L’anaffettività è una specifica tendenza della persona che si palesa come l’incapacità a mostrare o provare emozioni.

Nel gergo comune la persona anaffettiva è così una persona algida, non in grado di relazioni intense, profonde, caratterizzate da empatia e affetto.

 

Anaffettività

 

Anaffettività come patologia della mente

In alcuni casi l’anaffettività può di certo caratterizzare un quadro più patologico come un disturbo evitante della personalità, dove la persona ha sviluppato una pressoché totale incapacità ad entrare in profondità nelle proprie emozioni. Chi soffre di un disturbo di personalità ha una vita profondamente inficiata da questa profonda menomazione, arrivando spesso ad un ritiro e ad un isolamento sociale.

In questi casi l’intelligenza emotiva risulta particolarmente scarsa sia rispetto alle competenze personali di riconoscimento e gestione delle proprie emozioni e sia rispetto alle competenze sociali di riconoscimento e gestione delle dinamiche relazionali.

Molto spesso un sintomo di anaffettività è associato ad uno stile di personalità evitante. Meno grave di un disturbo ma sicuramente altrettanto invalidante in molte situazioni della vita.

 

I segni di una tendenza anaffettiva

I segni di questa tendenza sono diversi. La persona anaffettiva non è in grado di empatizzare, di identificarsi nell’altro, di comprenderlo, di provare emozioni congrue alla situazione. Spesso predilige situazioni di isolamento o anche quando si trova nelle relazioni con gli altri tende a mantenere una marcata centratura su di sé.

Stare con una persona anaffettiva porta naturalmente a sviluppare vissuti di solitudine e isolamento. In taluni casi ci si potrebbe anche percepire come inadeguati e di certo poco amati.

Difficilmente la persona anaffettiva prova ed esprime i propri sentimenti e spesso fa fatica a comprendere quelli degli altri.

In alcuni casi chi soffre di una forte anaffettività può arrivare a vivere con fastidio le relazioni umane o anche solo il semplice contatto fisico.

 

Come si sviluppa l’anaffettività

In questo video spiego come si sviluppa il più strutturato disturbo evitante di personalità.

Il meccanismo è analogo. Semplicemente la persona impara a non sincronizzarsi con l’altro e quindi nel tempo con se stesso.

 

Le relazioni che costruiscono l’anaffettività

Le relazioni che viviamo fin dai primi anni di vita vanno a costruire il tessuto della nostra mente. Nei primi anni della nostra vita e poi così via nel corso del tempo apprendiamo quelle competenze emotive fondamentali che ci permetteranno poi di vivere in relazione. John Bowlby, il padre degli studi sull’attaccamento umano, ha ben definito e spiegato questi meccanismi, mostrando quanto le interazioni che viviamo fin da bambini ci strutturino nel tempo.

Una delle categorie da lui individuate grazie ai suoi studi su migliaia di soggetti è quella evitante. Le caratteristiche di una persona evitante sono di certo riconducibili ad una forte anaffettività. L’evitante non è davvero in grado di riconoscere i propri stati interni, non avendo avuto fin da piccolo qualcuno che li riconoscesse per lui e che grazie alla relazione gli passasse questa consapevolezza.

Prova a immaginare un bambino che fin dai primi istanti della vita cerca continuamente di incrociare lo sguardo della madre senza mai incontrarlo oppure di toccarla senza mai ricevere un abbraccio e una carezza. Molto probabilmente quel bambino imparerà presto a non lasciare più spazio a questo istinto di avvicinamento. Semplicemente la vergogna, il senso di inadeguatezza, la frustrazione provata lo porteranno ad evitare sempre più situazioni analoghe.

Crescendo quel bambino potrà così trovarsi ad essere un adulto che in automatico non da alcuno spazio alla sfera affettiva.

 

Il trauma come causa di una forte anaffettività

Molto spesso chi presenta un quadro di anaffettività si può essere anche trovato ad affrontare situazioni traumatiche o abusanti che possono aver spezzato quello stesso tessuto della mente.

Il trauma agisce così, come un evento talmente lontano dai nostri canoni, dalla rappresentazione che abbiamo della realtà, da immobilizzarci catapultandoci in una condizione di profonda sofferenza.

Il trauma, nelle sue diverse forme può portare ad una condizione di anaffettività, semplicemente perché la persona non è più in grado di entrare in contatto in se stessa con quella parte affettiva così importante.

La morte improvvisa di una persona cara, un abbandono, un abuso, questi ed altri eventi possono andare a rappresentare il trauma nella vita della persona, portandola ad isolarsi sempre più.

In alcuni casi più gravi come nel caso del disturbo post traumatico da stress la persona può anche in alcuni casi più complessi nemmeno ricordare di aver subito un trauma, ritrovandosi semplicemente con i sintomi dell’evento.

Inconsciamente la persona potrebbe essere portata a difendersi da tutto ciò che possa essere collegato a quanto accaduto, compresa l’intimità nelle relazioni.

In questo altro video spiego meglio il trauma e i suoi effetti.

 

Come fare se siamo in relazione con una persona anaffettiva

E’ difficile dare una risposta a questa classica domanda. Ogni relazione è unica, così come sono uniche le persone. Di certo vivere con una persona che non prova e non mostra emozioni non è semplice.

Nel tempo una tale relazione potrebbe anche portare a sviluppare prima un disagio e poi delle vere e proprie forme patologiche come una depressione.

A seconda della tipologia di relazione si tratta di comprendere quale sia lo spazio di manovra. Se ad esempio la persona anaffettiva sarà il mio compagno o mio figlio o un mio genitore, come anche un collega o un conoscente, il mio impegno nella relazione potrà chiaramente variare significativamente.

Di norma un forma di anaffettività non cambia facilmente, a meno di non intraprendere un percorso più strutturato di lavoro su di sè come una psicoterapia. Tuttavia non sempre la persona anaffettiva è in grado di riconoscere questa sua difficoltà. A nulla varrebbe chiaramente cercare di costringere l’altro a intraprendere un percorso.

Se tuttavia la persona mostrasse un sincero desiderio di cambiare il lavoro andrebbe allora nella direzione di aiutarlo a riconoscere sempre più i propri stati interni fino a sviluppare sempre più una certa consapevolezza di sé.

 

La psicoterapia come strumento per gestire l’anaffettività

Come accennato una psicoterapia può essere un buono strumento per affrontare una problematica del genere. Il presupposto è sicuramente la motivazione al cambiamento, ma di certo in un percorso di terapia si può fare molto.

Il lavoro terapeutico consisterà nell’aiutare la persona a riprendere contatto con le proprie emozioni. In alcuni casi a sviluppare una vera e propria “alfabetizzazione emotiva”. Come se la persona dovesse sviluppare anche i termini per definire le proprie emozioni.

In un percorso di terapia, la relazione che si sviluppa con il terapeuta, e le continue sincronizzazioni con esso, aiutano la persona a rivivere, o a volte vivere per la prima volta, quelle dinamiche riflessive in cui, grazie allo sguardo dell’altro, diviene più facile conoscere se stessi.

Inoltre un intervento di psicoterapia integrato (che preveda quindi l’utilizzo di diversi strumenti come ad esempio l’ipnosi) consente anche di andare a lavorare più in profondità, sia sui modelli operativi interni che abbiamo costruito fin dai primi anni e sia su eventuali condizioni traumatiche che, come un blocco, impediscono le emozioni di tornare a fluire.

 

Consapevolezza e anaffettività

Rispetto ai problemi con la propria affettività la questione della consapevolezza diviene un tema centrale. La persona anaffettiva fa fatica a riconoscere e autoregolare i propri stati interni e quindi semplicemente non è consapevole di sé.

Una delle forme di intervento più efficaci, usate anche in terapia, per lavorare su questa tendenza della mente è oggi costituita da pratiche come la Mindfulness. Pratiche di consapevolezza che aiutano la persona a portare sempre più attenzione al proprio mondo interno. A ciò che accade dentro di sé.

Grazie alla pratica di consapevolezza, giorno dopo giorno, sviluppiamo sempre più una competenza autoriflessiva, grazie alla quale comprendere, nel dispiegarsi della vita, tutti i nostri continui movimenti interni.

 

Come fare se penso di avere un problema con la mia affettività

Se leggendo pensi di avere un problema con la tua affettività, ciò che ti posso suggerire in primo luogo è di informarti, di leggere sull’argomento, di portare sempre più attenzione a questa sfera così importante della tua vita.

Potresti ad esempio anche cercare semplicemente di allenarti a riprovare emozioni, magari ripartendo da dove ricordi di averle provate l’ultima volta. Amici, relazioni, luoghi, ma perché no anche canzoni o film. Rinizia a ricordarti delle tue emozioni a farvi caso, a differenziarle dentro di te, riconoscendone le sfumature.

Come accennato potresti anche iniziare a praticare la Mindfulness o, nel caso ti accorgessi di fare molta fatica e di non riuscire da solo a riconquistare questa così importante parte dei te stesso, puoi anche chiedere un aiuto specialistico che ti permetta di ritornare sempre più a prenderti cura di te.

Nonostante l’apparente incapacità che possiamo vivere in alcuni momenti della nostra vita, le emozioni, e più in generale l’affettività, sono una componente connaturata all’essere umano. Il più è semplicemente di imparare a sviluppare questa competenza così importante nelle nostre vite.