Le controindicazioni della Mindfulness

Le controindicazioni della Mindfulness non vengono spesso sottolineate visti i tanti pregi di quest’antica pratica di consapevolezza.

Tuttavia ogni aspetto della vita conserva sempre degli elementi positivi e negativi. L’acqua stessa, se bevuta in grandi quantità, può farci stare male.

Allo stesso modo, parlando della pratica meditativa per eccellenza, vale la pena approfondire quali possano essere gli effetti collaterali che possiamo incontrare praticando.

Le controindicazioni della Mindfulness

Che cos’è la Mindfulness e come funziona

La Mindfulness è una pratica molto antica, oggi studiata sempre più. A livello accademico ogni anno vengono prodotte nuove ricerche che approfondiscono la grande utilità che la meditazione Mindfulness rappresenta per noi esseri umani.

La Mindfulness migliora la nostra memoria, l’attenzione, la concentrazione, regola il nostro sistema immunitario e ormonale, facilita il sonno, ci porta ad essere persone più tranquille e consapevoli, sviluppa in noi la capacità di essere sempre più compassionevoli (qui puoi approfondire gli effetti della Mindfulness)

Tutti questi dati sono confermati da metanalisi sempre più strutturate che non lasciano dubbi sulla grande efficacia della Mindfulness. D’altro canto, la Mindfulness ha origine antiche. Se è sopravvissuta per migliaia di anni, evidentemente è perché è in grado davvero di migliorare le nostre vite.

Come detto, tuttavia, ogni fenomeno può avere anche il suo risvolto negativo, e ciò dipende, essenzialmente, dal contesto in cui si sviluppa.

I dolci normalmente non fanno male, ma se ho il diabete di certo dovrò stare attento.

Quali sono le controindicazioni della Mindfulness

Per parlare delle controindicazioni della Mindfulness bisogna comprendere, prima di tutto, come funziona la Mindfulness e quali possano essere le specifiche circostanze in cui prestare maggiormente attenzione.

La Mindfulness è, come detto, una pratica di consapevolezza. Ciò vuol dire che la Mindfulness non è una panacea a tutti i mali, ma, semplicemente, che migliora la nostra capacità di essere presenti a noi stessi e agli altri.

Chiaramente, se sarò più presente a tutto ciò che accade, riuscirò anche maggiormente a comprendere quali siano i collegamenti fra le cose e a sviluppare una conoscenza, sempre più approfondita, di me stesso e degli altri.

Proprio per questo motivo la Mindfulness viene considerata oggi come uno degli strumenti elettivi per gestire ansia e stress. L’ansia nasce essenzialmente da uno scostamento da me stesso, dal non riuscire più a stare nel presente e ad attingere alle mie più piene risorse.

Una società sempre più scostante

Questa, d’altro canto, è la tendenza di questo secolo. Nel passato i tempi erano più lenti e dilatati, era normale essere maggiormente presenti. Semplicemente non eravamo bombardati dalla miriade di informazioni che oggi ci attanagliano. Anche la società non era così richiedente. Si poteva eccellere volendolo ma non era necessario. Oggi veniamo addestrati fin da bambini a raggiungere livelli di eccellenza sempre più alti e questo, spesso, a scapito di tempo libero e affetti.

Il lavoro e la produzione son il centro della nostra vita sociale e chi rimane indietro vive spesso un senso di inadeguatezza che, nel tempo, può produrre sempre più ansia e difficoltà. O dai il massimo o rischi di cadere nell’apatia.

Tutto questo sistema di vita ci porta ad essere sempre più distanti da noi stessi, a non sentire i nostri più naturali bisogni. Semplicemente ci riempiamo la vita di abitudini, spesso socialmente indotte, che tuttavia non ci fanno stare bene. Ci anestetizziamo con lo scrolling del cellulare, fumando, bevendo, mangiando cibi sempre più complessi ma meno salutari. Ci riempiamo la vita di attività che ci costringono a non portare più l’attenzione a noi stessi. D’altro canto come posso portare l’attenzione a me stesso se lavoro 12 ore al giorno tutti i giorni?

Questi eccessi ci portano in buona sostanza a non conoscere noi stessi, a non essere presenti a noi stessi, né tantomeno agli altri.

Gli effetti indesiderati della Mindfulness

Chiaramente introdurre una pratica di consapevolezza come la Mindfulness nella nostra vita avrà degli effetti importanti sulla nostra consapevolezza.

Se sono molto distante da me stesso e anestetizzato con ogni sorta di attività la Mindfulness potrebbe indurmi a percepirmi maggiormente e questo può essere difficile per chi è particolarmente in difficoltà.

Nei casi di depressione maggiore di certo un eccesso di consapevolezza può essere difficile da gestire. Ciò non vuol dire che anche in questi casi la Mindfulness non sia utile. Tuttavia la Mindfulness non può sostituire una psicoterapia. Piuttosto l’ideale in questi casi è quello di introdurre la Mindfulness gradualmente all’interno di un percorso più strutturato di psicoterapia.

Anche in patologie come il disturbo Borderline di personalità la Mindfulness può portare ad ottimi risultati, tuttavia, anche in questo caso, è preferibile avvicinarsi a questo antico e utile strumento accompagnati da uno psicoterapeuta che utilizzi la Mindfulness e che la integri nel processo di cura.

Chiaramente lo stesso vale in riferimento a schizofrenia o disturbi dissociativi e più in generale in quei casi in cui l’io è così fragile da portare a disturbi strutturati.

Controindicazioni della Mindfulness nel trauma

Un’altra controindicazione della Mindfulness può rivelarsi nel caso di traumi pregressi.

Benché diverse ricerche e protocolli di intervento si basino sulla Mindfulness anche nel trattamento del trauma, praticare da soli, in presenza di traumi, può portare ad affrontare il passato impreparati. Proprio per il potere che la Mindfulness ha di farci entrare in contatto con noi stessi, meditando si potrebbero rincontrare episodi del passato seppelliti dalla coscienza e difficili da reintegrare nel nostro sistema di credo.

Quella traumatica è una condizione peculiare, in cui il tessuto della nostra mente viene “spezzato” a causa di eventi troppo lontani dal senso di ciò che accade. Il dolore psichico ed emotivo intenso, generato dal trauma, viene rimosso perché non gestibile, pur continuando ad agire in noi. Per questo motivo è molto importante lavorare sui propri traumi del passato.

D’altro canto, sforzarsi di meditare, laddove si siano verificati fatti importanti come abusi o violenze mai rielaborati, potrebbe esporci al rischio di sperimentare sensazioni forti di difficile gestione.

Anche in questi casi è consigliabile intraprendere un percorso di psicoterapia che ci aiuti ad andare in profondità dei problemi con l’aiuto di un professionista.

Controindicazioni o opportunità?

Salvo i casi su citati, o in generale in presenza di fragilità pregresse importanti, la Mindfulness si attesta tuttavia come uno degli strumenti più efficaci per incrementare il proprio benessere.

Iniziando a praticare si può incorrere in un lieve aumento dello stato ansioso ma questo viene riportato da molte persone come normale e transitorio. Accade in realtà proprio per i motivi scritti. La Mindfulness ci aiuta ad entrare in contatto con noi stessi e, proprio grazie a questo contatto, ci aiuta a cambiare. Se abbiamo una base ansiosa, semplicemente, sentiremo maggiormente questo stato d’ansia. Il punto in questi casi è generalmente quello di insistere.

Se poi praticando mi dovessi accorgere di percepire difficoltà più grandi, di difficile gestione, il suggerimento è ancora quello di chiedere aiuto prima di insistere. In questi casi, come detto, vale la pena valutare la possibilità di essere aiutati in un percorso più strutturato in cui riuscire a comprendere che cosa effettivamente stia accadendo.

Controindicazioni della Mindfulness: l’eccesso di pratica

Infine un ultima controindicazione della mindfulness che mi sento di sottolineare, benché siano davvero poche le ricerche in tal senso, è quella riferita all’eccesso di pratica.

Anche in questo caso la questione è il buon senso. Se la Mindfulness diventa un altro modo per anestetizzarmi e allontanarmi dalla vita allora sto mancando l’obiettivo della pratica.

La pratica serve a stare nella realtà e non a dissociarci autisticamente da essa. Rifugiarci dalla pratica abbandonando le nostre attività non è sempre utile. Certo anche in questo caso dipenderà dalla specifica condizione della persona.

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A presto!

Enrico Gamba