici fidati o professionisti.
  2. Comprendere le Origini: Cerca di capire da dove nasce questo atteggiamento. A volte può essere legato a esperienze passate o a modelli di comportamento appresi durante l’infanzia.
  3. Sviluppare l’Autostima: Lavora sulla tua autostima. Riconosci i tuoi successi e i tuoi punti di forza. Questo può includere esercizi di auto-compassione e affermazioni positive.
  4. Cambiare il Dialogo Interno: Presta attenzione al modo in cui parli a te stesso. Sostituisci i pensieri negativi con altri più realistici e positivi.
  5. Assumersi la Responsabilità: Invece di attribuire la colpa delle tue sfortune agli altri o al destino, cerca di assumerti la responsabilità delle tue azioni e delle tue scelte.
  6. Imparare dalla Critica: Usa la critica costruttiva per migliorare, anziché vederla come un attacco personale.
  7. Cercare Supporto Professionale: Se fai fatica a superare da solo questi ostacoli, potrebbe essere utile parlare con un terapista o un consulente.
  8. Focus sul Presente: Concentrati sul presente invece di rimuginare sul passato o preoccuparti eccessivamente del futuro.
  9. Sviluppare la Resilienza: Impara a gestire le delusioni e gli ostacoli in modo più efficace. La resilienza può essere costruita attraverso pratiche come la mindfulness e la meditazione.
  10. Circondarsi di Positività: Trascorri tempo con persone che ti sostengono e ti ispirano, e cerca di evitare coloro che alimentano il tuo atteggiamento negativo.