Il counselor è una figura relativamente giovane nel panorama italiano. Largamente diffusa in America il counselor ha l’obiettivo di orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità del cliente aiutandolo ad affrontare i problemi della vita quotidiana.

Grazie all’attività di counseling è possibile divenire maggiormente consapevoli dei propri punti di forza e di debolezza, delle aree di intervento su cui investire maggiori energie e del modo in cui poterlo fare.

counselorCome scrive la BACP (British Association for Counseling and Psychotherapy): «Il counselor può indicare le opzioni di cui il cliente dispone e aiutarlo e seguire quella che sceglierà. Il counselor può aiutare il cliente a esaminare dettagliatamente le situazioni o i comportamenti che si sono rivelati problematici e trovare un punto piccolo ma cruciale da cui sia possibile originare qualche cambiamento. Qualunque approccio usi il counselor […] lo scopo fondamentale è l’autonomia del cliente: che possa fare le sue scelte, prendere le sue decisioni e porle in essere».

Momenti di crisi e di incertezza, difficoltà sul lavoro, disorientamento a causa di improvvisi cambiamenti di vita. Il counselor è una figura di sostegno psicologico che può aiutare le persone in questi momenti di difficoltà, aiutandole a riappropriarsi di spazi di autonomia e serenità.

Come psicologo il counselor è un professionista della relazione che può aiutare ad affrontare problemi di coppia, conflitti in famiglia, problemi al lavoro.

Fra i primi ad utilizzare questa terminologia in ambito clinico ci fu Carl Rogers, il grande psicoterapeuta americano, ancora oggi ricordato come uno dei più importanti clinici di sempre. Il counseling psicologico ancora oggi si basa sulle direttive da lui impartite con il suo grande esempio clinico di umanità e accoglienza. Negli anni cinquanta nascono poi la Division of Counseling Psychology dell’APA (American Psychological Association) e l’American Personnel and Guidance Association che utilizzeranno il counseling soprattutto con ex militari che rientrati dalla guerra avevano bisogno di essere aiutati a reinserirsi nel tessuto sociale.

La Formazione come counselor

In questo video storico utilizzato per la formazione in america di tutti i counselor professionisti Carl Rogers dà uno splendido esempio di come dovrebbe essere condotta una seduta clinica, dimostrando la sua capacità di entrare in profonda empatia con l’altro. Il video era stato prodotto proprio al fine di mettere a confronto i diversi modelli di psicoterapia contemporanei ingaggiando i diversi esponenti delle diverse scuole.

 

 

Carl Rogers credeva fortemente nella centralità del cliente, nell’importanza di lasciare a lui piena libertà di scelta e responsabilità per il proprio agire. A lui si deve il metodo psicoterapeutico centrato sulla persona.

Uno psicologo che svolge attività di counselor dev’essere in grado di creare un clima empatico e di non giudizio, di piena accettazione grazie al quale il cliente sia in grado di vedersi e rispecchiarsi nei suoi occhi.

Il counselor diviene così una guida che può sostenere ed orientare permettendo all’altro grazie a questa funzione di rispecchiamento di divenire maggiormente consapevole di cos’accade dentro di lui, di quali sono i limiti che ancora gli impediscono di accedere ad un benessere e ad una soddisfazione maggiore.

In questo bellissimo video Carl Rogers esegue una seduta con una paziente che si era resa disponibile a partecipare ad altre due sessioni di counseling con altri due terapeuti famosi fondatori e sostenitori di altri approcci terapeutici, la gestalt e il comportamentismo. Nonostante Rogers fece una sola seduta con Gloria (questo il nome della cliente) il legame stretto fra loro divenne tale da far iniziare una corrispondenza durata poi per tutta la vita.

Carl Rogers veniva considerato da tutti i suoi collaboratori, studenti e pazienti come un punto di riferimento, un padre, una base sicura dove poter tornare ogni volta in caso di necessità per ritrovare sé stessi.

Il counselor oggi non può allontanarsi da questo così importante esempio.

Il counseling è a tutti gli effetti un intervento di sostegno psicologico e come tale dev’essere basato sul riconoscimento dei punti di forza tanto quanto dei punti di debolezza della persona per aiutarla a riappropiarsi di una visione chiara di sé stessa, che le permetta di divenire consapevole di quali sono le arre di intervento su cui lavorare e di quali sono invece i punti fermi su cui far leva per migliorare la propria situazione.

Sono molti gli elementi che contribuiscono a migliorare la vita di una persona grazie ad un intervento di counseling. Primo fra tutti l’accoglienza, l’esperienza di entrare in una relazione vera, dove l’altro è lì per te, per ascoltarti, per essere presente, per accogliere la tua storia. Questo primo elemento ha già una valenza molto forte che permette di risolvere da sé già molte cose.

Oltre a questo uno psicologo che attua un intervento di counseling può aiutare notevolmente la persona a portare alla luce elementi apparentemente discordanti, aiutandola ad assumere una visione sempre più ampia e completa.

Il punto focale del lavoro diviene quindi quello di ricollocare insieme i vari pezzi, riuscendo a trovare il filo rosso che li unisce e che se perso porta in genere confusione e disorientamento. Fare un intervento di counseling con uno psicologo esperto è così anche un’opportunità importante per accedere ad una dimensione più profonda che coinvolge la sfera emotiva della nostra vita. Come nel bel video di Gloria a partire da questioni più cognitive il lavoro porta verso una dimensione più emotiva, più profonda, connessa con quelle regioni del sistema mente e corpo che maggiormente influenzano e dirigono la nostra vita.

Scoprire le proprie emozioni

Un intervento di counseling come detto è finalizzato maggiormente a mobilitare risorse, attivare percorsi possibili e sostenere l’altro nel loro raggiungimento. Un aspetto di cui però molti non parlano a causa delle sovrapposizioni fra counselor e psicologo è quanto sia importante per raggiungere quest’obiettivo poter accedere ad uno spazio emotivo che soggiace al nostro funzionamento cognitivo. Per avere risultati duraturi è necessario divenire maggiormente consapevoli delle proprie emozioni iniziare a riconoscerle per poi imparare progressivamente a gestirle sempre meglio.

Ciascuno ha modi diversi di rapportarsi con il proprio mondo emotivo. Alcune emozioni per la maggior parte delle persone sono del tutto inaccessibili ma non meno incisive nel determinare la qualità della nostra vita. Uno spazio di counseling psicologico offre, proprio grazie alla relazione instaurata, la possibilità di comprendere sé stessi negli occhi dell’altro, di riconoscere le proprie emozioni grazie all’intento condiviso di creare un luogo di senso in cui sia possibile e necessario riuscire a vedersi per ciò che siamo.

Counseling e funzione riflessiva

La funzione riflessiva viene considerata come la capacità di riconoscere i propri e gli altrui stati mentali. Peter Fonagy e Mary Target sono stati i primi a parlarne per poi far rientrare questo concetto in quello di mentalizzazione che si riferisce alla capacità dell’individuo di rappresentarsi i propri comportamenti e quelli degli altri come frutto di intenzioni, desideri, scopi, più in generale come risultante di stati mentali specifici. In termini tecnici possiamo dire che la mentalizzazione è l’operazionalizzazione della funzione riflessiva. Perché questa funzione è così importante? Proprio perché è grazie ad essa che come counselor siamo in grado di aiutare l’altro di divenire maggiormente consapevole di che cosa gli sta accadendo. E’ proprio grazie a questa funzione così importante fin dai primi momento di vita e poi per tutto il corso dello sviluppo che siamo in grado di crescere nella consapevolezza dei nostri stati interni, imparando sempre più a riconoscerli e quindi a controllarli.

Presi dalla confusione della vita capita a volte di trovarci in momento di confusione e di oscurità in cui non riusciamo da soli a rimettere insieme i pezzi e trovare soluzioni efficaci per migliorare il nostro stato. Il counseling psicologico grazie a questa funzione di rispecchiamento è in grado di aiutare a divenire consapevoli di che cosa sta realmente accadendo dentro di noi e porre così base solide per poter effettuare cambiamenti duraturi.

Ovviamente per poter espletare questa funzione così delicata il counselor deve aver svolto una formazione completa e un percorso di crescita personale adeguato che gli permetta di poter essere un contenitore sicuro per l’altro, in grado di fronteggiare le tempeste dell’emozioni e trovare l’acqua nella desolazione del deserto.

La diatriba fra counselor e psicologia

Il counseling come detto è nato da terapeuti eccezionali come Carl Rogers, in seno all’ APA e alle grandi associazioni di psicologi e psicoterapeuti. Oggi alcuni forse non avendo chiara la distinzione fra psicoterapeuta e psicologo accorpano queste due figure ricavando così uno spazio di intervento definito appunto counseling e vendendo a persone, spesso ignare di tutte queste differenze, corsi anche molto costosi della durata di mesi o a volte due, tre anni. La figura a se stante di counselor di fatto non è riconosciuta dalla legislazione italiana e gli ambiti di intervento a cui si riferisce sono invece quelli che la stessa legislazione ha chiaramente assegnato agli psicologi ormai trent’anni fa. Si tratta in realtà di un’evidente sovrapposizione generata e alimentata da evidenti interessi economici.

In realtà il counseling come detto è un intervento di sostegno psicologico che non ha la pretesa di andare a lavorare sulle dinamiche più profonde connesse alla struttura di personalità dell’individuo o sulla psicopatologia tuttavia ha la piena dignità di un intervento psicologico importante che può aiutare moltissimo le persone a vivere una vita sempre più centrata sui propri effettivi bisogni, sempre più direzionata verso il raggiungimento dei propri obiettivi e la costruzione di relazioni sane ed appaganti.

Se vuoi approfondire leggi anche che cos’è una consulenza psicologica.

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