Ipnosi regressiva

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Ipnosi regressiva 2017-06-10T21:23:22+00:00

Che cos’è l’ipnosi regressiva e a che cosa serve.

L’ipnosi regressiva è una particolare applicazione dell’ipnosi realizzata al fine di rievocare eventi del passato prossimo o remoto.

enrico gamba - ipnosi regressiva.

Grazie all’induzione ipnotica il nostro stato di coscienza si modifica permettendoci di aumentare la nostra attenzione e concentrazione. Diviene così estremamente più semplice ricordare eventi del passato. In alcuni casi, a seconda del soggetto e del livello di profondità raggiunto, è possibile rivivere gli eventi remoti provando nuovamente emozioni e sensazioni ad essi associati.

L’ipnosi regressiva permette quindi di andare a ricordare con facilità eventi significativi che è importante ricordare per vivere meglio il momento attuale.

Con regressione si intende semplicemente l’andare indietro, al passato. Se ricordassi che cosa ho mangiato a colazione semplicemente starei facendo una regressione. La differenza sta nel fatto che in uno stato di ipnosi è possibile ricordare anche eventi molto remoti completamente dimenticati.

 

Quanto si può andare nel passato con l’ipnosi regressiva?

Questo è un tema ampiamente discusso. Sono molti oggi gli studi e soprattutto l’esperienza di diversi clinici che hanno avuto modo di sperimentare quanto l’ipnosi regressiva possa portarci lontano.

Di sicuro l’ipnosi regressiva è uno strumento potente in grado di farci ricordare eventi molto precoci. Sono molte le persone che in uno stato di ipnosi regressiva riescono a ricordare i primi momenti di vita e ancora prima nel periodo intrauterino.

Molto interessanti a riguardo sono alcuni casi osservati in cui le persone in stato di ipnosi profonda ripresentano lo stesso funzionamento del sistema nervoso al momento della nascita, con movimenti involontari tipici dei neonati.

Negli ultimi decenni si è tuttavia posta una domanda sempre più pressante.
E’ possibile andare oltre la vita attuale durante un ipnosi regressiva?

Questa domanda apre ovviamente un discreto numero di quesiti e dubbi che comprendono in primo luogo il senso della nostra vita. Se è possibile ricordare altre vite tutta la creazione e il nostro senso in essa assume un significato molto diverso, ricco e articolato.

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Reincarnazione e vite passate nella storia ed oggi.

Il concetto di reincarnazione è in realtà molto antico e da sempre presente sia nella nostra cultura Occidentale e sia in quella Orientale.

Si ritrova in diverse religioni quali l’Induismo, il Giainismo, il Sikhismo e il Buddhismo ed è presente in diversi sottogruppi di altre religioni. Nei secoli, sono stati diversi i pensatori che lo hanno preso seriamente in considerazione: fra questi in occidente ricordiamo Pitagora, Platone, San Gregorio Nisseno, San Gerolamo e in realtà molti altri.

Pitagora ad esempio, secondo il suo biografo Diogenes Laertius (VIII, 14), sosteneva che: “l’anima attraversa il ciclo delle necessità ed è legata a differenti tempi, in differenti corpi”.

Anche in epoca contemporanea sono diversi gli studiosi che hanno cercato di trovare delle risposte soddisfacenti a quest’annoso quesito. Fra questi molto interessanti sono gli studi di Raymond A. Moody autore di “La vita Oltre la Vita” (più di 13 milioni di copie vendute) come anche quelli di Jim B. Tucker, direttore della clinica di psichiatria infantile della Virginia University e autore di Life before Life: a scientific investigation of children’s memories of previous life” (Vita prima della vita: una ricerca scientifica sui ricordi di vite precedenti dei bambini). Nel testo egli descrive 40 anni di ricerche compiute in tal senso insieme al suo predecessore, lo psichiatra Ian Stevenson su 2500 bambini. I bambini da loro intervistati provenivano da ogni angolo del pianeta e da diverse tipologie di famiglie. L’età dei bambini variava dai 2 ai 6 anni.

Una volta raccolte le testimonianze i ricercatori sono andati personalmente nei posti indicati dai bambini ad incontrare le persone di cui avevano parlato, riscontrando, a loro dire, che avevano detto la verità. Secondo la testimonianza di Jim B. Tucker, i bambini analizzati non usano mai l’espressione “vita precedente” pur descrivendo con chiarezza ciò che sarebbe loro avvenuto in passato.

Un bambino turco, per esempio, avrebbe fornito molti dettagli circa la sua famiglia passata residente nella città di Istanbul, molto lontano dal luogo dove abitava adesso, aggiungendo particolari di parenti avuti in passato, citando i loro nomi armeni assieme ai relativi indirizzi di casa. Ricordava anche i nomi della moglie e dei figli.

Altro grande impulso alla ricerca è stato dato dallo psichiatra Americano Brian Weiss, laureato alla Columbia University e a Yale, direttore per molti anni della Facoltà di Psichiatria del Mount Sinai Medical Center di Miami (Florida). Weiss, è stato fra i primi ad utilizzare “l’ipnosi regressiva alle vite precedenti”, come racconta nel suo libro “Molte vite Molti Maestri” venduto in oltre un milione di copie in tutto il mondo.

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Come lo stesso Weiss spiega in un intervista che ho avuto modo di condurre nel 2012 a New York per la rivista Energie, grazie all’ipnosi regressiva alle vite precedenti semplicemente si allarga l’arena delle possibilità.

Di seguito puoi vedere l’intervista integrale. Il video non è di elevata qualità, tuttavia i contenuti sono davvero molto interessanti.

 

 

Alla base della psicoanalisi Freudiana c’è l’intuizione di Freud e Breuer che eventi rimossi del passato traumatici continuino ad influenzare la nostra vita psichica attuale e che ricordandoli sia possibile grazie ad un processo da loro definito “catarsi”, liberare l’energia ad essi associati facendo sì che essi smettano di influenzarci. L’ipnosi regressiva alle vite precedenti semplicemente allarga il campo delle possibilità, permettendo di andare a rievocare anche episodi ancora più remoti non afferenti a questa vita ma ugualmente influenti nella nostra realtà psichica ed emotiva.

 

Suggestione o realtà?

Come tutti i nuovi campi d’indagine anche questo è stato sicuramente bersaglio di alcune critiche, come ad esempio quelle che vedono tale fenomeno come semplice frutto di immaginazione, falsi ricordi, suggestione e condizionamento.

A tal riguardo è utile a mio avviso una chiarificazione.
Ciò che viene evocato durante uno stato di ipnosi vigile come quella indotta durante l’ipnosi regressiva non sempre può essere ricondotto a ricordi verosimili come lo stesso Weiss racconta. Spesso durante questo stato di rilassamento profondo possono emergere metafore, racconti, storie, che tuttavia hanno sempre un altissimo contenuto clinico. Se ci si libera dall’idea di voler dimostrare o meno l’idea di altre vite e si raccoglie il materiale emerso dall’inconscio del paziente, questo ha di per sé un valore davvero notevole all’interno di un percorso di psicoterapia.

A ragion del vero va detto che diversi fenomeni fanno comunque pensare ragionevolmente che alcuni ricordino effettivamente vite passate. Fra questi ad esempio il ricordo di eventi storici facilmente documentabili e difficilmente alla portata di chi è sottoposto al trattamento ipnotico o l’utilizzo di lingue non conosciute (xenoglossia) durante lo stato di ipnosi regressiva.

Un’altra critica rivolta a tale metodologia è che nell’induzione ipnotica potrebbero anche essere indotti i ricordi. In genere tuttavia queste critiche scompaiono da sé nel momento in cui si assiste effettivamente ad un’induzione ipnotica regressiva. Durante il procedimento infatti non si fa riferimento a situazioni o oggetti specifici poi rievocati e, soprattutto, utilizzando sempre lo stesso tipo di induzione nelle diverse sedute non si spiegherebbe come mai i ricordi siano poi sempre ricchi e diversi.

In ogni caso, benché le prove scientifiche a conferma della reincarnazione e la loro diffusione siano ancora ad uno stato embrionale, tale insegnamento, come detto, ha una storia molto antica che affonda le sue radici nei più antichi testi sacri che l’uomo ha tramandato, rappresentando una conoscenza essenziale per comprendere il più ampio disegno in cui ciascuno di noi può essere inserito.

 

Finalità dell’ipnosi regressiva alle vite precedenti.

Ricordare il passato serve quindi per curare il presente, per consentire all’inconscio di fare emergere quell’esperienze che, una volta comprese, permettono al paziente di guarire.

L’obiettivo per una vita serena è di certo quello di vivere con intensità e presenza consapevole il momento attuale, tuttavia ciò che spesso accade è che alcune esperienze del passato ci impediscano di vivere al massimo il presente, relegandoci all’interno di paure o sofferenze antiche di cui a volte non riusciamo a trovare l’origine. Questo è ad esempio il caso delle fobie, ma anche di paure più quotidiane come quella di cambiare lavoro o di mettere su famiglia.

Nella maggior parte dei casi una buona psicoterapia è più che sufficiente in questi casi, tuttavia a volte è possibile che eventi del passato remoto siano responsabili a nostra insaputa di tali paure o difficoltà.

Ricordare questi eventi originari ha in genere il potere di togliere ad essi energia, facendo si che i loro effetti nella nostra psiche inizino ad attenuarsi.

Credendo poi alle vite passate, l’effetto di guarigione è sicuramente rinforzato dalla presa di consapevolezza che viviamo tante vite, che siamo già stati e che saremo e he quindi molte delle paure che ci attanagliano non hanno più motivo di essere.

Ricordare altre vite fa comprendere quanto ciascuna esistenza sia collegata alle altre e abbia un senso specifico per la nostra evoluzione. Può quindi capitare di ricordare vite in cui ci siamo trovati ad affrontare problemi analoghi a quelli sperimentati nella vita attuale o in cui abbiamo appreso lezioni utili da ricordare in questa vita per vivere sempre meglio.

In ogni caso anche non credendo affatto alla possibilità di altre vite, in genere anche se ritenuta solo una metafora quanto evocato ha un potente effetto catartico, andando a far rilasciare emozioni sopite causa della sofferenza attuale. Il nostro cervello di fatto vive o rivive delle storie che parlano di noi, della nostra anima, dei nostri bisogni e vissuti più profondi. Questo già di per sé ha un notevole effetto nella nostra vita.

 

Controindicazioni per l’utilizzo dell’ipnosi regressiva.

Le principali controindicazioni sono riferite alla condizione clinica del paziente. L’ipnosi regressiva non va utilizzata nel caso di pazienti psichiatrici con disturbo borderline di personalità o schizofrenici o in generale nei casi in cui la fragilità dell’Io rischierebbe semplicemente di destabilizzare il paziente. Anche nei casi depressione maggiore è preferibile utilizzare questo tipo di pratica solo dopo aver superato la fase più acuta. Altre controindicazioni riguardano per lo più la tecnica induttiva e nello specifico quella ultrarapida.

In generale tuttavia non sono documentate altre controindicazioni.

 

Carroll RT (2003),The Skeptic’s Dictionary: a collection of strange beliefs, amusing deceptions, and dangerous delusions, New York: Wiley. pp. 276-7
Cordòn LA (2005),Popular psychology: an encyclopedia Westport, Conn: Greenwood Press, pp. 183-5
Moody, R., A., (1975) La vita oltre la vita. Oscar Mondadori
Weiss, B., (1988) Molte vite Molti Maestri. Oscar Mondadori
Tucker, J., B., (2005) Life Before Life. St. Martin’s Griffin New York

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