Come vincere lo Stress

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Come vincere lo Stress 2017-04-24T20:32:51+00:00

Lo stress, termine mutuato dall’ingegneria meccanica, viene inteso come l’effetto delle sollecitazioni a cui viene sottoposto un metallo.

Quando lo stress viene riferito agli uomini diviene maggiormente difficile identificarne le cause. Molto in generale queste possono essere principalmente di due ordini:

  • relative a sollecitazioni esterne.
  • in relazione alla percezione che abbiamo di noi stessi e quindi al nostro mondo interno.

Come nei metalli sottoposti a stress anche noi abbiamo un punto di rottura oltre il quale non possiamo andare, tuttavia, nel nostro caso, molto dipende dalla percezione che abbiamo di noi stessi, dal nostro punto di vista soggettivo.

StressEtà, genere, ruolo sociale, condizione economica, rete sociale, Relazioni interpersonali, relazioni familiari, relazioni professionali, storia individuale, storia familiare, sono solo alcuni degli incalcolabili aspetti che ci differenziano, rendendoci unici e rendendo assolutamente differente il nostro modo di reagire alle sollecitazioni esterne ed interne ed in generale allo stress.

In generale, tuttavia, possiamo affermare che uno dei segnali più importanti da tenere in considerazione parlando di stress è il pensare con insistenza di non essere in grado di affrontare le situazioni che stiamo incontrando. Questo è un primo segno che dovrebbe farci riflettere se non stiamo chiedendo troppo a noi stessi o se forse stiamo commettendo qualche “errore di attribuzione“, ovvero se non stiamo ad esempio sbagliando nella valutazione delle nostre risorse e potenzialità.

Studiato da diverse discipline, lo stress viene comunemente misurato dallo psicologo utilizzando scale autosomministrate come la Perceived Stress Scale (PSS; Scala per lo Stress Percepito) di Cohen, con domande come:

  • Nell’ultimo mese, con che frequenza si è sentito fuori di sé poiché è avvenuto qualcosa di inaspettato?
  • Nell’ultimo mese, con che frequenza ha avuto la sensazione di non essere in grado di avere controllo sulle cose importanti della sua vita?
  • Nell’ultimo mese, con che frequenza si è sentito nervoso o “stressato”
  • Nell’ultimo mese, con che frequenza si è sentito fiducioso sulla sua capacità di gestire i suoi problemi personali?

Anche in ambito lavorativo l’attenzione allo stress è oggi sempre maggiore portando il legislatore a rendere obbligatoria una valutazione dello Stress Lavoro Correlato nei diversi luoghi di lavoro. La valutazione comprende tutti i fattori che possono rivelarsi fonte di stress quali, ambienti, turni, mansioni e sopratutto relazioni.

Lo stress può essere acuto o cronico. Il primo emergente in situazioni particolarmente difficili come lutti, crisi finanziarie, conflitti ecc..; il secondo prolungato nel tempo, legato sia al preservarsi di agenti stressogeni e sia a modelli di pensiero disfunzionali e consolidati che ci impediscono di ritrovare il nostro equilibrio. Uno stress cronicizzato può avere gravi conseguenze sul nostro equilibrio a causa dell’effetto di ormoni dello stress come il cortisolo, utili nell’immediato per accelerare le risposte dell’organismo, estremamente deleteri nel tempo e con effetti spesso irreversibili.

Affrontare lo stress è fondamentale, le evidenze scientifiche ci mostrano come nuovi approcci alla cura, come la pratica della Mindfulness, possono avere un impatto forte sullo stress, riducendone considerevolmente i livelli e aiutando le persone a sviluppare abitudini e modelli di vita sempre più sani centrati sul benessere.

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Lo stress viene oggi considerato come un tema centrale in vari ambiti di vita. Insieme ad esso altro tema oggi ricorrente e quello relativo alle capacità di coping. La teoria cognitiva dello stress and coping più accreditata si deve a Richard Lazarus, autore di Psychological stress and the coping process (1966): tutti gli studi successivi che affrontano lo stress and coping si rifanno in qualche modo al suo lavoro e a quello di Susan Folkman (Lazarus, 1966; Lazarus e Folkman, 1984). Secondo gli autori, il coping si riferisce agli sforzi cognitivi e comportamentali messi in atto dalle persone per gestire quegli eventi dirompenti che eccedono le capacità di adattamento delle persone stesse.

Stress and coping - Psicologo Milano

Con il termine coping si intende una serie dinamica di transazioni fra l’individuo e l’ambiente realizzate al fine di regolare i propri stati interni e/o le relazioni con l’ambiente stesso. La teoria postula che le emozioni stressanti e il coping (stress and coping) dipendano dalle rappresentazioni associate al modo in cui la persona valuta o percepisce la sua relazione con l’ambiente. Il processo di stress and coping è caratterizzato da diversi aspetti che ne influenzano l’andamento: la valutazione del danno o della perdita causato daglieventi stressanti, la valutazione del livello di controllabilità degli stressor (eventi stressanti) che determina la strategia di coping utilizzata, la valutazione che la persona fa dei risultati ottenuti impiegando una certa modalità di coping. Queste valutazioni oltre ad influenzare la scelta di quali strategie di stress and coping utilizzare in futuro, giocano un ruolo importante nel determinare l’adattamento psicologico delle persone. Gli autori distinguono tra strategie di coping focalizzate sul problema e strategie focalizzate sull’emozione: il coping focalizzato sul problema è un tentativo di alterare la fonte nell’ambiente che genera lo stress; il coping focalizzato sull’emozione, invece, è uno sforzo di ridurre il proprio stato interno di stress psichico, sforzo che può essere compiuto rivalutando le circostanze piuttosto che cercando di cambiarle. Tradizionalmente, quindi, la ricerca in generale è stata orientata ad identificare gli stressor e a rilevare le modalità con cui il soggetto fa fronte ad essi, considerandoli come eventi da combattere o evitare. Lo stress è stato quindi rappresentato come qualcosa di estraneo allo sviluppo naturale e sano dell’esistenza. A fianco di questa posizione più tradizionale si pone oggi una linea di ricerca alternativa che in tempi recenti si sta consolidando coerentemente alla nuova attenzione posta ai fattori di promozione del benessere. Il focus di ricerca di questo nuovo orientamento diventa il potenziale effetto “salutogenico” degli stressor stessi.

Tale nuova prospettiva, introdotta da Antonovsky (1979, 1987), si contrappone al consueto approccio patogenico secondo il quale l’omeostasi, l’insieme dei processi fisiologici coordinati che mantengono la stabilità dell’organismo, è condizione normale della vita e quindi, non intervenendo particolari combinazioni di eventi, la malattia non può insorgere. Le persone secondo la prospettiva patogenica vengono classificate in base al loro stato di salute con elementi dicotomici, sane-malate e l’attenzione è rivolta alla malattia organica. Si pone attenzione ai fattori di rischio e, per trattare la sofferenza, si ricerca la causa della specifica malattia al fine di rimuoverla. L’approccio salutogenico, sottolinea invece il principio di eterostasi, la facoltà dell’uomo di confrontarsi con ciò che gli è estraneo, di sopportare i conflitti e, in questo confronto, di rafforzarsi: stress and coping appunto.

Tale principio significa inoltre apprendere non solo ad evitare lo stress ma, anche, a sopportarlo e in questo senso si parla quindi di stress and coping.

Si tratta di espandere la conoscenza dei limiti della sopportabilità fisica e psichica, per poterli ampliare. Passare dal semplice stress allo stress and coping. Obiettivo della ricerca diviene dunque comprendere come certe persone, in alcune circostanze, soffrono meno di altre. Lo stato di salute delle persone viene visto su un continuum dove malattia e salute sono i poli opposti, in cui la persona stessa è compresa nella sua interezza prendendo in considerazione tutti gli aspetti del benessere personale, oggettivi e soggettivi. Si pone attenzione all’intera storia della persona, includendo sia i fattori di rischio che le risorse salutari, ovvero quei fattori che promuovono attivamente un movimento verso il polo della salute. Gli stressor non vengono più visti solo potenzialmente patogenici, ma anche e soprattutto come possibili fattori di promozione della salute. L’idea di stress and coping richiama appunto il passaggio dalla situazione stressante all’attivazione delle risorse. Si può affermare che il concetto di salutogenesi indica lo studio delle cause della salute e si contrappone alla patogenesi che, al contrario, si occupa di indagare le cause della malattia. L’idea di stress and coping riunisce le due prospettive. Pensare in una prospettiva patogenetica significa occuparsi dell’insorgenza e della cura delle malattie. La salutogenesi parte invece dal presupposto che tutte le persone siano più o meno sane e contemporaneamente più o meno malate; si tratta quindi di sapere in che modo una persona può diventare più sano o meno malato (Bengel et al., 1999). Nell’ambito delle scienze mediche e sociali dell’ultima decade lo studio del benessere e della qualità della vita ha così ricevuto sempre maggiore attenzione. Inizialmente gli indicatori oggettivi ricercati erano il reddito, la salute fisica, le condizioni abitative ed i ruoli sociali. Tuttavia, numerosi studi hanno poi dimostrato che gli indicatori oggettivi non sono sufficienti a fornire una valutazione adeguata del benessere e soddisfazione di un individuo, o del livello di sviluppo di una nazione. La qualità della vita, il benessere e l’equilibrio fra stress and coping sono infatti concetti relativi: ogni persona ne elabora un’interpretazione personale in base alle proprie condizioni fisiche, ruolo sociale, caratteristiche psicologiche e stile di interazione con l’ambiente. É pertanto fondamentale identificare indicatori soggettivi di benessere come la valutazione del proprio stato fisico o psicologico, il proprio livello di soddisfazione nell’ambito sociale, lavorativo e personale, i traguardi raggiunti e gli obiettivi futuri, in base a parametri che possono differire anche profondamente dalle condizioni oggettive in cui la persona si trova.

In ambito psicologico, lo studio del benessere soggettivo ha dato origine al vasto e sfaccettato movimento della Psicologia Positiva (Seligman e Csikszentmihalyi, 2000), un nuovo ambito di ricerca e intervento, i cui studi vertono sulla qualità di vita percepita, sulle caratteristiche psicologiche individuali che promuovono l’adattamento psicosociale a lungo termine, nonché sulle caratteristiche delle istituzioni che favoriscono il benessere della collettività ed il senso di appartenenza alla comunità civile. Ciò rappresenta un autentico capovolgimento di prospettiva. In una prospettiva “stress and coping” si privilegiano interventi finalizzati alla mobilizzazione delle abilità e risorse della persona, anziché alla riduzione o compensazione delle sue limitazioni. Inoltre, si dirige l’attenzione alla relazione tra benessere del singolo e sviluppo della collettività, svincolandosi dall’angusto approccio individualistico che spesso caratterizza le ricerche psicologiche e mediche.

Lazarus R.S. (1966). Psychological Stress and the Coping Process. New York: McGraw-Hill.

Lazarus R. S. and Folkman S. (1984). Stress, appraisal and coping. New York: Springer.

Antonovsky A. (1979). Health, Stress and Coping, Jossey-Bass: San Francisco. Antonovsky A. (1987). Unraveling the Mystery of Health. How People Manage Stress and Stay Well, Jossey- Bass, San Francisco.

Bengel J., Strittmatter R. and Willmann H. (1999), What Keeps People Healthy? The Current State of Discussion and the Relevance of Antonovsky’s Salutogenic Model of Health. Federal Centre for Health Education, Germany.

Seligman M. and Csikszentmihalyi M. (2000). Positive Psychology: an introduction. American Psychologist, 55:5-14.

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