Depressione, il male del secolo.

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Depressione, il male del secolo. 2017-05-02T21:29:15+00:00

Silenziosa, tenace, totalizzante, la depressione è uno dei mali maggiori del nostro secolo.

La depressione è stata definita da molti come il male del nostro secolo e in effetti la depressione è una patologia che presenta un incidenza oggi sempre più elevata su tutta la popolazione mondiale.

Depressione - Psicologo Milano

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia la prevalenza della depressione maggiore e della distimia nell’arco della vita è dell’11,2% (14,9% nelle donne e 7,2% negli uomini). Da numerose indagini epidemiologiche risulta che il 2% dei bambini e il 4% degli adolescenti ha in un anno un episodio di depressione che dura almeno 2 settimane (fonte: Ministero della salute).

La depressione può presentarsi sotto diverse forme con diversa intensità e durata. Ed è proprio la durata uno degli elementi più importanti per valutare la gravita della depressione stessa. Sintomi di depressione possono essere:

I sintomi della depressione

  • alterazioni del sonno,
  • alterazioni dell’umore,
  • del livello di energia percepito,
  • un aumento di percezione di fatica o al contrario di agitazione,
  • Una percezione di colpa immotivata,
  • Pensieri mortiferi o di suicidio,
  • Tristezza, ansia e sensazione di vuoto,
  • Disperazione e pessimismo,
  • Perdita di interesse,
  • Rallentamento e difficoltà a ricordare o prendere decisioni,
  • Dolori fisici non riconducibili a problemi organici,

Le cause della depressione

Fra le cause della depressione si possono ritrovare fattori genetici e familiari (i parenti di primo grado di una persona con disturbo depressivo maggiore hanno un rischio 2-3 volte più alto di avere nella loro vita un episodio depressivo). Molto spesso i sintomi si possono presentare a seguito di situazioni particolarmente stressanti che mettono la persona in una condizione di non sapere più come fare, di impotenza o difficoltà.

Insoddisfazione, eccesso di desideri, aspettative negate, ma anche lutti, traumi, violenze subite, sono tutte possibili cause della depressione.

In un terreno fertilizzato da povertà, crisi, stress, solitudine come anche da fattori genetici specifici, la depressione può divenire una realtà psichica forte, in grado di colorare tutto il nostro mondo. Correlata ad uno squilibrio di alcuni neurotrasmettitori quali serotonina, dopamina e noradrenalina, la depressione porta ad alterazioni del sonno, dell’umore, del peso, sentimenti di colpa e pensieri di morte, difficoltà a concentrarsi, mancanza di energie e altro ancora.

Una delle tendenze più ricorrenti in caso di depressione è quella di chiudersi, isolarsi, colpevolizzarsi per come sono andate o vanno le cose, finendo inevitabilmente a trovarsi in una situazione progressivamente peggiore.

Riuscire invece, anche grazie ad un consulto professionale, a comprendere la gravità della situazione e, laddove sia possibile, andare a porre le basi per ristabilire un solido e salutare equilibrio di vita è uno degli obiettivi principali da porsi per evitare che questo stato mentale si cronicizzi sempre di più.

Di fronte anche a solo alcuni dei sintomi sopraelencati, laddove questi si prolunghino per un certo lasso di tempo, diventa doveroso prendersi lo spazio per valutare la propria situazione, cercando di capire meglio difficoltà e risorse.

Prima che si trasformi in uno stato della mente costante, avvisagli dell’insorgenza di una depressione andrebbero presi in seria considerazione e subito affrontati. Tristezza, malumore, conflitti interni sono solo alcuni dei segni che ci indicano l’importanza di prendere in seria considerazione i nostri stati interni prima che questi diventino un abitudine di vita consolidata e nel lungo tempo parte integrante del nostro carattere.

 

Mindfulness e depressione

Sempre più ricerche in tutto il mondo portano evidenze scientifiche di come la Mindfulness sia in grado di offrire sia un indicatore utile del livello di benessere individuale e sia uno strumento efficace per prevenire e affrontare i principali disturbi del nostro secolo.
In una recente interessante pubblicazione Dorian Lamis e Robert Dvorak hanno indagato la relazione fra Mindfulnessnon attaccamentosintomi depressivi e pensieri suicidi in un gruppo di 552 studenti. I risultati fanno riflettere. I livelli di depressione e di pensieri suicidi diminuiscono significativamente all’aumentare della capacità di Mindfulness e al non attaccamento. Ciò dimostra quanto sia importante in un ottica di prevenzione organizzare corsi o percorsi di Mindfulness che possano aiutare le persone e soprattutto i più giovani a ritrovare uno spazio di presenza consapevole nel qui e ora della propria vita.

Ritagliarsi momenti di ascolto di sé sembrerebbe essere davvero lo strumento principe per fronteggiare stress, ansia e depressione. Del resto questa semplice conclusione è intuibile se pensiamo a quanto la nostra cultura e le abitudini che in essa sono oggi così radicate ci porti a vivere sempre più proiettati verso l’esterno. In un mondo frenetico che poco ha a che fare con i bisogni reali di ciascuno di noi. Imparare ad ascoltarsi, fermare il continuo lavorio mentale che ci dice come dovremmo essere, dove dovremmo essere, cosa dovremmo fare ecc.. e riportare l’attenzione al qui e ora è ciò che può veramente aiutarci a riconoscerci, a vederci e sentirci, a volte per la prima volta.

Lamis, D. A., Dvorak, R. D., (2014) Mindfulness, Nonattachment, and Suicide Rumination in College Students: The Mediating Role of Depressive Symptoms, Mindfulness Volume 5 pp 487-496

 

Leggi anche la pagina dedicata allo Stress.
www.apa.org